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Musica

O muori da cattivo o vivi tanto a lungo da diventare l’eroe: in ricordo di MF DOOM

Nella notte di capodanno il mondo ha appreso della morte di MF DOOM a 49 anni. La notizia è giunta da un post sui social scritto da sua moglie Jasmine, che ha datato però la morte del geniale ed enigmatico artista al 31 ottobre. La vicenda è avvolta nel mistero, rappresentando la quintessenza di un uomo tanto complesso nei lavori in studio quanto riservato nella vita privata. Ecco chi era “Your Favorite Rappers Favorite Rapper”.

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Giù la maschera! Verrebbe da dire. Come nei fumetti di Batman o Iron man, basati sulla ricerca spasmodica da parte degli avversari di scoprire la vera identità dietro la loro maschera. Ma ancora meglio il pirandelliano Uno, nessuno e centomila descrive chi era Daniel Dumile: un uomo, tantissime maschere. Zev Love X, MFDoom, Metal Fingers, Viktor Vaughn, King Geedorah, rappresentano ognuna le pittoresche ed eclettiche personalità di un artista poliedrico che ha saputo reinventarsi continuamente, sorprendendo critica e fan con la sua genialità.

L’adolescenza lontana dalla Fith Avenue

Daniel Dumile nasce a Londra il 9 gennaio del 1971 -anno che ci ha regalato, per dirne tre, perle come Sticky Fingers dei RollingStones, Who’s Next degli Who e IV dei Led Zeppelin – da madre del Trinidad e padre dello Zimbawe. Meltin pot di culture che si arricchisce quando pochi anni dopo la famiglia si trasferisce a Long Island, New York. Paesaggio urbano e street art guideranno Daniel e suo fratello minore Dingilizwe durante tutta l’adolescenza, incrociandosi inevitabilmente con la cultura hiphop che negli anni 80 viveva la sua Golden Age.

E così, lontano dalla Fifth Avenue delle luci dei negozi e dello shopping sfrenato, i due fratelli Dumile si approcciano al mondo della musica fondando i KMD (Kausin Much Damage) e si trovano due nomi d’arte: Daniel diventerà Zev Love X e Dingilizwe produrrà i beat sotto lo pseudonimo di Dj Subroc. Completava il trio Onyx The Birthstone Kid.

La svolta avviene grazie all’incontro casuale di Daniel con MC Serch, membro dei 3rd Bass, gruppo hip hop in piena ascesa a fine anni 80, che gli consente un feat nel singolo Gas Face. Il singolo dei 3rd Bass diventerà un successo e questo permetterà a Daniel di presentare i primi lavori dei KMD a diverse etichette discografiche proprio grazie all’aggancio di Mc Serch. Alla fine la spunta l’Elektra Records e per tutto il 1990 i KMD lavorano duramente per non sciupare l’occasione della vita.

Seppur giovanissimi, i KMD mostrano tutto il loro potenziale nel 1991 con l’album di esordio Mr Hood . Un album sicuramente non profondissimo come tematiche, ma dalle liriche articolate e dai testi umoristici e mai banali. Degna di nota la presenza di Sambo nel video Who Me?; la mascotte dei KMD rappresenta gli stereotipi legati agli afroamericani e la loro rappresentazione nella società. Dopo il tour di promozione di Mr Hood, Onyx The Birthstone Kid decide di lasciare i KMD, ma i due fratelli Dumilenon lasciano, anzi raddoppiano e iniziano a lavorare all’album successivo.

L’essere rimasti in due, intensificò ancora di più il rapporto tra i due fratelli, ora veri partners in crime che lavorano in perfetta simbiosi. La crescita artistica è parallela a quella personale e le esperienze maturate in due anni fanno sì che il loro secondo lavoro, Black Bastard, risulti più maturo e dai toni più cupi e disillusi tipici di chi “perde la verginità” e guarda al mondo con occhi diversi. Ma qui avviene una duplice sequenza di eventi che formerà il Supercattivo di domani. Siamo nel 1993 e Enter The Wu Tang spopola tra i ragazzi.

Il ritiro dalle scene

Copertina di Black Bastards

Ma a Daniel non importa, perché la sua vita viene scossa da una tragedia: il fratello minore Dingilizwe muore sul colpo investito da un’auto mentre cercava di attraversare l’autostrada. Zev Love X decide che deve onorare la morte di suo fratello e completare il lavoro per onorare la sua memoria. Per far capire quanto il rapporto tra i due fratelli avesse inciso in Black Bastards, Daniel metterà uno stereo accanto alla bara del fratello e durante il funerale farà ascoltare il loro testamento musicale.

Poche settimane dopo ecco materializzarsi il secondo evento che cambierà per sempre la sua vita: quelli della Elektra Records non hanno apprezzato particolarmente il suo art work per la copertina di Black Bastards, dove viene raffigurata l’impiccagione di Sambo, la mascotte dei KMD, e danno il benservito al gruppo (o per meglio dire all’unico membro rimasto). Zev Love X muore in quell’istante, con 20000$ della Elektra e con la perdita della parte più importante di sé, il fratello.

Daniel si ritira dalle scene e affronta una profonda depressione che lo porterà a vivere, come ha detto durante una intervista, come un senzatetto o giù di lì. Anni difficili fatti di nottate sulle panchine, di migliaia di blunts e rancori.  Qui la realtà si fonde con la finzione. Ama particolarmente i fumetti della Marvel, ma il suo personaggio preferito non è un eroe.

Lui è diverso, è geniale e ha una personalità particolare, sarebbe troppo banale avere un eroe come idolo. Il suo prediletto è Doctor Doom, supervillain della serie dei Fantastici Quattro. I due hanno dei punti in comune: il mondo non ha compreso la loro genialità e li ha relegati ai margini della società. Entrambi hanno perso qualcosa: Victor Von Doom la madre, Dumile il fratello. Daniel in particolare cova vendetta nei confronti della industria discografica, ai suoi occhi schiava del capitalismo senza scrupoli. 

Il ritorno “mascherato” sulla scena

Daniel Dumile rinasce. Decide di dedicarsi nuovamente alla sua passione: l’hip hop. Ma stavolta in un modo diverso. Torna ad esibirsi nei locali newyorkesi con una calza di nylon sulla testa, per celarne la sua identità. Nel frattempo riesce anche a far girare come bootleg Black Bastards . Ora la sua popolarità nel circuito underground è tornata a crescere  e la memoria del fratello verrà finalmente onorata quando nel 2001 il cd verrà pubblicato dalla Sub Verse Records, piccola etichetta indipendente. 

Arriviamo al 1998, anno in cui il nostro supercattivo si mette all’opera e trova nella Fondle ‘Em Records di Bobbito Garcia una etichetta disposta a finanziare il suo malvagio progetto. Nasce così MF Doom, il supercattivo dell’hip hop che con le sue rime vuole prendersi la rivincita nei confronti del mondo corrotto dell’industria discografica. Nel 1999 vede la luce Operation Doomsday , valutato a posteriori come uno dei migliori album di sempre della storia dell’underground e una delle pietre miliari che hanno formato decine tra i migliori rapper odierni.

Skit fumettistici tratti proprio da scenette con Doctor Doom e voce roca si alternano su basi che a tratti si lasciano andare stanche nella loro monotonia. Nulla è casuale. Inoltre il nuovo nickname porta anche una novità stilistica: MF Doom si presenta con una maschera molto simile a quella che indossa Russel Crowe nel “Gladiatore”, tratto che caratterizzerà per sempre il suo personaggio, segno del legame ormai indissolubile con Doctor Doom. La maschera per Dumile non è mai stato un semplice “accessorio”. Ha dichiarato che indossandola, ci si sarebbe concentrati sulla musica e non su di lui. D’altronde non gli sono mai piaciute le troppe attenzioni. Ma soprattutto la maschera di MF Doom, che è cambiata nel corso degli anni, è diventata un simbolo.

Rappresenta un modo di essere, un modo di vivere il “successo” (virgolettato, perché non mainstream) nell’anonimato. MF Doom ha rappresentato al tempo stesso il lato più umoristico, ma anche quello più intimo di Daniel Dumile. Questo lo ha reso unico. Un esempio pratico: Kool Keith ha provato un percorso simile, iniziando in un gruppo (UltramagneticMCs ) e poi portando avanti la carriera da solista con gimnickmultiple (e anche prima di Doom, cronologicamente parlando): Dr. Octagon (per i neofiti, segnalo Dr. Octagonecologyst), Dr. Dooom, Black Elvis, Mr. Nogatco. A parte le tematiche trattate decisamente distanti (si sfocia nell’horrorcore), è proprio il vissuto diverso a non aver reso indissolubile il legame tra Kool Keith e i suoi personaggi, relegati al ruolo di feticci narrativi.

Inizia un periodo di attività florida per Dumile, dog days are overe quindi si butta anima e corpo in mille progetti artistici. Prima collaborando con MF Grimm (MF EP del 2000) e successivamente presentando due nuovi personaggi: King Geedorah e Viktor Vaughn. King Geedorah si basa sul drago a tre teste King Ghidorah, mostro che compare in Godzilla. Take Me to Your Leader del 2003 è un concept basato su questo mostro alieno, King Geedorah appunto, che rappresenta l’escamotage per Dumile con cui fornire un’osservazione su sé stesso e sulla società per come la vede un alieno che arriva sulla Terra, intrisa di incertezze e contraddizioni. Viktor Vaughn è anche lui alieno, ma non ha propositi di conquista. Rimane bloccato sulla Terra e decide di darsi all’hip hop. Una versione a metà tra MF Doom e Zev Love X, Dumile sembra quasi volerci restituire gli anni in cui è mancato dalla scena (Vaudeville Villain, 2003 PS: per Pitchfork è nella top50 album del 2003).

Genio o finzione?

Non pago, Daniel fa partire l’ennesimo progetto parallelo come Metal Fingers: Special Herbs, ovvero delle compilation di strumentali. Qui devo aprire una parentesi. Nel corso degli anni si è speculato molto sulla carriera di Daniel Dumile, nella fattispecie sulle sue strumentali. La voce che girava era questa: le basi erano di suo fratello Dingilizwe, che ricordo essere il produttore nei KMD. Secondo questo filone, Daniel nel pieno della sua depressione e senza un dollaro, un giorno si imbatte casualmente in questa memoria esterna dove erano raccolti i lavori del fratello e non si sarebbe fatto scrupoli ad usarli per dare una svolta alla sua vita.

In poche parole tutta la sua carriera artistica (o comunque una buona parte) sarebbe una menzogna.

E così si spiegherebbe l’incredibile produzione a cavallo tra il 2003 e il 2005, con una decina di dischi messi a referto. Personalmente trovo estremamente improbabile questa storia, frutto per lo più di invidie personali nei confronti di una persona che ha saputo guardare in faccia le vere difficoltà della vita e superlare, o perlomeno imparare a conviverci.

Certo, sarebbe una storia che calzerebbe a pennello con la sua nuova veste di supercattivo. E aumenterebbe l’aura di mistero intorno alla figura di MF Doom. Altra leggenda vuole che non fosse lui sul palco nelle esibizioni live, ma suo “cugino”. Chissà, probabilmente ogni tanto è successo. Sarebbe proprio da Supercattivo farvi pagare il biglietto per mostrarvi solo una sua controfigura. 

La collaborazione con Madlib

Arrivati al 2004 si giunge al punto più alto della carriera di MF Doom, la collaborazione con Madlib che partorisce Madvillainy in un rifugio antiaereo di Los Angeles (niente è mai banale con Dumile di mezzo…). “It’s a damn shame, just remember ALL CAPS when you spell the man name”è senza dubbio la rima più famosa di tutto l’album e forse dell’intera carriera di MF Doom.

Un album che da molti viene citato come fonte di ispirazione (tra cui Thom Yorke) e che col passare degli anni viene sempre più acclamato dalla critica per i suoi testi umoristici e taglienti e per le basi fenomenali. Pillole di hip hop in un cd che supera a malapena i 45 minuti, con una struttura perfetta che non vorreste cambiare di una virgola. Sempre nel 2004 esce il secondo lavoro con lo pseudonimo di MF Doom: MM..Food. Un album che si incentra sul…cibo. Esatto.

Non lo direste, eppure è considerato una sorta di lascito musicale. Provare per credere. Dal 2005 si sono intensificate le collaborazioni, tra cui quelle con Danger Mouse,  Ghostface Killah, CZArface, Gorillaz. A testimonianza della poliedricità del personaggio, riconosciuta trasversalmente. Anche qui, i risultati sono diversi ma tutti di alta fattura. 

Nel 2009 si aggiunge un nuovo capitolo alla vita senza dubbio non priva di colpi di scena di Dumile: esce Born Like This come DOOM tutto in CAPS e durante il tour internazionale finisce col rimanere fuori dagli Stati Uniti. Dopo averci vissuto per 30 anni si scopre che è mai stato naturalizzato e quindi non essendo cittadino americano non è possibile per lui rientrare. Così si sposta nella sua Londra nel 2012, in maniera definitiva.

La vita di Daniel Dumile in una parola: resilienza

Nel 2017 la vita gli mette davanti un’altra prova difficile da superare: la perdita di uno dei suoi tre figli, Malachi, a soli 14 anni. Nonostante i lutti importanti, Daniel ha sempre perseverato e mantenuto il suo status di figura creativa. La sua vita non è stata di certo semplice e sarebbe degna di un libro. Ma MF Doom rappresenta la capacità di reagire a fortissimi pugni nello stomaco, assestati a bruciapelo e nei momenti in cui le cose sembravano andare per il verso giusto, senza mai dimenticare. L’intellettuale che scherza con termini aulici, subito dopo si fa buio e descrive con rime tetre la corruzione dell’essere umano.

Persona buona e disponibile, quanto restia a mettere la sua vita in pubblica piazza. Daniel se n’è andato in punta di piedi, con riservatezza. Esiste un termine, tanto abusato quanto perfettamente calzante per esprimere in una sola parola la vita di Daniel Dumile: resilienza. Ma alla fine sarà lui, il Supervillain della scena musicale, ad averel’ultima risata poiché la sua eredità continuerà a crescere e influenzare più persone di quanto avesse mai immaginato. Grazie MF Doom, ci mancherai.

“On Doomsday, ever since the womb

Til I’m back where my brother went, that’s what my tomb willsay

Right above my government; Dumile

Either unmarked or engraved, hey, who’s to say?”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nella vita ho abbracciato il masochismo: socialista e tifoso del Bari. Precario a tempo pieno; ho scelto di rimanere al Sud (con tutte le difficoltá che ne conseguono), perché credo fortemente nella rinascita meridionale. Appassionato di politica fin da piccolo, cercherò di affrontare le disuguaglianze sociali trasversalmente parlando di welfare, lavoro, infrastrutture, giovani. “Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”

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