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Diritto Pubblico

La prescrizione può far male: la strage di Viareggio

33 imputati per la strage di Viareggio che costò la vita a ben 32 persone bruciate vive dalle fiamme, dentro e fuori le loro abitazioni. Gli imputati saranno giudicati solo per disastro ferroviario colposo e non per omicidio colposo. Perché? C’entra la prescrizione…

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È il 29 giugno del 2009, Elena Iacopini e Federico Battistini, sposati dal 2003, si godono il loro amore nelle mura domestiche. All’improvviso l’allarme, la stazione di Viareggio diventa un inferno dantesco, la stazione, le strade e le abitazioni limitrofe si trasformano in un’immensa propagazione di fiamme. Un treno merci partito da Trecate (Novara) e diretto a Gricignano (Caserta) deraglia. Il convoglio era composto da 14 cisterne cariche di GPL.

Lo squarcio su una di queste cisterne provocò un inferno di fuoco in cui persero la vita 32 persone bruciate vive dalle fiamme. Elena e Federico tentarono immediatamente la fuga per scampare al fuoco, escono dall’abitazione e vengono travolti dalle voraci fiamme. Elena viene trasportata ancora viva in ospedale nonostante il suo corpo fosse ustionato al 100%, Federico viene ricoverato in gravissime condizioni. Alle 21 arriva la notizia che Elena non ce l’ha fatta.

Le condanne

33 gli imputati. Il 31 gennaio 2017 il tribunale di Lucca condanna i vertici delle Ferrovie. 7 anni e 6 mesi a Michele Elia e 7 anni a Mauro Moretti. La sentenza viene confermata in appello il 20 giugno 2019. La Cassazione, venerdì 8 gennaio 2021 ha dichiarato prescritti gli omicidi colposi perché ha ritenuto non operante l’aggravante dell’incidente sul lavoro e rinvia all’appello per una rivalutazione delle pene.

Moretti ed Elia verranno giudicati soltanto per il reato di disastro ferroviario colposo. La Cassazione, infatti, ha escluso l’aggravante delle norme di prevenzione sul luogo di lavoro che determina l’esclusione dell’omicidio colposo. La Corte, quindi, ha annullato con rinvio le condanne nei confronti degli amministratori delegati. Il giudice d’appello dovrà rimodulare le condanne tenendo conto della prescrizione. La Cassazione ha confermato le condanne per gli altri imputati.

Omicidio colposo: Si è di fronte ad un omicidio colposo nel caso in cui si verifichi la morte di una persona come conseguenza non voluta di una condotta negligente, imprudente o inesperta, oppure inosservante di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Perché l’omicidio colposo è stato prescritto?

La Suprema Corte ha ritenuto fondato solo l’omicidio colposo senza l’aggravante della violazione delle norme sugli infortuni del lavoro. Perché allora l’omicidio colposo si è prescritto? Il Codice penale prevede che la prescrizione per l’omicidio colposo sia di 6 anni, nel caso in cui ci fosse l’aggravante sopra menzionata, la prescrizione sarebbe di 14. Con la caduta dell’aggravante, resta in piedi solo l’omicidio colposo che si prescrive in 6 anni, termine già decorso.

Prescrizione: l’estinzione del reato per il quale non sia ancora stata pronunciata una definitiva sentenza di condanna nel termine previsto dalla legge.

Cosa succede adesso?

Gli imputati saranno comunque giudicati nell’appello bis sul disastro colposo ferroviario. Ad eccezione di Mauro Moretti (ex amministratore delegato di Ferrovie) che nel 2019 rinunciò alla prescrizione avvenuta nel 2018. Questo potrebbe essere ancora condannato per omicidio colposo.

Rinuncia alla prescrizione: interesse a rinunciare alla prescrizione, affinché il processo penale si concluda con una pronuncia nel merito 

È giusta questa sostanziale differenza in termini di prescrizione tra omicidio colposo e omicidio colposo con aggravante della violazione delle norme di prevenzione sul luogo del lavoro?

La disperazione dei parenti delle vittime è più che plausibile. “La nostra Piazza Fontana” l’ha definita uno di loro.

La prescrizione come un coltello: manico o lama?

La prescrizione è un coltello. Dal lato del manico, questa è una sicurezza per l’imputato affinché questo non rimanga tale a vita nel rispetto della durata ragionevole del processo. Ma se consideriamo l’altra parte del coltello, la lama, questa è un mezzo che può far male delle volte e portare ad esiti moralmente ingiusti, come in questo caso.

“La prescrizione è un istituto in sé ragionevole: se passa troppo tempo cessa l’interesse a ricostruire i fatti, a punire. Una pronuncia di prescrizione vanifica, in parte, le attese di giustizia delle vittime e dell’opinione pubblica” Le parole di Piercamillo Davigo sul Fatto Quotidiano.

La legge n.3 del 2019 blocca il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Il legislatore, infatti, ha deciso di porre un freno agli innumerevoli processi prescritti per decorso del termine prescrizionale. Secondo alcuni, questo arreca un vulnus alle garanzie dell’imputato che potrebbe trovarsi dinnanzi ad un processo senza fine.

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Mi chiamo Angelo, sono campano e sono del 1998. Studio Giurisprudenza alla Federico II e sono un inguaribile lettore di quotidiani e libri di vario genere. Principalmente mi occupo di fornire una visione chiara e commentare le tematiche legate al diritto. Non mi dispiace approfondire casi di cronaca nera, criminalità organizzata, economia, politica estera e nazionale.

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