Connect with us

Cultura

Il Controcampo: La Collaborazione fra Sundance e i Golden Globe

Alla fine del Festival di Sundance si è anche affiancata la nomination per il premio Golden Globe del 2021. Ma cos’è il festival di Sundance e perché è sempre un’altra faccia hollywoodiana?

Published

on

Con l’annuncio delle nomination per il premio Golden Globe del 2021 nello stesso giorno della fine del Festival di Sundance, l’ultima settimana è sicuramente stata piena di eventi da seguire per tutti gli appassionati del cinema americano. Nonostante l’espressione del cinema hollywoodiano e l’altare del cinema indipendente sembrerebbero non avere poi tanto in comune, vorrei qui sottolineare che la Hollywood Foreign Press Association (HFPA) di Los Angeles, organizzatrice dei Golden Globe Awards, e il Sundance Institute che si occupa dell’omonimo festival nello Utah sono invece due facce della stessa medaglia, e due associazioni con una lunga storia di reciproco supporto.

Perché è importante il Festival di Sundance?

Sundance è un festival che, nella piena autonomia di lavorare un’intera stagione in anticipo rispetto ai Golden Globe e gli Oscar, dimostra un’incredibile lungimiranza nei confronti del materiale di qualità che verrà ampiamente apprezzato ad Hollywood quasi un anno dopo. Vi faccio subito qualche esempio.

Consideriamo il film The Father (debutto alla regia di Florian Zeller), film del 2020 con Anthony Hopkins e Olivia Colman girato fra Francia e Inghilterra, con le musiche di Ludovico Einaudi. Ora questo film si ritrova al centro dei riflettori a causa delle sue quattro nomination ai Golden Globe 2021, come miglior film drammatico, miglior attore in un film drammatico a Anthony Hopkins, migliore attrice non protagonista a Olivia Colman e migliore sceneggiatura a Florian Zeller e Christopher Hampton. Tuttavia, questo film ha già effettuato la sua premiere all’edizione Sundance di un anno fa, che già aveva riconosciuto in questo debutto registico lo stesso potenziale che, un anno dopo, ha affascinato anche la HFPA.

Un altro esempio è Promising Young Woman (Una donna promettente, altro esordio registico, questa volta di Emerald Fennell), film del 2020 che già l’anno scorso aveva deliziato l’audience di Sundance. Un anno dopo, anche quest’opera prima dell’attrice-naturalizzata-regista ha ottenuto quattro nomination per il prestigioso Golden Globe.

Potrei continuare nominando altri film fra cui Palm Springs (Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, Barbakow 2020), Minari (Chung 2020) e La Llorona (La Llorona – Le lacrime del male, Chaves 2019), tutti film che si sono distinti a Sundance nell’edizione 2020. L’occhio visionario di Sundance viene quindi riconfermato da quello estremamente esperto della HFPA.

La quarta edizione di Women Breaking Barriers a Sundance

Un altro elemento di connessione fra queste due istituzioni del cinema americano che ho personalmente apprezzato è l’organizzazione della quarta edizione di Women Breaking Barriers a Sundance. Un’intervista corale ad alcune donne di Hollywood che quest’anno si sono cimentate in attività che non sono solitamente nelle loro corde. Considerando l’estrema difficoltà aggiunta da un anno di pandemia mondiale, l’unica cosa da dire è chapeau.

Al pannello hanno partecipato le attrici Robin Wright (per il film Land) e Halle Berry (per il film Bruised), due donne che hanno superato i propri limiti indossando, oltre ai loro soliti panni, anche quelli del regista. A loro si sono aggiunte Andra Day (per il film The United States vs. Billie Holiday, nominato per due GG) e Sia (per il film Music, anch’esso due nomination), due cantanti che hanno deciso di passare al cinema sedendosi sulla sedia da regista.

Ultima ma non certo per importanza, l’attrice Zendaya che ha deciso di prendere quasi interamente sulle proprie spalle il peso del film Malcolm & Marie, scritto dal regista di Euphoria Sam Levinson durante la pandemia. Cinque donne che hanno deciso di utilizzare la crisi che stiamo vivendo per testare i propri limiti e creare qualcosa di nuovo. Ad accompagnarle nella serata (più forse un pomeriggio nel loro fuso orario) vi erano Elisabeth Sereda, membro della Hollywood Foreign Press Association; Silvia Bizio, una delle giornaliste italiane più influenti a Hollywood e membro di HFPA; e Keri Putnam, direttore esecutivo del Sundace Institute che ha il compito di supervisionare il celeberrimo festival.

Vi invito ad andare a vedere la registrazione video, ricca di commentari sull’anno che abbiamo vissuto e sul suo impatto sul cinema americano. Dagli effetti del movimento Black Lives Matter e retaggi di #metoo, una nuova strada, ancora lunga e tortuosa, si sta aprendo per le donne nel cinema, soprattutto per le donne di colore a cui questa strada è stata chiusa per fin troppo tempo. Un concentrato di positività e di supporto reciproco femminile, contro un mondo che alimenta l’antagonismo fra donne, un insieme di artiste che vogliono fare fronte comune contro il sessismo nel mondo del cinema.

In particolare ho apprezzato l’occhio speciale che le donne più adulte hanno rivolto verso Zendaya, giovane donna nata solo 5 giorni prima di chi vi scrive, che con il suo empowerment rappresenta esattamente la visione che le cineaste più mature, soprattutto Andra Day e Halle Berry, volevano veder realizzata. Una donna nera che a 24 anni può imbracciare la videocamera, mettere insieme la sua crew, e girare una storia che sente di dover raccontare. È stato un po’ come se Zendaya, arrivata tutta trafelata e di fretta perché doveva partire per girare il trailer di Spiderman 3, fosse l’incarnazione di un sogno che tutte quelle donne hanno costruito con il loro sudore e la lotta alla discriminazione.

MALCOLM & MARIE (L-R): ZENDAYA as MARIE, JOHN DAVID WASHINGTON as MALCOLM. DOMINIC MILLER/NETFLIX © 2021

Ho inoltre apprezzato come, in alcuni punti, le donne siano state brutalmente oneste su alcuni dei veri problemi che si ritrovano all’interno dell’industria del cinema, da come il casting di due attori protagonisti neri renda la pellicola un “Black movie”, e quindi automaticamente un prodotto di nicchia con un suo genere separato; ma anche come molte volte le donne si siano dovute fidare di altre donne perché avessero la loro stessa prospettiva, lo stesso occhio critico con cui giudicare il girato mentre la regista era occupata nella recitazione.

Un concentrato di sincerità e di storie sul set, altre più divertenti e altre che invece lasciano molto su cui riflettere.

Malcolm & Marie con Zendaya è disponibile su Netflix, mentre Bruised lo sarà a breve. Qui in seguito potete trovare i trailer che sono già disponibili.

Insomma, ci troviamo davanti ad un altro anno estremamente proficuo per la collaborazione fra la HFPA e Sundance, che non è stato scalfito dalla pandemia in corso ma semplicemente spostato online. Quando due istituzioni estremamente potenti e conosciute utilizzano il loro potere per elevare voci non tradizionalmente rappresentate e valorizzare opere prime e film indipendenti, vuol dire che quella collaborazione deve continuare ad ottenere tutta l’attenzione che merita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Margaret Duggan, studentessa italoamericana classe '96, proveniente da Lecce. Laureata in Cinema e Televisione alla California State University Northridge a Los Angeles e studentessa magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, ho lavorato a produzioni cinematografiche sia studentesche che professionali. Nel tempo libero mi piace andare in campeggio, nuotare, leggere, e ovviamente guardare film! Con la mia rubrica "Il Controcampo" vorrei mostrare ai miei lettori i lati meno conosciuti dell'industria del cinema. Insieme possiamo proiettarci nei teatri di posa, negli uffici di produzione, nei camerini degli attori, ed esplorare tutte le stanze della "fabbrica dei sogni"!

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending