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Condannati al normie-pensiero: la crisi porta ragionamento

Condannati al dilagare del pensiero normie: quello dell’irresponsabilità delle azioni di governo, della crisi inadatta o del momento inopportuno.

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Ci siamo convinti, per motivi ancora tutti da decifrare, che questo momento storico non ci permetta di dibattere. E pensare che ben due Camere in Italia hanno esattamente questo ruolo. Quello di discutere sui temi che affliggono il paese, dalla crisi economica, alla crisi dell’occupazione fino alla gravissima crisi sanitaria. La storia, che per motivi di rispetto non citeremo mai più, ci ha insegnato che nella crisi le istituzioni trovano le forze per ragionare. Per fare squadra e, perché no, per individuare le soluzioni ai problemi. Attività passata quasi di moda.

Guardando il mondo con gli occhi di un osservatore esterno ci rendiamo conto di due fattori: molti fondi stanziati da spendere a rimborso e un’agenda di governo sostanzialmente paralizzata. Distacchiamoci dal pensiero normie. Partiamo dal primo aspetto. I soldi dell’unione europea, il famoso Recovery, non esistono e non esisteranno fin quando non saranno presentati piani di spesa in linea con quanto disposto dalle esigenze europee.

Nonostante Bersani, da mesi seduto come ospite fisso di qualsiasi talk impegnato per un paio d’ore a contorcersi nelle lamentele rispetto alle furenti critiche che sono arrivate per una “bozza”. Dunque se era un gioco quella bozza, perché renderla pubblica? La bozza di spesa, ratio ci indurrebbe a credere, sia la visione del nostro esecutivo rispetto a dei fondi. Previsione che lo stesso esecutivo ha sostanzialmente sbugiardato, modificandola quasi interamente.

Questa settimana l’esecutivo alla prova dei numeri

Allora passiamo all’agenda di governo. La crisi non è una priorità, giusto. E dunque da dove si parte? Perché a marzo saranno sbloccati i licenziamenti, e su questo non è ancora arrivata una risposta ai lavoratori tanto quanto ai datori di lavoro. Abbiamo investito gran parte dello scostamento di bilancio su misure di assistenzialismo, e ora che abbiamo dopato il debito pubblico da cosa si ripartirà? Potremmo dire dalla formazione, che sia professionale o culturale. Ma sulle grandi opere non è stato fatto alcun passo avanti, sulle università nessun investimento e per quanto riguarda le scuole le abbiamo chiuse e mai più riaperte.

La crisi è sbagliata? La risposta giusta sarebbe “sempre”. Ma perché ora no? A quale responsabilità ha alluso il Presidente del Consiglio? A quali misure fa riferimento? La settimana che verrà, stando così le cose, metterà a nudo la gravità di un governo senza maggioranza. Quando la policy giustizialista del guardasigilli Bonafede cadrà feralmente sotto i colpi dell’opposizione, e quando il contiano cashback si sgretolerà, il presidente del consiglio si renderà conto di quanto irresponsabile sia stato essere padre padrone di questo governo?

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