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Cultura

In corsa con Hillary

“In corsa con Hillary. Dieci anni, due campagne elettorali e il soffitto di cristallo ancora intatto”, libro della giornalista Amy Chozick edito da HarperCollins, è la storia di un sodalizio tra due donne e la ricostruzione della campagna della Clinton nel lontano 2016 che si trasformò in una disfatta.

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Nella vita di ogni appassionato di politica ci sono degli eventi che si legano indissolubilmente alle nostre esistenze, diventandone strettamente parte, ben oltre la portata che esso ha sul resto del mondo: calendari scanditi dall’avvicendarsi dei governi, con lo scorrere incessante delle campagne elettorali che si sovrappone e sovrasta quello dei mesi e degli anni.

Certo è che se il tuo nome è Amy Chozick e il tuo mestiere è quello di giornalista, e non una giornalista qualunque, ma quella precisamente deputata dal The New York Times a seguire la campagna elettorale della senatrice Hillary Clinton alle primarie del Partito Democratico del 2008, allora hai un motivo in più per vivere in simbiosi con la politica.

Dopo le primarie che hanno visto l’affermazione di Barack Obama, nonostante la Clinton abbia conseguito il più alto numero di suffragi popolari nella storia delle primarie americane, toccando quasi quota diciotto milioni, le strade di Amy Chozick e della senatrice democratica non si sono più separate.

Hillary Clinton e Amy Chozick

In corsa con Hillary. Dieci anni, due campagne elettorali e il soffitto di cristallo ancora intatto”, edito da HarperCollins, è la storia di questo sodalizio tra due donne, la ricostruzione di una corsa, soprattutto quella del 2016, che sembra dover essere trionfale ma si trasforma improvvisamente in una rincorsa e poi, nell’arco di poche ore in quella notte in cui contro ogni sondaggio Donald Trump trionfò alla Casa bianca, in una disfatta. La rottura del soffitto di cristallo, quel glass cieling che fino a ora ha sempre impedito a una donna di raggiungere la carica più alta della più grande potenza mondiale, sembrava destinato a essere infranto e invece è ancora lì.

Le ambizioni professionali della senatrice democratica e della giornalista texana vanno di pari passo, e l’abilità di Amy Chozick è quella di raccontare questo binario riuscendo a renderlo un’autostrada a infinite corsie in cui il lettore riesce a sentirsi coinvolto nelle difficoltà incontrate nella scalata da un lato alla politica e dall’altro al giornalismo americani.

Quella di Amy Chozick non è una fredda cronaca né tanto meno un cronistoria asettico: il libro si spiega come una serie di racconti, di aneddoti, di situazioni a tratti umoristiche, riuscendo a far scorrere le oltre quattrocento pagine in poche ore. Il lettore si trova così a vorticare tra i dettagli che non sono emersi nelle testate giornalistiche, voci di gossip sulla campagna elettorale e sulla candidata stessa e situazioni rese celebri dai vari reportage, senza tuttavia far mancare le necessarie stoccate alla candidata.

Non è una celebrazione della Clinton

Non è infatti un panegirico o una celebrazione della Clinton, e sarebbe risultato quanto meno singolare, data la sconfitta della stessa: l’autrice scrive infatti nel libro che Hillary Clinton non aveva una visione precisa e specifica della sua presidenza:

L’analogia storica più calzante è quella con Edward M. Kennedy, un favorito prima delle elezioni 1980, ridotto in stato confusionale quando Roger Mudd di CBS News gli aveva chiesto: «Perché vuole essere presidente?»”

e che si è rifiutata di consentire alla stampa un accesso ragionevole alla sua campagna, ricevendo così una narrazione da parte dei giornalisti ancor peggiore di quella che avrebbe effettivamente meritato, e non riuscendo così a conquistare le simpatie e di conseguenza i favori di una popolazione che ancor prima di essere un elettorato è un pubblico (“Competenza, preparazione, linee programmatiche. Termini da élite. Saltò fuori che un sacco di gente voleva solo far saltare tutto”): non può essere sottovalutato il dettaglio della macchina della Clinton, che stando alle parole dell’autrice ha intimidito e terrorizzato chiunque si mettesse sulla sua strada.

La scelta poi di Amy Chozick di assumere un fact-checker professionista, come da lei sottolineato nelle note dell’autrice, la pone di fatto ben prima di molti autori di libri di saggistica: quella della Chozick è una testimonianza determinante per la comprensione della sconfitta della candidata democratica, e il tutto soltanto se si guarda al lato politico del libro.

Può infatti sembrare assurdo a chi approcci alla lettura di questo volume con occhio pregiudizievole, ma pur avendo il suo fulcro nella figura di Hillary Clinton il libro di Amy Chozick può tranquillamente essere letto anche da chi non ha una ferrata preparazione politica, o addirittura da chi se ne disinteressi: anche escludendo le vicende della candidata democratica, resta comunque quello che si può inquadrare in una sorta di piacevolissimo romanzo di formazione dell’età adulta, dotato di umorismo e profondità emotiva, la cui protagonista è la narratrice e autrice stessa. Un libro da leggere assolutamente, per non sentirsi dire da Amy Chozick ciò che ha detto della “sua” Hillary Clinton:

“Eh, rimpianti. Avrebbe dovuto, potuto, voluto. Non l’ha fatto.”

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