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L’Italia scampa per un soffio l’esclusione dalle Olimpiadi di Tokyo 2022

L’Italia ha davvero rischiato di non poter partecipare alla prossima edizione dei Giochi Olimpici e il motivo è del tutto Made in Italy..

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Pervasi dall’assurda e inopportuna crisi di governo che sta immobilizzando un paese già parecchio immobile, è possibile non aver prestato attenzione a una notizia parecchio grave: l’Italia ha seriamente rischiato di essere esclusa dalle Olimpiadi di Tokyo 2022.

Il problema è temporaneamente rientrato grazie a un decreto-lampo firmato subito prima che Conte ufficializzasse le sue dimissioni, con una pratica del tutto Made in Italy, ma è interessante andare a fondo della questione: cosa ha portato il Comitato Olimpico a diffidare l’Italia con la minaccia di escluderla da Tokyo? 

Su quali basi i paesi vengono esclusi dal Giochi Olimpici? 

La Carta Olimpica è un documento adottato dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) che contiene le regole e le linee guida che i singoli paesi devono rispettare per partecipare ai Giochi Olimpici. La Carta è composta da 6 capitoli che comprendono in tutto 61 articoli dedicati al ruolo dello sport e alle sue caratteristiche e valori, tra i quali il suo essere apolitico, cioè il non essere influenzato in alcun modo dalla politica, e il suo essere un diritto fondamentale per l’uomo che può esercitare senza discriminazioni. 

Il comma 6 dell’articolo 27 della Carta Olimpica recita:

“i Comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”.

Mentre sull’uguaglianza e la lotta alle discriminazioni si legge: 

“La pratica dello sport è un diritto dell’uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play.”

Qual è il problema dell’Italia?

Per capire le ragioni di quanto successo in questi giorni dobbiamo ripartire dal governo gialloverde, più o meno un’epoca politica fa, spesso ricordato come governo Conte 1. 

Una delle riforme attuate dal binomio 5 Stelle-Lega è stata in ambito sportivo, con la costituzione, in data 30 dicembre 2018, della società Sport e Salute che ha completamente sostituito Coni Servizi. Il problema è che con questa nuova istituzione il Coni non gode più della sua autonomia e non è libero di autodeterminarsi, ma deve rispettare le funzioni decise da Sport e Salute, società a tutti gli effetti dipendente dello Stato italiano e il cui azionista non à altro che il Ministero dell’Economia e delle finanze. 

“Quando parliamo della ricerca degli sponsor – ha spiegato un furibondo Malagò, presidente Coni, alla Camera – non posso andare da un soggetto che è un dipendente di una società dello Stato e dirgli: ‘Mi fai tu il marketing per i cinque cerchi olimpici per Tokyo’. Non può esistere: quella persona deve lavorare per il Coni. Addirittura, essendo la società Sport & Salute una spa, ci mette anche un markup del 5%. Se quella persona non la posso prendere, ne devo poter prendere un’altra con cui faccio il marketing . E la stessa cosa vale anche per tutte le altre funzioni”.

Dunque, facendo riferimento all’articolo 27 della Carta Olimpia che abbiamo visto prima, il Comitato Olimpico ha inviato un warning, un avvertimento, in cui avvisava il governo italiano che mercoledì 27 gennaio si sarebbe presa una decisione riguardo l’esclusione o meno dell’Italia dai prossimi Giochi Olimpici.

Possibili conseguenze dell’esclusione

Nonostante il pericolo sembri scampato, e con esso la pessima figura che il nostro paese avrebbe fatto (già non particolarmente stimato per via delle contraddizioni e delle folli mosse politiche che da sempre ci contraddistinguono), vediamo cosa sarebbe successo con l’esclusione del nostro paese dalle Olimpiadi. 

Innanzitutto occorre dire che i vari Pellegrini, Paltrinieri, Garozzo & Co. avrebbero potuto ugualmente partecipare alla competizione ma privati della divisa ufficiale del proprio paese, della bandiera e dell’inno nazionale. Avrebbero dunque potuto competere solamente in qualità di atleti indipendenti, una penalizzazione enorme in termini di motivazione e riconoscimenti. 

Un’altra conseguenza che avrebbe interessato parecchio i piani alti dello Stato è puramente economica: l’Italia nel 2026 ospiterà l’edizione invernale delle Olimpiadi e questo garantisce al paese grandi risorse economiche per l’organizzazione dell’evento che andrebbero interamente in fumo nel caso di una esclusione decisa dal Comitato Olimpico. 

Il decreto-lampo salva Italia

In un Consiglio dei Ministri convocato poco prima di rassegnare le dimissioni, Conte ha firmato nella mattinata del 26 gennaio il cosiddetto decreto CIO riguardante l’autonomia del CONI, il quale riconosce al Coni un proprio organico dirigenziale e di personale, prima subordinato a quello di Sport e Salute. 

“Per la lunga e gloriosa storia sportiva e democratica del nostro Paese era improbabile che l’Italia venisse così duramente sanzionata già domani, ma la decisione di oggi fuga ogni dubbio e risolve il problema dell’indipendenza del Coni lasciato aperto dalla riforma del 2019”

ha commentato il Ministro dello Sport Spadafora subito dopo l’approvazione del decreto. 

Il Belpaese dunque sembra avercela fatta, con non poche sofferenze, corse e incomprensioni, anche questa volta. La nostra esclusione sarebbe stata paragonata a quella della Russia per lo scandalo legato al doping e a quella della Bielorussia per via delle elezioni illegittime e antidemocratiche di Lukashenko, paragoni che ci fanno tutti’altro che onore e che infangano la lunga storia sportiva del nostro paese, che almeno in questo senso è sempre stato invidiabile (Mondiali di calcio del 2018 a parte). 

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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