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Diritto Pubblico

Il mio datore di lavoro potrebbe licenziarmi qualora decidessi di non vaccinarmi?

Il presidente Conte e il ministro Roberto Speranza hanno più volte ribadito che vaccinarsi, almeno inizialmente, non sarà obbligatorio. Ma si potrebbe essere licenziati in caso di mancata vaccinazione?

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In concomitanza all’approvazione dei vaccini Pfizer e Moderna non sono mancate diffidenza, sfiducia nei confronti degli stessi. In Italia, nonché nella maggior parte dei paesi europei, è preoccupante la percentuale di persone che intende non vaccinarsi.

Il governo Conte bis ha specificato la non obbligatorietà dei vaccini, questa rimane scelta totalmente libera. Ma quali saranno le conseguenze dal punto di vista sociale dei non vaccinati? Può il diritto dell’individuo a non vaccinarsi soccombere dinnanzi alla tutela della collettività? Un punto di vista privilegiato per analizzare il fenomeno e provare quindi a spiegare quale interesse è destinato a prevalere, è il rapporto lavorativo.

“Lavoro in un team di 9 persone, il mio datore di lavoro può licenziarmi se rifiuto di vaccinarmi?”

Napoli, fila per le vaccinazioni anti Covid

È un tema questo molto caldo, rilevante è l’incertezza legislativa in quanto non vi è alcuna legge che esplicitamente obbliga il lavoratore a vaccinarsi. È fondamentale quindi ricavare la risposta dagli orientamenti dottrinali e dalle fonti legislative attualmente vigenti. Autorevole dottrina risponde in modo affermativo all’interrogativo posto dal lavoratore. L’art 2087 c.c. sancisce: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro” in sostanza: il datore di lavoro deve tutelare l’integrità fisica dei dipendenti adottando le misure necessarie.

Un caso di scuola potrebbe essere mettere in sicurezza la struttura ove si svolge il rapporto lavorativo per scongiurare il pericolo di infortuni. È possibile quindi applicare tale disposizione per tutelare la salute dei lavoratori qualora un loro collega decidesse di non vaccinarsi? Secondo Pietro Iachino, in un’intervista al Corriere, la risposta dovrebbe essere affermativa. Pertanto, il datore DEVE tutelare l’integrità psicofisica dei propri dipendenti anche attraverso il licenziamento del prestatore di lavoro che intenda non vaccinarsi.

La motivazione di Iachino trova appoggio nell’addentellato costituzionale all’art.32:” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” il rifiuto dell’individuo di non vaccinarsi è destinato a soccombere rispetto all’interesse della collettività.

Il licenziamento del lavoratore sarebbe una misura legittima e necessaria per tutelare la salute dell’intero team.

In questo caso l’interesse alla prosecuzione del rapporto lavorativo cede dinnanzi alla tutela dell’integrità fisica degli altri lavoratori. Tuttavia, con la circolare 13/2020, l’INAIL ha ritenuto l’infezione da Covid alla stregua di un infortunio sul luogo di lavoro. È proprio questa la ratio sottesa all’art.2087 c.c. la prevenzione degli infortuni sul luogo di lavoro e l’attività del datore di inibirli.

Questo è un orientamento che senza dubbio merita proseliti, l’applicazione del 2087 potrebbe essere un efficacie incentivo per indurre la popolazione a vaccinarsi. Tuttavia, resta soltanto un orientamento dottrinale, che per quanto fondato non impedisce ai giudici di ritenere illegittimo un licenziamento ex art.2087 causa mancato vaccino.

Qual è la soluzione?

La soluzione potrebbe essere rendere il vaccino obbligatorio (già conosciamo vaccini resi obbligatori per i lavoratori) con atto avente forza di legge come consentito dall’art.32 Cost: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Un intervento del legislatore potrebbe essere l’unico rimedio per colmare questo interrogativo. 

Come auspicato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: “Solo il vaccino obbligatorio impedirà il contagio in azienda. Per creare le migliori condizioni di contrasto preventivo alla diffusione del virus nei luoghi di lavoro è necessaria una norma che renda obbligatorio il vaccino per i lavoratori come misura preventiva del contagio in azienda, alla stregua dell’utilizzo di mascherine, detergenti e distanziamento. Diversamente sarà difficile tutelare la salubrità dei luoghi di lavoro e la conseguente responsabilità penale del datore di lavoro.”

Solo una legge che renda il vaccino obbligatorio può sollevare il datore di lavoro dalle responsabilità alle quali andrebbe incontro se dovesse licenziare ex art.2087 c.c. (il datore potrebbe rispondere di licenziamento illegittimo), ma potrebbe andare incontro a notevoli problematiche anche se decidesse di non licenziare (risarcimento del danno ai lavoratori che non ha tutelato). Nella peggiore delle ipotesi potrebbe risponderne anche in sede penale per lesioni gravi/gravissime o omicidio colposo.

Quest’articolo quindi non è una verità assoluta ma risponde all’interrogativo iniziale. Sei un lavoratore? Lo sai che se rifiuti di vaccinarti il tuo datore di lavoro potrebbe licenziarti e un giudice potrebbe ritenere il licenziamento legittimo ex art.2087 c.c.?

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Mi chiamo Angelo, sono campano e sono del 1998. Studio Giurisprudenza alla Federico II e sono un inguaribile lettore di quotidiani e libri di vario genere. Principalmente mi occupo di fornire una visione chiara e commentare le tematiche legate al diritto. Non mi dispiace approfondire casi di cronaca nera, criminalità organizzata, economia, politica estera e nazionale.

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