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Il genocidio del Ruanda, tra realtà e Netflix

Uno degli eventi che verrà sempre ricordato come emblematica rappresentazione dell’eredità coloniale in Africa, è il genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994.

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Nella Storia dell’Umanità uno degli eventi che verrà sempre ricordato come emblematica rappresentazione dell’eredità coloniale in Africa, è il genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994.
Settimane di sangue, precedute da anni di propaganda. Netflix ha co-prodotto insieme a BBC Two la mini-serie Black Earth Rising, trasmessa nel 2018 solo nel Regno Unito e resa disponibile a livello internazionale su Netflix dal 2019. La serie riprende i fatti storici del genocidio attraverso gli occhi di una sopravvissuta. In questo articolo vi parlerò dei fatti realmente accaduti e di quando in realtà la serie, con piccole revisioni storiche, ha sollevato una problematica tuttora attuale. 

“In the next three days there will be a little something here in Kigali, and also on April 7 and 8 you will hear the sound of bullets or grenades exploding.”

annuncio del rtlm, il 3 aprile 1994.  la Radio Télévision Libre des Mille Collines è stata una stazione radio del Ruanda, in onda dall’8 luglio 1993 al 31 luglio 1994, che ha svolto un ruolo significativo nel genocidio ruandese dell’aprile-luglio 1994, avendo istigato all’odio razziale contro i tutsi e avendo dato il segnale di inizio al massacro.

Le cause del genocidio

E’ ormai universalmente risaputo che il conflitto etnico era essenziale tra gli Hutu e i Tutsi.
Il 6 Aprile 1994 il Presidente Habyarimana (di etnia Hutu) è vittima di un incidente aereo. Habyarimana era nel mezzo di una negoziazione di pace e riconciliazione tra le due popolazioni. Pace sancita con gli Accordi di Arusha. Chi ha ucciso il Presidente? Le ipotesi sono due: il fronte della popolazione Tutsi o addirittura gli stessi Hutu, più radicali contrari agli Accordi. Nessuno lo sa con precisione, ma sta il fatto che quello è l’inizio del Genocidio.

La rivalità tra Hutu e Tutsi nasce nel periodo di amministrazione coloniale, prima tedesca e poi belga. Inizialmente sul territorio Ruandese vivevano pacificamente tre etnie: Hutu, Tutsi e Twa. Gli Hutu hanno sempre ricoperto la maggioranza della popolazione, ma gli europei hanno voluto identificare come “razza” superiore i Tutsi, dando spiegazioni pseudo-scientifiche, addirittura rifacendosi a miti biblici. Come avveniva in tutti gli altri territori africani conquistati, per mantenere il controllo era necessario suddividere la popolazione e scegliere una etnia che potesse dominare sugli altri. Questa condizione è durata praticamente dalla fine del 1800 fino alla metà del 1900. Gli anni ‘50 del ‘900 sono fondamentali per tutto il continente perché le proteste e le rivendicazioni di indipendenza diventano sempre più accese.

In Ruanda, la popolazione Hutu rivendicava sia l’indipendenza dal sistema coloniale, sia dall’ élite Tutsi. Si costituiscono così dei movimenti, che diventeranno poi partiti politici. PARMEHUTU, Movimenti di Emancipazione Hutu sarà il punto di riferimento per la popolazione Hutu. Bisogna tenere conto del fatto che verso questi anni, anche gli europei avevano cominciato ad aprirsi di più al fronte degli Hutu essendo loro la maggioranza sul territorio. Il tutto porta alle prime elezioni legislative nel 1961, dove PARMEHUTU vincerà con il 78% dei voti. Questo significa che ad indipendenza ottenuta, l’assetto politico-sociale del paese sarà completamente ribaltato e i Tutsi, a seguito delle continue minacce e ostilità, sono costretti a fuggire nei paesi limitrofi. 

Il genocidio

I problemi però non finiscono qui. Ora che la situazione è stata ribaltata, gli Hutu sentono di avere abbastanza potere per opprimere i Tutsi. Inoltre, c’era anche da risolvere la questione dei Tutsi della diaspora che chiedevano di essere riconosciuti come cittadini ruandesi. Insomma, il sistema coloniale aveva creato tensioni e spaccature non facilmente ricucibili. Gli Hutu volevano il totale controllo del paese legittimati dal fatto di essere la maggioranza.

I Tutsi erano considerati come stranieri, oppressori e dovevano trovare la propria casa altrove. I media, come Radio Télévision Libre des Mille Collines, negli anni giocheranno un ruolo fondamentale nell’ amplificare i sentimenti di odio. Gli Interhamwe (tuttora esistenti) erano una milizia Hutu che si preparava per avviare l’operazione di sterminio. Dall’altra parte invece era presente l’RPF, il Fronte Patriottico Rwandese.

E’ necessario sottolineare che gli Hutu erano riconosciuti a livello internazionale. La Francia in particolare fornirà ingenti aiuti al Governo, anche durante il Genocidio. In un periodo di tredici settimane dopo l’assassinio di Habyarimana, si stima che fino il 75 per cento della popolazione tutsi, più di 700.000 persone, sia stata uccisa. Si stima che da 75.000 a 150.000 persone abbiano partecipato a questi crimini contro l’umanità.

L’unità nazionale

Paul Kagame (odierno Presidente ruandese) e l’RPF prenderanno il potere a Luglio dello stesso anno. RPF ha il controllo del paese dal 1994 e Kagame è presidente dal 2000.  Il grande compito dopo questo tragico evento è riformare la nazione e i cittadini. Tutte le politiche attuate avranno come principio fondamentale la riconciliazione tra Hutu e Tutsi, eliminando tutte le attività che minano l’unità nazionale. Addirittura il lessico deve essere consone alla creazione di un nuovo Ruanda unito.


Tutto questo, detto così sembra molto nobile e giusto, ma è chiaro che nella realtà si sono verificate grandi ingiustizie nei confronti degli Hutu. E’ necessario sottolineare che non tutti gli Hutu erano d’accordo con le idee estremiste e radicali e che anche molti di loro sono morti per aver aiutato i Tutsi. E’ ovvio che Hutu e Tutsi si sposavano tra loro e avevano figli, quindi non erano due categorie sociali monolitiche. Dalla propaganda post genocidio tutto questo però viene omesso. Anche tanti Hutu sono stati vittime del genocidio, ma questo non si può dire. La questione rimane ancora molto complicata. E come sempre, quando si invoca l’unità nazionale, una cosa essenziale che viene sistematica eliminata è la democrazia.

Black Earth Rising

Dati i punti fondamentali dei fatti storici realmente accaduti, passiamo alla nostra miniserie che consiglio vivamente di guardare. Avviso che se non vi è ancora stato possibile vederla, qui troverete un’analisi che condurrà allo spoiler finale. Allora, come vi ho detto precedentemente la serie riprende i fatti del genocidio secondo gli occhi di una sopravvissuto. La sopravvissuta in questione è l’investigatrice Kate Ashby, interpretata dall’attrice Michaela Coel. Kate è stata adottata da Eve Ashby, una rinomata avvocatessa inglese specializzata in crimini di guerra, che ai tempi del genocidio si trovava in Ruanda a lavorare.

Le vicende ruotano intorno alla decisione della Corte Penale Internazionale di perseguire per crimini contro l’Umanità un noto generale Tutsi considerato eroe nazionale. Il caso viene affidato proprio ad Eve Ashby. Non scriverò la trama completa della serie perché voglio darvi la possibilità di vederla. Black Earth Rising è riuscita a far comprendere la tragedia nazionale, con tutte le sue questioni, la continua presenza Europea negli affari ruandesi e l’eredità coloniale. Tutto questo è accompagnato dal trauma personale di Kate che non è mai andata troppo in profondità, ma ora è costretta a riscoprire chi è e ritrovare la sua identità. La serie è geniale anche nell’affrontare la questione della propaganda basata sull’unità nazionale a discapito della democrazia. Il presidente nel film è rappresentato da una donna, Bibi Mundanzi.

L’ originalità, a parere mio, sta nel rapporto tra Kate e Florence Karamera, un giovane ruandese di etnia Hutu che sente dentro di sè sente la grande colpa e il dovere di proteggere Kate. Seppure anche lui bambino al tempo del genocidio, si sente colpevole e la responsabile. Kate che per tutto il corso della serie prova disprezzo ed odio profondo verso la popolazione Hutu per le atrocità commesse nei confronti dei Tutsi, non ha idea di essere in realtà anche lei Hutu, realtà che scopre solo alla fine.

E qui infine trovo la genialità. Il tragico evento del genocidio deve essere ridiscusso e ripreso su molti aspetti e pochi prima avevano affrontato la relazione tra Hutu e Tutsi ai giorni d’oggi. Questo è un finale che fa decisamente comprendere come entrambe le etnie siano vittime di costruzioni sociali coloniali razziste, tema che invece a livello sia nazionale che internazionale non si vuole affrontare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata in provincia di Bologna l' 11/08/1997. Originaria della Repubblica Democratica del Congo e dello Zambia. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna. Nel 2018 ho lavorato in Parlamento Europeo a Bruxelles nell'intergruppo ARDI (Anti-Racism and Diversity Intergroup) dedicandomi al tema dell'Afrofobia in Europa. I miei articoli saranno dedicati alla Storia e alla Politica dei paesi africani, i rapporti tra l'Africa e l'Europa nel tempo e tutto ciò che riguarda gli afrodiscendenti nel mondo.

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