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Che questo Super Bowl sia d’esempio per le edizioni future

Nonostante il periodo non fosse dei migliori, questo Super Bowl è stato il più progressista degli ultimi anni: da Amanda Gorman a Sarah Thomas.

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Questa settimana ci ha regalato il consueto evento sportivo dell’anno per numero di spettatori, valore delle pubblicità e intrattenimento durante l’half time: il Super Bowl, ovviamente. Questo evento non è altro che la finale del campionato americano di NFL, National Football League, per capirci la Serie A del football americano. 

Per ovvie regioni che sono da ricondurre alla situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, questo Super Bowl è stato parecchio diverso dal solito e, come abbiamo imparato in questo anno travagliato, non tutti i mali vengono per nuocere (non sempre, almeno) e anche da questa finale possiamo e dobbiamo imparare moltissimo.

I numeri dell’evento sportivo dell’anno 

Innanzitutto partiamo dall’analisi dello sport che stiamo considerando: il football americano. É lo sport per distacco più seguito dal popolo americano, il più caratteristico e simbolico. Questa serie di fattori porta gli atleti principali a percepire stipendi inimmaginabili: Tom Brady, il quaterback sette volte campione NFL, ha guadagnato nel 2020 28 milioni di dollari e si è posizionato solo 13’ nella classifica dei giocatori più pagati, che vede sulla vetta Patrick Mahomes, giocatore dei Kansas City Chiefs che nel 2021 ha rinnovato il suo contratto per 10 anni a 503 milioni di dollari, fantascienza. 

La finale viene seguita, in anni normali, da più o meno 100 milioni di persone, a cui bisogna aggiungere quelle che si aggiudicano il biglietto per lo stadio il cui numero non è mai inferiore ai 70mila. Questi fortunati per vedere lo spettacolo dal vivo sborsano una cifra che varia dai 5.000 ai 75.000 dollari. Nel biglietto è incluso anche lo strepitoso show dell’half-time che viene affidato ogni anno ad un artista diverso: quest’anno è toccato a The Weeknd, l’anno scorso a Jennifer Lopez e Shakira, negli anni precedenti Lady Gaga, i Coldplay, i Black Eyed Peas, Prince, i Rolling Stones…

Impossibile parlare del Super Bowl e non citare le cifre da capogiro che le aziende spendono per le pubblicità: uno sport di soli 30 secondi ha un costo medio di 5.5 milioni di dollari e gli attori che recitano in essi sono solitamente personaggi di spicco e attori hollywoodiani, questo’anno abbiamo visto tra i tanti Michael Jordan, Matthew McConaughey, e Serena Williams. 

Perchè l’edizione 2021 è stata diversa dal solito

La prima differenza, ovviamente, riguarda il numero di spettatori presenti. È stato infatti deciso di giocare la finalissima nello stadio di una delle due squadre per la prima volta nella storia, per avere a disposizione uno stadio di dimensioni inferiori in cui accogliere un numero sensibilmente minore di tifosi senza farlo apparire semi vuoto. Gli spettatori sono stati circa 25.000, dei quali ben 7.500 erano operatori sanitari già vaccinati. 

TAMPA, FLORIDA – JANUARY 31: An aerial view of Raymond James Stadium ahead of Super Bowl LV on January 31, 2021 in Tampa, Florida. (Photo by Mike Ehrmann/Getty Images)

Il prezzo medio dei biglietti, complice la situazione pericolosa e l’impossibilità di spostarsi, è crollato come mai prima d’ora, passando da una media di 16-20mila dollari a biglietto a una media di 5-9mila dollari. 

Anche per quanto concerne gli spot pubblicitari ci sono stati cambiamenti importanti: Coca-Cola, da sempre presente, ha deciso di non acquistare nessuno slot, mentre aziende come Pepsi hanno sensibilmente ridotto l’investimento facendo una generosa donazione alla lotta contro il Covid. 

I motivi per cui questa finale è stata innovativa

Lo abbiamo detto tante volte e altrettante volte lo ripeteremo: non bisogna stupirsi di ciò che dovrebbe essere normale e quotidiano, ma in una realtà il cui aspetto “normale” ha diverse criticità, esaltiamo questi piccoli grandi passi. 

Prima dell’inizio della finale sul palco non è salito il classico cantante perennemente in testa alle classifiche, ma un’artista che con le parole non è in grado di farci ballare ma è in grado di cambiare il mondo. Amanda Gorman, poetessa afroamericana di soli 22 anni, ha dominato la scena del pre-show recitando “Il Coro dei Capitani”, una sua poesia inedita dedicata a tre americani che hanno compiuto azioni lodevoli durante la pandemia.

James Martin, ex soldato che ha trasmesso in streaming diversi eventi sportivi liceali per intrattenere le famiglie a casa, Trimaine Davis, insegnante che ha donato agli alunni meno abbienti dispositivi elettronici per permettergli di seguire le lezioni, e Suzie Dorner, infermiera presa come simbolo di tutti gli operatori sanitari che hanno fronteggiato il Covid. 

Anche nell’evento sportivo per eccellenza, luogo in cui nell’immaginario comune ogni forma di arte viene fagocitata, figuriamoci la poesia, 25mila persone sono rimaste in un silenzio rispettoso e commosso davanti alla poesia della giovane donna piena di talento. 

La prima donna arbitro della storia della finale di football americano

Questo Super Bowl verrà ricordato anche per altro però: Sarah Thomas è stata la prima donna arbitro della storia della finale di football americano.

46 anni originaria del Mississippi, ha già scritto una pagina di storia importantissima: nel football infatti esisteva il termine linesman, cioè uomo della linea, una sorta di guardalinee, rigorosamente di genere maschile che è però “morto” nel 2017, anno in cui la Thomas è diventata arbitro. Il genere del termine è diventato neutro e ora non si parla più di linesman ma di down judge, giudice di linea. 

“Non conta se sei maschio o femmina, conta solo il fatto che facciamo qualcosa perchè amiamo farlo, senza dover provare di essere all’altezza o volere riconoscenze”

Che questa edizione del Super Bowl sia di grande, grandissimo esempio per quelle future. 

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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