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Diritto Pubblico

La pena di morte, Trump: il boia

Cosa si prova a sapere il giorno preciso della propria morte? Cosa si prova ad avere questo giorno scritto su un pezzo di carta, una sentenza? Ecco perché la pena di morte è una barbarie e non ha alcuna utilità.

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«Se dimostrerò non essere la pena di morte né utile, né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità.»

Cesare Beccaria

Provate a chiudere gli occhi per qualche minuto e pensate alle cose più tetre alle quali il nostro cervello ci induce a pensare. Sicuramente gran parte di voi ha pensato almeno una volta: cosa c’è dopo la morte? Cosa succede quando corpo e cervello smetteranno di essere una simbiosi perfetta? Pensieri, magari prima di dormire, che sono destinati ad essere archiviati. Archiviati perché quel giorno ci auguriamo che sia lontano e quindi, giustamente, evitiamo di trastullarci. Questo pensiero è destinato, quindi, a soccombere dinnanzi a tutti gli altri pensieri che hanno casa nella nostra mente. Insomma: chissà quel giorno quando arriverà, poi ci penso, nel mentre cadiamo tra le braccia di Morfeo e il giorno dopo quel pensiero sarà sradicato dalla nostra mente che è presa dalle attività quotidiane.

A nessuno, infatti, è dato sapere quel fatidico giorno. Questa regola comune non vale per tutti. Non è valsa per Lisa Montgomery, Cory Johnson e Dustin Higgs. Cosa si prova a sapere il giorno preciso della propria morte? Cosa si prova ad avere questo giorno scritto su un pezzo di carta, una sentenza? Beh, non possiamo più chiederglielo. Provate a pensare cosa fareste nel caso in cui sapeste questo giorno X.  

C’è chi in zona Cesarini dà il via ad una conversione, chi continua a pregare il Dio che sempre pregato e chi, alla fantozziana, fa tutto quello che non ha mai fatto.

Altra regola comune che non è valsa per Lisa Montgomery, Johnson, Higgs, costretti a vivere tra le mura carcerarie con un solo pensiero: la fatidica data dell’esecuzione. Vorrei provare a farvi immedesimare in queste persone, deliberatamente, come Victor Hugo nel “l’ultimo giorno di un condannato” voglio farvi riflettere sull’agonia provata da queste persone senza citare i reati che hanno commesso, né citare i problemi e la vita delle persone condannate, per permettere un pensiero puro, senza pregiudizi, ma per pensare all’agonia di queste persone in quanto esseri umani. Provate ad immaginare la vita di un uomo o una donna che tra quattro mura, un letto, un lavello e un WC aspetta la sua esecuzione.

Quante esecuzioni ci sono state sotto Trump?

Lisa Montgomery, 52 anni, è stata uccisa con un’iniezione letale. Negli Stati Uniti, infatti, oltre alle palesi sciagure dell’amministrazione Trump, ci sono degli eventi che rischiano di passare in sordina. Nell’era Trump sono state eseguite più di 11 esecuzioni. Negli Stati Uniti, la pena di morte è in vigore in 29 stati su 50. Tuttavia, la pena di morte federale era una misura solo sulla carta, di cui è stata ripristinata l’effettività dopo 17 anni di pausa.

La sentenza del tribunale del Missouri, nella parte in cui prevedeva la pena di morte, era rimasta lettera morta prima con George W. Bush e poi con Obama. Nel 2019, Trump invece decide sull’esecuzione e questa fortunata tradizione viene spezzata da William Barr, ministro della giustizia, su ordine di Donald Trump. La prassi prevede, che nel cambio dei presidenti, le esecuzioni capitali vengano sospese, altra tradizione mortificata dal Tycoon.

Ma la pena di morte può essere un utile deterrente?

Gli Stati di diritto dubitano dell’efficacia di questa pena. Questa, nonostante sia una misura raccapricciante, non funge nemmeno da buon deterrente. Pensate davvero che in un delitto non premeditato, l’assassino, prima di sferzare una coltellata pensa che sarà sottoposto alla pena di morte? L’assassino, il più delle volte, agisce senza alcun raziocinio. Lo Stato è tale perché gode di una legittimazione da parte del popolo, lo Stato dovrebbe essere un insegnante che con impegno e dedizione cerca di insegnare anche agli studenti più indisciplinati.

Pensate davvero che sia giustificato un crimine di Stato? Ma, soprattutto, la storia è ricca di errori giudiziari, pensate davvero che un risarcimento dei danni alle famiglie dell’ingiusta vittima condannata e uccisa su ordine dello Stato, sia un compenso equo per ristorare la perdita di un affetto? Io non penso. Cosa dovrebbe fare un buon insegnante? Penso alla testardaggine di alcuni di loro che invece di usare una penna per trascrivere su di un registro la nota ad un cattivo studente, cercano di trovare metodi alternativi per avvicinarli alla materia.

E perché lo Stato non dovrebbe essere un buon insegnante? Il detenuto va “rieducato” come stabilito da un felice articolo della nostra Costituzione art.27. Con questo non intendo un paese dei balocchi dove il reato è dietro l’angolo. Ma penso a misure quanto più efficaci possibili per recuperare il cattivo studente, anche all’interno della struttura detentiva. È questa la logica beccariana. Prevenire, riabilitare, ma non distruggere. Probabilmente il “trattato” di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, non ha attecchito in America.

La pena di morte è la barbarie per antonomasia

Monumento a Campo de’ Fiori dedicato a Giordano Bruno, Roma

Vi chiedo di nuovo di chiudere gli occhi, come all’inizio, e provare a pensare ai libri di scuola, di storia, e dire ad alta voce il primo personaggio, condannato a morte, che vi viene in mente. Lo faccio anche io. Giordano Bruno. Il 17 febbraio 1600 venne arso dalle fiamme, nudo, legato ad un palo, in Campo de’ Fiori, a Roma, dove oggi c’è una statua di bronzo in omaggio a quest’ultimo.  Giordano Bruno fu bruciato vivo perché non poteva smettere di pensare ciò che pensava.

Lisa Montgomery si macchiò di un delitto atroce e raccapricciante ma nessun reato può permettere allo Stato di togliere qualcosa che esso non ha dato: la vita. Nel pensare a Giordano Bruno mi rimbomba una sua frase, una frase che pronunciò in facci ai suoi giudici:

“Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla.”

Il ricordo di Giordano Bruno simboleggia come la pena di morte, già nel 1600, ma a maggior ragione oggi, sia una pena senza alcuna utilità, raccapricciante e inaccettabile. Lungi dal paragonare Giordano Bruno a Lisa Montgomery, ma per provare a spiegare come, in molti casi, la pena di non morte non equivale a giustizia ma all’ingiustizia.

La Pena è un mezzo di difesa e non di distruzione

Purtroppo, la pena di morte continua ad essere una pena comune in ancora troppe parti del mondo è inaccettabile! Ma è ancora più sconcertante che uno stato, gli Stati Uniti, baluardo della democrazia, continui a contemplare questa arcaica e mai giusta pena. Non può che essere un grande passo in avanti la volontà di Joe Biden di mettere fine immediatamente alle esecuzioni capitali.

In definitiva, riprendo la visione di Cesare Beccaria, lo scopo della pena è fare in modo che un danno commesso nei confronti della società non si ripeta e di scoraggiarne altri: la pena non è uno strumento per “raddoppiare con altro male il male prodotto dal delitto commesso“, ma uno strumento per impedire che al male già arrecato se ne aggiunga altro ad opera dello stesso criminale o ad opera di altri che dalla sua impunità potrebbero essere incoraggiati. La pena è un mezzo di difesa, un mezzo di prevenzione sociale ma mai di distruzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mi chiamo Angelo, sono campano e sono del 1998. Studio Giurisprudenza alla Federico II e sono un inguaribile lettore di quotidiani e libri di vario genere. Principalmente mi occupo di fornire una visione chiara e commentare le tematiche legate al diritto. Non mi dispiace approfondire casi di cronaca nera, criminalità organizzata, economia, politica estera e nazionale.

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