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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

RIP DDL ZAN

Che fine farà il ddl Zan con questa crisi di governo? Cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro per i diritti lgbtqia+?

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Il ddl Zan è stato come quelle storie che arrivano dopo tanti tentativi falliti: lo guardi con circospezione, da una parte ci speri veramente, dall’altra – pur vivendolo con passione – te lo senti che fallirà, perché il lieto fine c’è solo nelle fiabe e tu lo sai bene. Non era perfetto, qualcosa mancava, qualcos’altro sarebbe stato meglio fosse diverso; ma sembrava il tentativo migliore che avessimo incontrato da molti anni a questa parte.

Un piccolo sogno

Ci stavamo abituando alla sua presenza, giorno dopo giorno, addormentandoci insieme, cullandoci nell’illusione che forse questa volta sarebbe stata diversa. Ma, proprio chi un tempo c’era stato amico, ci ha tradito. E la nostra bella, imperfetta nuova storia con il ddl Zan si è conclusa. Certo, potremmo dire che non è detta l’ultima parola, esistono i ritorni, i ripensamenti; ma in fondo, lo sappiamo bene che avevamo ragione fin dall’inizio: il lieto fine è solo per le fiabe. E l’amicizia, in questa storia, non è contemplata nemmeno in un futuro lontano.

Italia Viva si è assunta la responsabilità di votare, sostenere, portare avanti, con una lunga mediazione la legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo, una buona legge che il Paese attende da tantissimi anni. Ma oggi, se dopo questa crisi la situazione precipitasse verso il voto anticipato, si assumerebbe la responsabilità di averla fatta cadere”.

Aveva dichiaro Alessandro Zan ai microfoni di gay.it, all’indomani dell’uscita dalla maggioranza di Italia Viva. Ieri al Senato Conte ha incassato una fiducia relativa: 156 voti. La maggioranza assoluta sarebbe stata di 161 voti. L’idea del Governo è quella di arrivarci cercando voti, un po’ come si cercano i funghi nel bosco, un salto qua, un salto là, prima o poi apparirà. 

Perché non c’è mica bisogno dei reality per vedere un po’ di trash tv, basta seguire certe dirette alla Camera o al Senato e si torna subito in pace con l’italiano di Cetto la qualunque. 

Un’immagine che, per quanto possa anche far ridere, è deprimente quanto lo spettacolino messo in scena ieri dalla politica nostrana, fra urla, assembramenti, rivendicazioni di valori tradizionali minati dalla legge contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo, e dalla reintroduzione della dicitura “Genitore o chi ne fa le veci” nei documenti d’identità dei minori (una norma peraltro preesistente, che il governo di Salvini e 5 stelle, anche noto come Conte I, aveva eliminato), omini playmobil, insulti, sessismo e chi più ne ha più ne metta. 

Le opzioni per il ddl Zan

Il Governo non è una maggioranza. Sta in equilibrio su una fune senza avere le competenze circensi necessarie, e questa spallata di Matteo Renzi l’ha dimostrato. Se quando cadde il Governo Prodi con Mastella nel lontano 2008, davvero c’erano profonde differenze ideologiche che separavano il centrosinistra dal partito “traditore”; ora, ad andarsene non è stato il parente lontano australiano, ma nostro fratello con cui siamo cresciuti e abbiamo costruito un lungo pezzo di strada. 

Quali strade possibili? 

  1. Conte miracolosamente troverà i voti per la maggioranza assoluta. Significherebbe una transumanza da partiti minori al Governo.
  2. Conte ritorna da Matteo Renzi e contratta una soluzione. 
  3. Alla prima votazione il Governo cade. 

In questo scenario l’unica possibilità che possa salvare il ddl Zan è che la maggioranza si ricomponga e Italia Viva ritorni a casa. Inutile ipotizzare incredibili giochi pirotecnici in cui politici emigrati da altri partiti siano fedeli alleati e votino la legge contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo.  Bisogna essere realisti. Già se fosse rimasto tutto com’era quando il ddl passò alla Camera, c’era grande paura per i voti in Senato. Ora sarebbe peggio.

Le commissioni dovranno essere bilanciate secondo i nuovi equilibri, e la compagine risulta molto, troppo eterogenea. L’ipotesi poi, che passi un ddl emendato, è peggio che mai, perché già la legge contro l’omolesbobitransfobia è una sintesi tra diverse correnti di pensieri e risulta per alcune persone della comunità lgbtqia+ troppo “leggera”, figuriamoci con ulteriori emendamenti. 

Salvini e la destra

Matteo Salvini e i suoi alleati l’hanno detto chiaro e tondo ieri: non ci sarà spazio per i diritti lgbtqia+ nel loro governo, e difenderanno un modello di famiglia che vede nell’aborto una negazione della vita. 

“Noi pensiamo che la famiglia non sia una scelta politica, che la mamma si chiami mamma e il papà si chiami papà. – ha detto a gran voce ieri Matteo Salvini al Senato – Noi siamo per la difesa della vita sempre e comunque. Il nostro modello sono i centri di aiuto alla vita e non le pillole abortive regalate per strada a chiunque. Abbiamo un’idea diversa di futuro. L’Italia che noi abbiamo in testa ha come modello San Patrignano e la comunità Nuovi Orizzonti e non le droghe libere agli angoli delle scuole dei nostri figli”. 

Quest’Italia diversa se il Governo cadrà, sarà realtà. E allora non sarà solo il ddl Zan a finire nel dimenticatoio, ma tanti altri passi avanti verso un’Italia più multiculturale, liberale, composita e all’avanguardia. 

Se oggi diciamo Rip ddl Zan, domani Rip lo diremmo a tante altre cose, abbiate fede.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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