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Politica

Sergio Mattarella, un presidente europeista al timone del nostro Paese

Un interessante articolo del quotidiano spagnolo El Pais fa titola “Sergio Mattarella, un presidente solo en la tormenta” ricordando il suo mandato esemplare che si concluderà il prossimo anno.

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Il Presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato, riconosciuta dalla Costituzione nel Titolo II (artt. da 83 a 91), che, infatti, prevede per questa figura un mandato di sette anni (di durata maggiore di qualunque altra istituzione). Rappresenta l’unità nazionale e deve essere garante della Costituzione e della Democrazia. Figura cardine nelle crisi dell’esecutivo, si occupa delle consultazioni per una nuova maggioranza e in extremis scioglie le camere ed indice elezioni; non permette, insomma, colpi di mano preoccupandosi dell’adeguato andamento democratico della nostra politica.

È, aldilà di alcune idee che ogni tanto emergono, figura imprescindibile per il nostro Paese.

Un interessante articolo del quotidiano spagnolo El Pais di qualche giorno fa titola “Sergio Mattarella, un presidente solo en la tormenta”. Ricorda i momenti difficili, dal punto di vista istituzionale, che ha dovuto affrontare il Presidente, a partire dalla sua elezione nel 2015. Per primo le dimissioni di Renzi nel dicembre 2016 – che, il quotidiano, dice essere finalizzate a nuove elezioni per riacquisire con più forza la presidenza del consiglio – gestite dal Quirinale con la nomina di Gentiloni, perché Mattarella è “poco amigo de movimientos personalistas de palacio”.

Poi il rifiuto della nomina di Paolo Savona a ministro dell’economia, perché chiaramente antieuropeista. Difatti si ricorda che l’esecutivo giallo-verde era formato all’inizio dal Movimento 5 Stelle, che voleva uscire dall’Euro, e dalla Lega, che voleva uscire dall’Unione Europea, ma “Mattarella logró contener esa deriva”.

Secondo la Costituzione il suo potere è molto rilevante: può sciogliere le camere e nominare il presidente del Consiglio e i ministri. Il Presidente, però, non vuole allontanarsi dalla volontà dei cittadini. Lo ha dimostrato dopo le elezioni del 2018, cercando al Quirinale di mediare tra le parti, con le consultazioni che hanno portato ad un governo di coalizione, per fare in modo di non istituire un governo tecnico.

Non vuole, inoltre, che il mezzo delle elezioni diventi una prassi quasi annuale utilizzando tutti i mezzi costituzionali per non fare subire strappi governativi al Paese. Governi sempre diversi, infatti, significano frammentazione legislativa, con piani progettuali che non possono mai svilupparsi e poca credibilità nella diplomazia internazionale, che si trova ad interloquire con presidenti del consiglio sempre differenti. Una delle ultime personalità pienamente politiche nel nostro paese che, nonostante il mare di nebbia che ci aspetta in questo 2021, è stato capace di dare parole di conforto e fiducia nel suo discorso all’ultimo dell’anno.

Tra i vari argomenti, l’importanza di vaccinarsi, che definisce “un dovere”, assicurando che lo farà anche lui, ma solo quando sarà il suo turno. Poi, in pochissime parole, la sua posizione (velata) sulle attuali diatribe nell’esecutivo: “Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori”. Non abbandonerà la sua linea, prima delle contese di poltrona, Mattarella mette il benessere dello Stato, della nostra Democrazia. El Pais conclude il suo articolo definendo quello di Mattarella un “mandato esemplare”, perché “La sua figura rappresenta oggi la riserva di un profilo e di un personaggio politico in estinzione per occupare un posto silenzioso e decisivo come il Quirinale.

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