Connect with us

Cultura

Il Controcampo: Diversi Film per Occhi Diversi

Questa settimana nel Regno Unito molti film sono stati cancellati da Disney+ per i bambini al di sotto dei 7 anni. Perché? Possiamo davvero parlare di censura o forse l’argomento è molto più complesso?

Published

on

Questa settimana ci siamo ritrovati davanti ad un evento che ha messo in discussione le infanzie di molti noi: la cancellazione da Disney+ nel Regno Unito dei film Dumbo, Gli Aristogatti e Peter Pan per i profili dei bambini al di sotto dei 7 anni, a causa di ritratti stereotipati e caricaturali di popolazioni quali quella nativa americana, afroamericana e asiatica. Varcata la soglia dei 7 anni, i bambini possono guardare i film con un disclaimer che li invita ad avere un occhio critico, e tenere conto che questi stereotipi erano sbagliati ai tempi dell’uscita del film come lo sono oggi.

Questo gesto è immediatamente stato condannato ritenendo che “ormai non si può più dire niente”, usando anche termini come censura, una parola che tanto piace quanti sono i click che porta. Questa visione, oltre ad essere radicalizzata, è anche falsa, perché sarebbe come gridare alla censura per un bollino rosso in televisione.

Nonostante ci sia, nel mio parere, una discussione che sicuramente va affrontata sul piano del politically correct nel cinema mainstream, penso che la Disney abbia una giusta consapevolezza circa l’impatto che i film visti nella prima fase della vita hanno sul nostro modo di vedere e percepire l’alterità. Tutti noi siamo cresciuti con i film della nuova golden age della Disney, nonché con quelli che guardavano i nostri genitori. Non so voi, ma io ricordo di aver visto numerosi casi di bullismo e di razzismo a scuola, specie alle elementari e medie, che si basavano su stereotipi presi da film e cartoni in televisione.

La Disney non si contraddice

Un esempio un po’ forzato di politically correct in un film Disney: in Avengers: Endgame (2019, Russo Bros.) tutte le donne si uniscono contro Thanos, mentre gli uomini sono fuori gioco o impegnati. Tutto pur di non far fare ad un uomo il ruolo di aiutante!

Secondo me, il fatto che al di sotto dei 7 anni questi film siano stati tolti, ma siano accessibili dai profili per esempio dei genitori, invita questi ultimi ad accompagnare i figli nella visione, ed aiutarli a sviluppare una visione critica nei confronti di quello che vedono. Un invito al dialogo con i propri figli e alla consapevolezza del mondo in cui viviamo, in cui l’odio razziale divampa, invece che parcheggiare i bambini davanti alla televisione o lasciarli soli con una tecnologia sempre più invasiva nei confronti di occhi ingenui.

La Disney non si sta contraddicendo da sola, nella mia opinione, ma è consapevole di portare, con i suoi film più vecchi, una visione razzista ormai superata (vorrei inoltre far notare che “La Disney” non è una singola persona ma una serie di registi, sceneggiatori, e animatori che si sono sostituiti nel tempo) e sta imparando dai suoi sbagli senza togliere al valore artistico nonché affettivo che questi film portano con sé.

Cerchiamo di calarci in altri contesti

Penso che un discorso come questo debba avere spazio – ma purtroppo non ne ha – in un paese come l’Italia, in cui le sue minoranze culturali vengono schiacciate ai limiti della società. Un paese in cui i bambini bianchi sono abituati ad essere la maggioranza e l’unica vera porzione della popolazione che ha diritto a tutto, anche ad essere rappresentati alla televisione come belli e bravi. È ovvio che un italiano cresciuto da bambino bianco con la possibilità di identificarsi con Peter Pan, Wendy, Biancaneve, Cenerentola, Ariel, Eric, Semola, Pinocchio, Belle, Tarzan e così via non possa capire perché gli altri debbano sentirsi offesi dagli indiani dell’Isola che non c’è (Giglio Tigrato, l’unica “pellerossa” carina, è anche la più chiara, l’avete notato?), dai corvi che parlano con accenti neri (con il boss della banda che si chiama “Jim Crow”, come le leggi della segregazione dei neri negli USA) e dal gatto che suona in piano con le bacchette.

Sono l’empatia e il senso critico che andrebbero portati avanti, più che il politically correct come teoria in generale. Non si parla quindi di come i bianchi percepiscono gli altri (“a me stava simpatico il gatto cinese”), ma il diritto di queste persone ad essere rappresentati in un modo dignitoso ed equo. Come sempre, il senso di discrimine è assente.

L’eccesso del politically correct esiste

Le stesse persone sinistroidi che sostengono il movimento di black lives matter sono le stesse a non dire niente davanti ad una discriminazione di una minoranza culturale, solo perché questa discriminazione non porta le stesse forme della violenza per strada. Il problema con l’eccesso del politically correct esiste, è tangibile, e lo si sente. Ma anche il razzismo è un problema altrettando tangibile per coloro che ne sono soggetti. Quindi forse gli italiani tanto affezionati a Romeo er meglio del Colosseo, coloro che condividono le vignette di Dumbo che piange, dovrebbero capire, e insegnare ai bambini, che non c’è un solo modo di vedere le cose.

Non sono i film ad essere razzisti per intero (ok, forse Dumbo sì), ma alcune scene lo sono, e invece di farle consumare ai bambini senza un discorso di accompagnamento (non “un predicozzo” come è stato indicato da alcuni, un discorso) si può discutere di come ognuno, nel suo piccolo, possa fare la differenza per un altro essere umano, apprezzandone la diversità senza ridurla a personaggio caricaturale. Se fossero tagliate o modificate, sarebbe censura, mentre queste scene possono essere viste per intero.

Il cinema è un riflesso dei tempi che rappresenta

Gli Aristogatti (1970)


Il cinema è il riflesso dei tempi che rappresenta, è frutto dello spirito del tempo in cui vive. Se sono davvero tempi nuovi, in cui si riesce a guardare ad alcuni prodotti culturali del passato con un occhio critico, come facciamo tutti vedendo Nascita di una Nazione, allora bisogna impostare una via anche per coloro che questo senso critico ancora non ce l’hanno, senza nascondere film di tempi passati ma nemmeno facendo finta che non sia cambiato niente.

Se potete sopportare di accettare i cookie prima di vedere un sito, allora vi posso assicurare che un banner che invita i vostri figli all’empatia e al senso critico non vi farà alcun male, tranquilli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Margaret Duggan, studentessa italoamericana classe '96, proveniente da Lecce. Laureata in Cinema e Televisione alla California State University Northridge a Los Angeles e studentessa magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, ho lavorato a produzioni cinematografiche sia studentesche che professionali. Nel tempo libero mi piace andare in campeggio, nuotare, leggere, e ovviamente guardare film! Con la mia rubrica "Il Controcampo" vorrei mostrare ai miei lettori i lati meno conosciuti dell'industria del cinema. Insieme possiamo proiettarci nei teatri di posa, negli uffici di produzione, nei camerini degli attori, ed esplorare tutte le stanze della "fabbrica dei sogni"!

Trending