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Il virus potrebbe essere un’occasione per ripensare la scuola?

Le scuole sono di nuovo chiuse ma, potrebbe essere questa l’occasione per ripensare alla nostra scuola? Potrebbe essere questa l’occasione per risolvere tutti i problemi che la riguardano?

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Nuove confusioni, vecchi problemi. La scuola, ancora una volta, in mezzo alle battaglie politiche mascherate, nella maggior parte dei casi, dalla prevenzione sanitaria legata alla pandemia. Governatori locali preoccupati di non avere i mezzi per poter affrontare ipotetici focolai, contrastati da un governo che a tratti dà voce al ministro dell’istruzione ed a tratti è costretto, nell’essere una coalizione, a scendere a ridicoli compromessi come quello di continui rinvii di alcuni giorni.

Ma non è la politica il centro del discorso questa volta: il rischio è che queste decisioni ed aperture a “macchia di leopardo” possano costituire un livello scolastico ulteriormente differenziato nel futuro del nostro paese. Al centro ci sono gli studenti, ricordiamocelo.

Charlie don’t surf

Non può non venire in mente l’opera del 1997 di Maurizio Cattelan “Charlie don’t surf” nel bellissimo allestimento al Castello di Rivoli. Dal fondo della stanza, infatti, un bimbo seduto al banco scolastico è di spalle davanti ad un grande finestrone. È lì che sembrano stare i politici e gli adulti che ostacolano la riapertura, magari anche con giuste ragioni, ma che con ogni probabilità si sarebbero potute risolvere in questo lungo tempo che ormai abbraccia ben un intero anno. Solo avvicinandosi si vede che lo studente ha inchiodate con delle matite le mani al banco.

La rappresentazione dei soprusi della società, il fatto che l’istruzione sia sempre all’ultimo posto, sia nelle realizzazioni politiche che perfino nel pensiero ormai. È indubbio che in queste zone gialle ed arancioni “rafforzate” abbiano favorito assembramenti di giovani in case e perfino nei bar, in un momento storico dove si può andare a fare l’aperitivo togliendo la mascherina con i propri amici, ma non si può andare in aula a fare lezione con le precauzioni anti-covid.

Perché non ripensare la scuola?

Ovviamente il discorso è più complesso: ci sono i trasporti, le diverse realtà locali, le responsabilità che tutti evitano o si gettano addosso. Però sono sicuro che sono molti, più di coloro sulla soglia della sala, che invece stanno seduti a dover subire le scelte di persone che non riescono a capire realmente che ogni giorni inchiodano sempre più profonde le loro matite. Quante volte abbiamo sentito che dopo la pandemia ci saremmo trovati di fronte ad una realtà nuova?

Ecco sulla scuola, questa del virus, potrebbe essere una giusta scusante per ripensarla nel profondo, dalla situazione sempre precaria degli insegnanti, ai programmi datati che Daniele Silvestri ha provato a raccontare nei versi della sua Argentovivo

“Costretto a rimanere seduto per ore

Immobile e muto per ore

Io, che ero argento vivo

Signore […] Questa prigione corregge e prepara una vita

Che non esiste più da almeno vent’anni”


I nostri Charlie le matite le hanno ancora, però sui banchi a rotelle.

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