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Massimo Polidoro:” La libertà di parola non va intesa come libertà di danneggiare gli altri”

Massimo Polidoro, esploratore dell’insolito ci racconta del suo mestiere che consiste nel svelare le bufale e ribadisce:” I messaggi d’odio e di violenza non possono essere tollerati però, bisogna trovare il modo per cercare di prevenire queste situazioni”.

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Nei giorni scorsi abbiamo visto delle immagini davvero surreali dove una marea umana dava l’assalto al Campidoglio a Washington all’interno del quale stava avvenendo la ratifica del risultato elettorale e della nomina a prossimo presidente degli Stati Uniti d’America di Joe Biden. Sostenitori del presidente uscente, Donald Trump, sobillati da anni e anni di bufale e fake news. Quest’ultime sono state diffuse sui social e così anche loro sono subito corsi ai ripari con una serie di “censure” che hanno iniziato a colpire tutti quegli utenti, personaggi noti e non, che usavano i loro profili per diffondere bufale ed esortare alla violenza. Primo fra tutti ad essere censurato è stato proprio il presidente Trump.

Abbiamo parlato di tutto questo con un professionista che si occupa quotidianamente di scoperchiare fake news, complotti come il giornalista Massimo Polidoro. Segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), dopo un apprendistato di spessore sotto James Randi, il re degli indagatori di misteri, è tornato in Italia e da diversi anni si occupa di scoperchiare le bufale attraverso i suoi libri, il suo spazio all’interno del programma Superquark (La psicologia delle bufale) e la sua attività sui social.

  •  Ti definisci “esploratore dell’insolito” in che cosa consiste la tua professione?

Beh diciamo che sono ormai da tanti anni che mi dedico a raccontare tutto quello che trovo come fatti, storie che inizialmente, quando è nato il CICAP, potevano essere catalogati come “fenomeni presunti paranormali“. Con il tempo gli interessi si sono allargati a tantissimi argomenti dove i fatti verificati si dimostrano molto diversi come per le teorie del complotto. Essendomi laureato in psicologia e avendo approfondito proprio gli elementi che riguardano il funzionamento della nostra mente e , nel particolare la nostra propensione a credere a l’incredibile, ho prestato molta attenzione a questi aspetti. Il mio lavoro consiste appunto nell’approfondimento, nell’indagine anche perché i casi di cui mi sono occupato sono davvero tantissimi e inoltre prevede una parte di divulgazione che faccio per mezzo dei libri, degli articoli, dei programmi televisivi e adesso anche sui social.

  • Com’è nato l’amore per questi argomenti?

Da bambino ero affascinato da tutto quello che era misterioso, insolito e avevo una passione anche per i giochi di prestigio, dell’illusionismo. Uno dei primissimi film che ricordo di aver visto da bambino è proprio quello dedicato al mago Harry Houdini che mi colpì moltissimo. Oltre a queste tematiche leggevo tutti i libri che trovavo sugli UFO, sul triangolo delle Bermuda… Insomma tutte quelle storie straordinarie che sembravano autentiche ma che poi, pian piano, avevo imparato a capire che erano molto fantastiche.

Massimo Polidoro con Piero Angela e James Randi
  • Due figure molto importanti per te sono state sicuramente James Randi, scomparso lo scorso 20 ottobre, e Piero Angela. Quali sono i ricordi più belli che ti legano a loro?

Ne ho tantissimi perché grazie a loro ho potuto intraprendere questa strada che è poi diventata la mia vita: da ragazzino avevo scritto una lettera a Piero e una lettera a Randi dopo aver letto il libro di Piero Angela ” Viaggio nel Paranormale” che mi aveva non solo colpito ma mi aveva fatto capire come funziona la scienza, come il metodo scientifico ci può aiutare a fare chiarezza sui fatti ambigui e misteriosi. Con mia sorpresa mi risposero entrambi, poi ci siamo incontrati e vedendo il mio entusiasmo mi hanno proposto di trasferirmi negli Stati Uniti per diventare l’apprendista di Randi per imparare il suo mestiere d’indagine nella branca dei misteri e poi, di portare quest’esperienza in Italia per far nascere il CICAP.

Con Randi di esperienze ne ho vissute tantissime anche perché, nei decenni successivi, siamo rimasti non solo in contatto ma ci siamo visti continuamente: lui è diventato di famiglia. E’ stato davvero una persona molto importante per me e così come lui veniva a trovarmi in Italia, io lo andavo a trovare negli Stati Uniti. Abbiamo passato tantissimo tempo insieme e condotto diverse indagini su presunti sensitivi. Lo stesso con Piero dove a parte tutta l’avventura del CICAP, realizzato a partire da una sua idea, ci sono le tante cose che abbiamo fatto insieme. Per esempio mi ha coinvolto a Superquark per raccontare la psicologia delle bufale e così ogni anno ci ritroviamo per smontare i complotti dell’ultimo minuto. Sono davvero tante esperienza e tanti bei ricordi.

  • I tuoi viaggi ti hanno portato in giro per il mondo: sulle tracce di Dracula in Romania fino alla tomba di Robin Hood in Inghilterra. Che emozione si prova a seguire le tracce dei racconti che tutti noi leggevamo da bambini?

Sicuramente aiuta a capire tante cose che dalla pagina non riesci a cogliere come il contesto, le abitudini, le tradizioni… In questo modo si ha una visione più approfondita delle cose: a volte puoi smentire certe leggende perché vedi che i fatti sono diversi da come vengono raccontati. Devo dire però che l’esperienza è assolutamente positiva ed è una bella fortuna avere la possibilità di andare nei luoghi di cui hai letto e immaginato.

  • Nel 1989 hai fondato il CICAP insieme a personaggi illustri come Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Umberto Eco… Che rapporto avevi con loro?

Diciamo che loro erano un po’ i nostri garanti scientifici insieme ad altre persone celebri della scienza e della cultura. Erano un po’ i nomi tutelari, non li coinvolgevamo quotidianamente ma ogni tanto cercavamo il loro appoggio per qualche iniziativa importante. Un ricordo molto bello che ho è quello di essere entrato in confidenza con Margherita Hack ma anche di avere conosciuto Umberto Eco: ho avuto la possibilità di vedere la sua straordinaria collezione di libri, di avere uno scambio continuo e poi anche quella di essere citato nei suoi articoli e libri, nelle sue conferenze… Davvero un grandissimo onore.

  • Ti occupi di fake news, quanto incidono sulla vita di tutti i giorni?

Tantissimo, basta guardare quello che sta succedendo in tutto il mondo: tipo quelli che negano il Covid, raccontano bufale di ogni tipo sui vaccini o quello che sta succedendo negli Stati Uniti con un popolo che è stato cresciuto con anni e anni di bufale raccontate dal presidente degli Stati Uniti. Quest’ultime inevitabilmente hanno creato una realtà alternativa dove una buona fetta degli elettori del Presidente crede che le elezioni siano state falsate nonostante i tribunali e la corte suprema abbiano smentito le frodi. Loro sono ormai convinti e preferiscono credere alla bugie che confortano le loro convinzioni personali anziché accettare i fatti che invece trovano scomodi. Quindi credo che non potremmo avere esempi più concreti per capire quanto incidono le bufale e le teorie del complotto.

  • Molti per esempio non si vaccineranno in quanto credono alle varie bufale sui vaccini. Come si può combattere tutto questo?

Innanzitutto con la corretta informazione cercando di evitare di creare tanta confusione in televisione: abbiamo visto in questi mesi magari un medico che dice una cosa e un altro la cosa opposta. Questo non aiuta le persone a chiarirsi le idee e a capire quali sono i fatti. Il problema è che ormai sono pochi quelli che sanno riconoscere le fondi attendibili da quelle che non lo sono: basti che qualcuno si presenti come medico, poi magari è stato anche radiato o non è credibile in nessun modo, sembra che dica delle cose sensate. Occorrerebbe inoltre investire sui ragazzi: bisogna sviluppare nelle scuole lo spirito critico che permetta loro, soprattutto per quel che riguarda la navigazione sul web, di imparare a distinguere fonti attendibili da quelli che non lo sono, imparando così a distinguere i fatti dalle fantasie.

  • Qual è il ruolo dei social in tutto questo?

I social come tutti gli strumenti possono esseri usati bene e possono esseri usati male. La loro caratteristica è quella di mettere in contatto tantissime persone e se qualcuno li utilizza per trasmettere messaggi falsi e negativi le conseguenze possono essere enormi. Citando ancora i fatti degli Stati Uniti: è chiaro che il seguito enorme che il presidente Trump ha raccolto e l’approvazione intorno alle bugie che ha raccontato in questi anni, in particolare in questi mesi dopo la sconfitta alle elezioni, hanno avuto l’effetto di coalizzare un gruppo di persone arrabbiate che poi a Whashington hanno reagito di conseguenza.

Seminare bugie alla fine porta inevitabilmente a degli eventi che possono essere drammatici come abbiamo visto

Farlo attraverso i social è molto facile perché non costa niente, perché ti permette di raggiungere tantissime persone: non so nemmeno se la soluzione sia proibire la presenza di certe persone, come sta succedendo adesso. E’ chiaro che se diffondi messaggi di odio, di violenza quelli non possono essere tollerati però bisogna trovare il modo per cercare di prevenire queste situazioni.

  • Questi “assalti alla democrazia” sulla base di teorie complottiste possono essere replicati in altre parti del mondo?

Lo sono già stati, ci sono diversi Paesi dove sulle bugie si stanno costruendo veri e propri regimi: lo vediamo in Ungheria, in Polonia, in Turchia, in Russia… In tanti sognano di ripetere l’esempio perché nel momento in cui riesci a imporre una visione falsata dei fatti, riesci a imporre la tua verità e a far credere a una buona fetta della popolazione che c’è un capro espiatorio per le cose che non vanno bene, che basta prendersela con loro per superare i momenti che si stanno vivendo. Molti in questo modo riescono a vincere le elezioni e quando le hanno vinte iniziano a cambiare le regole del gioco: iniziano a togliere i poteri agli organismi di controllo, alla magistratura, al giornalismo e piano piano diventano delle vere e proprie dittature dove non è più possibile pensarla diversamente da chi ha il potere in mano.

George Soros
  • Quali sono le teorie complottiste che si stanno diffondendo in Europa e che potrebbero avere delle pesanti conseguenze?

Ce ne sono tante: in questo momento sono molto diffuse quelle che riguardano il covid, il vaccino. Bugie sono anche quelle che hanno caratterizzato tutta la campagna elettorale a favore della Brexit: si raccontavano cose meravigliose che sarebbero successe all’indomani della Brexit e poi non si sono avverate perché erano false. Raccontarle ha aiutato a vincere quel referendum che ormai ha portato l’Inghilterra a essere fuori dall’Unione Europea.

Poi ci sono come sempre tante bugie che riguardano l’immigrazione e gli stranieri sempre presentati come nemici da combattere, da emarginare, da ridurre in uno stato che nessuna civiltà potrebbe accettare. Ci sono teorie del complotto che riguardano l’antisemitismo, altre che si rifanno a storie vecchissime e quelle, come succede in Ungheria, che immaginano il grande complottista supremo che manovra gli esiti del mondo, George Soros o Bill Gates a seconda di come tira il vento. Le teorie del complotto che troviamo in Europa sono tante, sono pericolose e spesso coincidono anche con quelle che si trovano fuori dall’Europa.

  • L’emergere di queste teorie del complotto è strettamente legato alla politica. Secondo te come si potrebbe porre rimedio?

Il problema è sempre quello del confine tra la propaganda politica, che c’è in qualunque partito che cerca di trasmettere una visione favorevole e accattivante delle proprie idee, e quelle che invece sono vere e proprie fandonie e argomenti diffamanti che possono creare diversi problemi. Fino a questo momento si è riuscito a limitare, contenere quelle che erano le bufale più grandi e a renderle evidenti. Non è così scontato che succeda in futuro: mettere delle regole in questo campo non è facile.

La libertà di parola per tutti è fondamentale ma allo stesso tempo non deve corrispondere alla libertà di danneggiare gli altri

  • Diversi sono i giovani che credono a queste teorie, ci sono iniziative del CICAP rivolte al mondo della scuola?

Sì, ci sono diverse iniziative perché la scuola è fondamentale per formare le nuove generazioni. Con gli adulti è molto difficile intervenire per far cambiare loro idea, per fargli capire che stanno credendo a dei complotti infondati. Con i ragazzi si può intervenire: gli si può spiegare come capire se le cose sono attendibili o no, come riconoscere se chi parla è una fonte attendibile oppure non lo è. Il CICAP ha diverse iniziative rivolte alle scuole: interviene direttamente sia nelle scuole e anche con dei corsi di formazione rivolti agli inseganti che devono avere gli strumenti per trasmettere queste nozioni ai ragazzi.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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