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Mobutu e l’authenticité

Personaggio affascinante della storia africana. Controverso, uomo forte e spietato che suscita sentimenti di odio e amore da parte dei congolesi. Mobutu è l’artefice dell’ ideale di authenticité e zairizzazione.

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di Abril K. Muvumbi

E’ ormai risaputo che l’amministrazione belga in Congo ha procurato danni irreversibili al paese e alla popolazione e che il processo di decolonizzazione è stato forse uno dei più difficili nel continente africano. A differenza di Francia e Gran Bretagna che avevano già messo in atto politiche di transizione dall’amministrazione coloniale al processo di indipendenza, il Belgio si è trovato impreparato. Non c’era una vera e propria classe politica preparata, non si erano mai svolte elezioni, non c’era nessun tipo collaborazione tra l’amministrazione coloniale e gli intellettuali locali.

Addirittura alcuni intellettuali belgi auspicavano di concedere l’indipendenza negli anni ‘80. Nonostante ciò, gli anni ‘60 sono stati fondamentali anche per il Congo, oltre che per quasi tutto il continente africano, e le rivendicazioni di indipendenza sono stati così insistenti che il Belgio si è trovato costretto a cedere. Il Congo otterrà l’indipendenza il 30 Giugno 1960. Alle prime elezioni democratiche che si terranno vincerà il partito ABAKO (Association des Bakongo), il cui presidente era, che diventerà primo presidente del Congo indipendente, Joseph Kasa-Vubu.

Lumumba e Mobutu

Come Primo Ministro sarà eletto il celebre leader indipendentista Patrice Lumumba. Indipendenza però non significa certo pace. I cinque anni di presidenza saranno dominati da grande instabilità: continui conflitti politici e civili, l’assassinio di Lumumba e la secessione del Katanga. Dopo Lumumba, il Congo in cinque anni vedrà altri sei governi diversi con cinque primi ministri diversi. Questa situazione però non è sostenibile e non è accettata da tutti, tanto meno a livello internazionale considerando i forti interessi che si hanno per il ricco sottosuolo.

Il regime di Mobutu

Mobutu e Reagan

Joseph-Désiré Mobutu è tra quelli che non accettano l’instabilità del paese. Mobutu, in passato militare nell’esercito coloniale e poi giornalista. Ebbe l’occasione di conoscere Lumumba a Bruxelles, dove si era recato per un congresso di giornalisti, ma nello stesso periodo si tenevano anche le negoziazioni per l’indipendenza del Congo. Si avvicinò a Lumumba, rendendosi disponibile e diventando poi suo segretario.

A seguito dell’indipendenza, Mobutu venne nominato Capo di Stato Maggiore dell’Armata Nazionale Congolese. Il primo scontro è tra il Presidente Kasa-Vubu e il Primo Ministro Lumumba, causato principalmente dalla richiesta di aiuto all’URSS da parte di Lumumba per riuscire a gestire la situazione nel sud del paese contro la volontà di Kasa-Vubu che invece non sopportava la presenza sovietica nel paese. Entrambi i leader si destituirono a vicenda, Mobutu così prese in mano la situazione, lasciò formalmente il presidente al suo ruolo, ma fece arrestare Lumumba per le sue simpatie sovietiche. Questo portò poi alla morte di Lumumba, che prima tentò di istituire un suo governo in Kisangani venne poi preso ed ucciso in Katanga.

“Un seul chef, Un seul parti, Une seule nation”

Nel 1965, si verificò un altro stallo di Governo. Mobutu, decise ufficialmente di destituire il Presidente Kasa-Vubu e proclamarsi presidente per i successivi cinque anni. Fu ungolpe silenzioso e non violento, dato dall’incapacità della classe politica. Così comincia il regime di Mobutu che durerà dal 1965 al 1997. Un regime ed un uomo, che nonostante tutto, furono assolutamente appoggiati dalle potenze occidentali, in particolare da Stati Uniti, Francia e Belgio.

Authenticite e zairizzazione

Mobutu era considerato la personificazione di “capo africano”. Padre della nazione, colui che salvò il paese dall’incapacità della classe politica a mantenere unità nazionale e pace. Sicuramente personaggio eccentrico e particolare che ha saputo usare bene l’astuzia e la furbizia in un periodo molto delicato a livello internazionale. L’idea fondamentale stava nel creare un nuovo paese che chiudesse definitivamente con il suo passato coloniale. Doveva cambiare tutto, dal nome del Paese, al nome delle città, delle persone e il suo stesso nome. Tutto questo faceva parte concetto di “zairizzazione” e ritorno all’autenticità.

Il Congo venne rinominato Zaire, lui passò dall’essere Joseph-Désiré ad essere Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga (tradotto “Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”). I nomi che l’amministrazione coloniale aveva dato alla città vennero cambiati: Leopoldville, divenne Kinshasa (la capitale), Elisabethville divenne Lubumbashi, Stanleyville divenne Kisangani. Anche i nomi cristiani furono aboliti. I cittadini delle Zaire dovevano avere nomi locali. A tutto questo, che fa parte più della sfera culturale, si accompagna anche l’idea di una nazionalizzazione delle imprese del paese. L’economia doveva essere gestita dal paese e la moneta doveva essere quella locale.

Le misure economiche nazionaliste non ebbero vita lingua, la corruzione era troppa e le politiche intraprese non furono per nulla efficaci. Mobutu era l’uomo solo al comando: era Capo dello Stato, Capo del Governo, Capo delle forze armate e della polizia, Ministro degli esteri e deteneva il potere di nomina dei giudici, governatori locali e capi dipartimento. Un uomo solo per mantenere unito il popolo.
Chiaramente era un’idea molto diffusa in tutto il continente. Perché? Perché i partiti erano creati soprattutto su base etnica. Gli scontri politici si trasformavano inevitabilmente in conflitti civili e questo porta instabilità e divisione all’interno del paese.

Mobutu come tutti gli altri presidenti di quell’epoca manipolava e sfruttava in suo favore la questione etnica per mantenere il controllo. Chi era contro di lui, era contro il paese e quindi scomodo. Inevitabilmente a seguito della caduta dell’Unione Sovietica e quindi della fine della Guerra Fredda le cose cambiarono. La comunità internazionale non poteva più tollerare che nel mondo ci fossero ancora dittature di questo tipo e in particolare gli Stati Uniti non potevano più permettersi di appoggiarlo. Gli anni ‘90 furono il declino del suo regime fino alla sua morte nel 1997, portando poi i Kabila al potere.

Realtà e tempi moderni

Secretary of Defense Caspar W. Weinberger meets with President Mobutu of Zaire in his Pentagon office, Room 3E880.

Ognuno di noi può pensare che in fondo non ci fosse nulla di sbagliato nelle idee di Mobutu, e infatti è così. Quale paese indipendente vorrebbe continuità con il passato coloniale? Sicuramente le idee di base non penso siano contestabili, ma il problema è: ha fatto veramente ciò che ha detto o faceva tutto parte del “culto della personalità”? Bisogna guardare quel personaggio in maniera obiettiva, perché la rivisitazione del suo regime e il fanatismo che può creare, possono risultare pericolosi.

Ora in tempi moderni, una nuova generazione di congolesi soprattutto appartenenti alla diaspora provano un senso di nostalgia per qualcosa che in realtà non si è mai realizzato. Mobutu era senza dubbio un uomo forte, ma non si possono dimenticare i crimini, la corruzione e l’accumulo di ricchezza a discapito del paese. Ovviamente, chi a quei tempi beneficiava di benefit non può parlar male, ma sta di fatto che fu un dittatore non tanto diverso dagli altri. Rimaniamo affascinati dalle sue parole e dalla voce autorevole e autoritaria che finalmente si imponeva in Africa, ma la Storia dell’Africa insegna che chi è realmente scomodo viene eliminato.

La Repubblica Democratica del Congo continua ad affrontare grandi instabilità. In particolare nelle regioni dell’Est, i cittadini Katanghesi ancora non si sentono pienamente parte di una unità nazionale e sognano una secessione. La zairizzazione ha dato identità, ha permesso di riscoprire la propria africanità, ma non è stata totalmente in grado di unire il paese.

Nè il Grande Leopardo, nè i suoi successori sono riusciti nell’impresa.

E quindi vi lascio con questa domanda: è forse la forzata unità nazionale, senza tener conto delle diversità e specificità delle popolazioni a far male al Paese?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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