Connect with us

Cittadini

Lo specchio vuoto

Il dolore è la chiave che apre la porta del vuoto, sigillata per molti anni a causa della paura per il nulla.

Published

on

Il vuoto, un luogo dove l’ego non sa stare perché esso non riesce a rimanere con sé stesso nell’ignoto in quanto entità mentale sempre in cerca di controllo. Siamo un po’ come il suo burattino e quando lasciamo che sia lui il burattinaio ecco che perdiamo il contatto con il nostro corpo e come conseguenza avviene una perdita di consapevolezza. Invece quando questo ego non viene soddisfatto vi è la sensazione del vuoto come mancanza: una sensazione scomoda che esso non può accettare in quanto lo rende impotente davanti ogni struttura mentale.   

Il vuoto perciò è una sensazione di inerzia che provoca un forte smarrimento. Emotivamente il primo sentimento è il dolore poi, per l’appunto, la dispersione perché lì la mente si spegne e il controllo compulsivo svanisce. È la mente che ci spinge a crearci delle mappe note e abituali che portano alla stagnazione. Quando si apre la sensazione del vuoto come mancanza, ci apriamo alla consapevolezza: sensazione sempre presente ma continuamente evitata dall’ego.

Perché non accettiamo questo stato?

Immergersi nell’ignoto destabilizza però dobbiamo sempre ricordare che a volte bisogna perdersi per ritrovarsi. Quando siamo vittime dell’abitudine sfuggiamo inconsapevolmente a questo vuoto. Ma la vera domanda è: come si è creata questa  difficoltà nell’abitarlo? Innanzitutto lo stato abituale è a suo modo un meccanismo di difesa che si attiva per sfuggire da ciò. Ma la fatica ad abitarlo nasce da un forte terrore per la sensazione di annichilamento. Anche se in realtà, quando siamo fuori dalla nostra mente:Da tale vuoto assoluto… sboccia meravigliosamente l’azione.

Il buco che si crea indica tutto ciò che abbiamo perso, ogni parte di cui non siamo più consapevoli. Così questa mancanza provoca uno stato di deficienza. Ciò che si è perso è la vera essenza. Un buco quindi non è altro che una mancanza proveniente dalla lacerazione dell’essenza. Può essere una mancanza di amore, di apprezzamento, di forza, volontà, chiarezza, contatto, piacere ecc.. Queste fra l’altro sono tutte le qualità dell’essenza.

Tutti abbiamo dei buchi e la maggior parte delle volte derivano da una sensazione inconscia mascherata dai desideri. I desideri sono sempre rivolti all’esterno e sono un riflesso di ciò che ci circonda. In realtà i desideri rispecchiano tutte le cose che non riusciamo a soddisfare e che di conseguenza, creano dei grossi vuoti. 

L’origine

Tali vuoti si producono in età prematura dopo esperienze traumatiche (specialmente con i genitori) o per i conflitti con l’ambiente. Queste lacerazioni hanno tagliato fuori una parte di noi che ha creato un vuoto. Inconsciamente ci attacchiamo in maniera compulsiva a determinate situazioni: più il puzzle è compatibile con quello spazio, più ne siamo attaccati.

Nei rapporti con le altre persone portiamo avanti di continuo questo schema.

Solitamente questo schema viene ripetuto maggiormente con il proprio partner, per esempio quando avviene la separazione: perdendolo in realtà sentiamo di aver perso noi e per questo si sprigiona il dolore. L’esperienza di una perdita, di un rapporto chiuso in realtà ci porta alla memoria il nostro vuoto come mancanza. Il vuoto che sentiamo di più è infatti quest’ultimo ed è dove emerge la ferita narcisistica. Il tema centrale in questa tematica è l’apertura del cuore, in quanto è necessaria la compassione per lavorare sulla ferita.

La falsa personalità

Il neonato nasce completo ma è durante la crescita che si lacerano le parti della sua essenza, perdendo il contatto con se stesso. Questi sono meccanismi inconsci che tutti abbiamo usato per creare strategie per affrontare l’ambiente. Così si crea la falsa personalità: limando inconsciamente il nostro sé interiore, man mano che si cresce, si ha la convinzione che questa personalità in realtà ci rappresenta. Ma come fare per svegliare il sè? Sicuramente ripercorrendo indietro tutte le tappe che ci hanno portato a essere così, scavando di conseguenza i buchi che tendiamo a tappare.

Quando si inizia a prendere consapevolezza dei nostri buchi automaticamente non sentiamo più quella sensazione di dolore, ma sentiremo solo una sensazione di vuoto, uno spazio dove non cè nulla. Questa sensazione non viene più vissuta come una minaccia ma, come una sensazione beneficiaria di opportunità per una crescita personale. La società ci ha sempre cresciuti con la convinzione che bisogna riempire questi vuoti con fonti esterne, ci ha abituati a sentire benessere nel fare cose per gli altri, perché si va ad alimentare un bisogno dell’ego. Ma in realtà tutto quello che ci serve è dentro di noi e spesso viene soffocato da molto blocchi.

La società nel suo inconscio collettivo

La società ha costruito una psicosi basata sul riempirsi i buchi a vicenda. Ma perché ciò? Dall’inconscio collettivo deriva una falsa personalità basata sull’ego. La società odierna ha prodotto una serie di credenze contro questi vuoti. Avviene anche un processo che può essere considerato paradossale, ovvero il fenomeno dello specchio: quando una persona non cerca di riempire i suoi buchi, spinge l’altro a guardare i propri che di conseguenza, sprigiona una difesa caratterizzata da atteggiamenti di avversione.

Le emozioni sono una guida nel ritrovo della nostra essenza perduta. Dopo le emozioni è importante ascoltare il corpo nella sua più totale presenta, nel “hic et nunc”; per aprire le porte della consapevolezza…. Quest’ultimo comunica in modo molto semplice, ma è la mente che fa interferenza pur di non sentire la verità; ma ogni volta che si ascolta il corpo per lei è game over.

Il piacere

Uno dei buchi da affrontare è: come farò a vivere senza piacere? Senza fare sesso ogni settimana, mangiare un dolce la sera ecc… Lo scopo di ciò è riuscire a sentire il vuoto senza riempire alcun buco col piacere. Quando ci isoliamo, sentiamo questa sensazione apparentemente scomoda, perchè ci porta alla memoria dei problemi relativi alla perdita con il sé. Questa mancanza ci fa sprofondare nel nulla. Ma per essere completi è necessario conoscere anche il nulla in modo da avere un contatto col tutto. Una bella responsabilità se si vuole intraprendere questo cammino.

«Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della via autentica.» Huang-po

È presente anche un’altra trappola che cita Franco Censi, nella sua pagina su “viaggiatori del vuoto”:“Che cos’è nel profondo l’ego-spiritualità? È il tentativo di poter viaggiare nel Vuoto con un sé. Per nutrire questa illusione la mente crea un “falso vuoto”, che in realtà ha lo scopo contrario di difendersi dal suo annichilamento, che il Vuoto attua.”

Il processo trasformativo avviene attraverso una forte determinazione legata all’abbandono della mente. Il dolore è quindi una chiave per aprire questa porta sigillata per anni. Alda Merini scrisse: “Devo imparare a non aver paura della mia paura”. Dentro questo vuoto d’altronde, cosa si può trovare di così tanto spaventoso oltre se stessi?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ventenne autrice di emozioni. Mi sono fatta trasportare dalla passione per la scrittura, che di conseguenza mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere. Per continuare in un futuro a coltivare scrivendo, la mia voglia di abbattere le mura di protezione che le persone si creano per la paura di conoscere.

Trending