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Economia

Whatever it takes, Mario

E’ sicuramente l’uomo del momento in Italia ma potremmo dire anche nel mondo ma, cosa sappiamo di Mario Draghi? Perché ha così tanta influenza e soprattutto: cos’è il ” whatever it takes”?

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L’ex presidente della Banca centrale Europea Mario Draghi nasce a Roma nel 1947. Il padre Carlo, padovano, entra in Banca d’Italia nel 1922 per poi passare prima all’IRI di Donato Menichella e infine alla Banca Nazionale del Lavoro. La madre, Gilda Mancini, è farmacista originaria di Monteverde (Av). Mario è il primo di tre fratelli: Andreina è storica dell’arte e Marcello imprenditore.

All’età di 15 anni, a breve distanza l’uno dall’altra, Draghi perde entrambi i genitori. A prendersi cura di lui e dei fratelli sarà una sorella del padre. La sorella Andreina studierà al Liceo Tasso di Roma mentre Mario e il fratello minore frequenteranno il liceo classico dell’Istituto Massimiliano Massimo di Roma retto dai gesuiti. Al Massimo ha per compagni di classe Luca Cordero di Montezemolo e Giancarlo Magalli.

Docente universitario, ha una lunghissima esperienza nel mondo dell’alta finanza: nel 1983 diviene consigliere di Giovanni Goria, ministro del Tesoro nel Governo Craxi I. Tra il 1984 e il 1990 è Direttore Esecutivo della Banca Mondiale. Dal 1991 al 2001 è Direttore Generale del Ministero del tesoro. Viene chiamato da Guido Carli, ministro del Tesoro del Governo Andreotti VII, su suggerimento di Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca governatore della Banca d’Italia. È stato confermato da tutti i governi successivi: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I, D’Alema I e II, Amato II e Berlusconi II. In questi anni è stato l’artefice delle privatizzazioni delle società partecipate in varia misura dallo Stato italiano.

Il 29 dicembre 2005 diventa il nono governatore della Banca d’Italia. Draghi viene chiamato a sostituire Antonio Fazio, costretto alle dimissioni in seguito allo scandalo di Bancopoli. A causa di questa vicenda la durata dell’incarico conferito a Draghi ha un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta. Il 16 maggio 2011, l’Eurogruppo ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza della Banca centrale europea, ma la nomina definitiva è avvenuta solo dopo la decisione dei leader al vertice Ue del 24 giugno.

La BCE e il whatever it takes

In questa data Mario Draghi è stato scelto come successivo Governatore della Banca centrale europea, entrando in carica il successivo 1º novembre. Al suo posto quale Governatore della Banca d’Italia, dopo una complessa scelta da parte del Governo Berlusconi IV, è stato nominato Ignazio Visco il 20 ottobre 2011. Il 26 luglio 2012, in un intervento a Londra, annuncia che la Banca centrale europea farà tutto il possibile (Whatever it takes) per salvare l’Euro.

Il whatever it takes fece subito capire a banchieri e finanzieri che fino ad allora avevano scommesso contro la tenuta dell’euro che da quel momento avrebbero dovuto scommettere contro la BCE e le sue risorse praticamente infinite – e non si può vincere se si scommette contro una banca centrale. Già dopo pochi giorni i mercati internazionali invertirono la tendenza negativa e nel giro di qualche mese la crisi si calmò.

L’uomo dell’anno

Il 31 dicembre 2012 viene nominato uomo dell’anno dai quotidiani inglesi Financial Times e The Times, per aver ben gestito la crisi del debito sovrano europeo in un momento molto delicato come l’estate di quell’anno quando la crisi finanziaria stava per contagiare grandi economie, come la spagnola e l’italiana. Il 22 gennaio 2015 lancia l’atteso Quantitative easing, con cui la Banca centrale europea acquista titoli di stato dei paesi dell’Eurozona per 60 miliardi di euro fino al settembre 2016.

Il 31 ottobre 2019, con il tradizionale rito di passaggio di consegne alla sua successore Christine Lagarde, termina ufficialmente il suo mandato di presidente della BCE. Nel 2018, secondo la rivista Forbes, è considerato il 18° uomo più potente del mondo. Nel 2015 ha dichiarato che le proprie idee politiche rientrano nel socialismo liberale, quindi non collocabili in raggruppamenti estremi. Cattolico e devoto a sant’Ignazio di Loyola, Draghi è sposato dal 1973 con Maria Serenella Cappello, esperta di letteratura inglese, e ha due figli: Federica e Giacomo.

Il Draghi pensiero

Il Draghi-pensiero viene limato nel corso degli anni e molto spesso necessita di spacchettature. Da una parte è stato tra i promotori della stagione delle privatizzazioni negli anni ’90,  negli anni della crisi del debito ha difeso i tagli ai bilanci pubblici argomentando che la “buona” austerity potesse portare alla crescita, una strategia successivamente messa in discussione. Ha inoltre firmato insieme a Jean-Claude Trichet (suo predecessore alla Bce) la famosa lettera della Bce inviata al governo italiano nell’estate 2011 in cui si raccomandavano, tra l’altro, la riforma delle pensioni (poi attuata con la Legge Fornero) e possibili tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici. Dal 2014 fino ad oggi ha però chiesto insistentemente ai paesi europei di aumentare la spesa pubblica per ridurre la disoccupazione e si è sempre dichiarato per una crescita «attenta all’ambiente e che non umili le persone».

All’arrivo della pandemia è stato esplicito a prescrivere forti aumenti del debito pubblico per salvare aziende e posti di lavoro, ma ultimamente ha messo in guardia i governi: così alti livelli di spesa non sono più sostenibili, bisogna essere selettivi perché le risorse fornite dai contribuenti non sono infinite. E in un documento elaborato da un gruppo di economisti da lui presieduto, il G30, ha raccomandato di non sovvenzionare più aziende cosiddette “zombie”, che cioè falliranno non appena chiusi i rubinetti degli aiuti. Nel concreto dunque la gestione del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione potrebbe mostrare segni di discontinuità.

Riformare per stimolare la crescita

Uno dei cavalli di battaglia di Draghi è la necessità di riforme per stimolare la crescita. E tra queste anche quella del mercato del lavoro: Draghi ha sempre proposto la flexsecurity, per non proteggere i posti di lavoro ma i lavoratori e dunque ridurre gli ostacoli burocratici ai licenziamenti e creare percorsi di formazione  e di assistenza per chi perde l’impiego, perché ne trovi un altro il prima possibile. Anche perché, a suo dire, «il sistema di welfare europeo che paga molte persone per non lavorare ha fatto il suo tempo».

Ma in un mondo globalizzato le misure nazionali non bastano: nel 2019 nel discorso all’Università di Bologna ha avvertito del rischio della concorrenza globale al ribasso dei regimi fiscali e diritti sociali, a causa delle “multinazionali che influenzano la regolamentazione dei singoli paesi con la minaccia di ricollocarsi altrove“. Un problema a cui Draghi una soluzione l’ha data nei fatti: non il sovranismo nazionale, ma quello europeo.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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