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La “Lady di Ferro” dell’Africa

Ellen Johnson Sirleaf è la “Lady di Ferro” africana. Prima donna presidente della Liberia e prima donna eletta Capo di Stato nel continente africano.

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di Abril K. Muvumbi

L’appellativo “Lady di Ferro” è comunemente utilizzato per descrivere donne che vengono riconosciute come forti, coraggiose e dotate di una grande freddezza caratteriale. In Europa c’è stata Margaret Thatcher e oggi possiamo senza ombra di dubbio utilizzare questo epiteto anche per Angela Merkel. Nel mondo sicuramente ce ne sono tantissime altre che conosciamo e non conosciamo.

In genere, comunque è attribuito a donne che si distinguono nella sfera politica. Il continente africano non è da meno. Seppur non vengano ricordate, nella storia del continente ci sono e ci sono state molte donne che sono spiccate per la loro forza. Una di queste è Ellen Johnson Sirleaf, prima presidente donna della Liberia, ma soprattutto prima donna eletta come capo di Stato in Africa. 

La sua vita

Ellen Johnson Sirleaf è nata nel 1938 a Monrovia, la capitale della Liberia. Tutti i suoi nonni erano indigeni liberiani, tranne uno che era tedesco. E’ importante sottolineare la discendenza indigena perché la Liberia ha un passato storico di conflitto tra gli indigeni e gli “americo-liberiani”. Questi ultimi erano gli ex-schiavi afro-americani che ottenuta la libertà hanno deciso di fare ritorno al loro continente d’origine. Non ritrovandosi nei costumi della popolazione locale e sentendosi più “avanzati”, hanno messo sù un sistema di oppressione nei confronti della popolazione indigena. Quindi gli indigeni liberiani avevano poche libertà nel loro territorio. Il nonno tedesco sposò donna indigena, ma dovette poi lasciare il paese durante la Prima Guerra Mondiale.

Ottenuto il diploma di scuola superiore, consegue le sue successive lauree negli Stati Uniti: Bachelor of Business Administration in contabilità al Madison Business College a Madison, nel Wisconsin, un diploma in economia presso l’Università del Colorado, ed il Master of Public Administration presso l’Università Harvard. Dopo il periodo universitario negli Stati Uniti torna in Liberia dove lavora come Assistant Minister delle Finanze sotto l’amministrazione di William Tolbert.

Egli verrà rovesciato e ucciso nel 1980 da Samuel Doe. Johnson-Sirleaf si trova costretta ad andare in esilio in Kenya, dove lavorerà alla Citibank. Nell’85 fa ritorno in Liberia per partecipare alle elezioni del Senato, ma accusa pubblicamente il regime di Doe e così viene condannata a dieci di prigione. Non trascorrerà tutto quel tempo in prigione, verrà rilasciata prima. Dopo un periodo di quasi dieci anni a Washington nel 1997 rientra in Liberia come economista per la Banca Mondiale e la Citibank. Prova la prima corsa verso la presidenza proprio nel 1997, schierandosi contro Charles Taylor che prima aveva appoggiato. Ottiene solo il 10% dei voti.

La sua presidenza

Le elezioni del 2005 saranno il suo momento. Al primo turno arriva seconda, ma passa per il ballottaggio contro George Weah, l’ex-calciatore. A novembre del 2005 la Commissione Elettorale Nazionale la dichiara ufficialmente presidente. L’insediamento ebbe luogo il 16 Gennaio 2006. Charles Taylor che era andato in esilio in Nigeria, verrà estradato su richiesta ufficiale di Johnson-Sirleaf.

Detenuto prima in Sierra Leone, poi all’Aja, Taylor nel 2012 verrà condannato a 50 anni di reclusione per undici reati, tra cui terrorismo, omicidio e stupro. Johnson-Sirleaf vanta numerosi successi: l’educazione primaria obbligatoria e gratuita, l’essere riuscita ad azzerare il debito estero del paese e la legge per la libertà di informazione. In un discorso a TedX afferma di aver lavorato per fare in modo che ci fosse più partecipazione delle donne nella vita pubblica e politica. Questo sembra essere il grande lavoro che vuole continuare a fare: formare donne capaci di ricoprire ruoli di leadership.
Lei è stata presidente dal 2006 al 2018 e nel 2011 ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace.

Essendo donna, o meglio, la prima donna a ricoprire quel ruolo, le pressioni sono molte sia internamente che esternamente. Inoltre essere donne in un ruolo di potere non significa per forza fare tutto giusto. Come gli uomini sbagliano, anche le donne e di errori ne ha sicuramente commessi tanti. Bisogna sempre guardare le cose in maniera completa. Nonostante i successi, molti liberiani sostengono di non aver visto nessun progresso tangibile durante la sua presidenza. A parer mio, le resta comunque il merito di aver aperto la porta per tante altre donne nel suo Paese e nel continente intero.

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