Connect with us

Cronaca

Expensive Italy: quanto costa tornare a casa?

I nostri connazionali sono da quattro giorni intrappolati in Gran Bretagna, senza nessuna certezza sul come rientrare e senza alcuna garanzia e la compagnia di bandiera nazionale, Alitalia, ha messo in vendita dei biglietti a 600€.

Published

on

“Il problema più grosso risiede nel tampone obbligatorio prima del volo di rientro. Non solo costa una cifra astronomicaracconta Sonia, una delle passeggere che ha parlato con noi in queste ore – ma in più deve essere fatto quasi sempre il giorno prima del volo, con il rischio che dopo averlo pagato e fatto ti cancellino la tratta”.

Continua l’epopea degli italiani fermi in Gran Bretagna, molti bloccati al momento dell’imbarco altri avvisati dello slittamento nelle ore subito precedenti al volo. I fatti hanno avuto inizio lo scorso 20 dicembre, quando il Ministro della Sanità Roberto Speranza ha bloccato tutti i collegamenti con l’Inghilterra per via dell’allarme legato ad una forma nuova di Covid-19. Decisione repentina, arrivata grazie anche all’esperienza dei mesi scorsi in cui era stata adottata la stessa misura prima nei confronti dei traffici verso oriente, per poi estenderla al resto d’Europa.

Oggi sono tantissimi i nostri connazionali che hanno necessità di tornare in Italia, che sia per lavoro, salute o motivi di famiglia, oltre al non sottovalutabile aspetto legato ad un soggiorno extra in un paese straniero interamente a proprie spese. Sonia nella sua testimonianza sottolinea come per lei, giovane, il confronto con utenza straniera sia facile ma “Ci sono signori di 50/60 anni che non hanno padronanza della lingua e fanno fatica – racconta – Ci stanno obbligando a fare questi tamponi a spese nostro e se ci cancellano i voli sono presi e buttati. Mi chiedo, non basta un tampone e 14 giorni di quarantena?”. Sono tantissime le storie che ci sono arrivate in queste ore, come quella di Michele che ci scrive di sua moglie, incinta di 31 settimane, e bloccata a Londra.

Un racconto molto dettagliato arriva da Viola e Chiara, due studentesse Erasmus di rientro (definitivo) in patria. Loro si sono viste cancellare due voli, uno con preavviso di un’ora, e come se non bastasse sono state quasi ignorate al loro arrivo in consolato.  “Abbiamo prenotato tre voli, poi speso 150£ per il tampone e siamo fortunate per non essere state costrette ancora a prenotare Alitalia – racconta Viola – non abbiamo avuto alcun aiuto da parte dello stato, e l’ordinanza ci ha lasciato nelle mani delle compagnie aeree. Possono spostare i voli, alzare i prezzi o abbassare i prezzi”. Le partenze non sono però un problema che riguarda solo Londra, ovviamente.

Fila per il tampone alle 13:00 di oggi

Raccogliamo le parole di Ida da Bristol, “Non ci hanno dato nessuna comunicazione per il rientro ancora più abbandonati di prima. È solo uscito un comunicato nel quale dicevano che i voli erano riaperti che potevano viaggiare solo i residenti e con obbligo di tampone alla partenza e al rientro entro le 48 ore – scrive disperata. Noi abbiamo prenotato un altro volo Ryanair per il 29 ma non abbiamo notizie certe. I voli Alitalia costano un botto noi siamo in due, e quindi due biglietti, due tamponi, bus per Bristol che ho già cambiato e quindi questa volta andrà perso se non partiamo. Nessuno ci dice nulla di certo. Abbiamo già perso tanti soldi. Noi saremmo dovuti rientrare oggi. Per favore aiutateci a rientrare senza discriminazioni. Non tutti erano qui per fare spese a Regent street”.

Ci si domanda ora a che punto sia l’intervento della nostra amministrazione. I connazionali sono da quattro giorni intrappolati in Gran Bretagna, senza nessuna certezza sul come rientrare e senza alcuna garanzia. La compagnia di bandiera nazionale, Alitalia, ha messo in vendita dei biglietti a 600€. Un prezzo aumentato quasi sei volte rispetto a chi aveva prenotato la tratta tempo fa. Una notizia singolare, quasi allarmante, se consideriamo che Alitalia oggi è proprietà dello stato.

E se si tratta di rotte commerciali, prevalgano considerazioni di mercato e dunque una ferma posizione sui prezzi. Posizione che in questa fase azzarderemmo definire ampiamente speculativa. Se invece si trattasse di viaggi straordinari per gestire un rimpatrio di emergenza, il costo potrebbe e dovrebbe essere a carico della Farnesina, cioè del governo italiano. O per lo meno, se questo risulta un aggravio eccessivo per le casse notoriamente in salute di Alitalia, si sarebbe potuto provvedere a prezzi calmierati per permettere a tutti il rimpatrio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Trending