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La “iena” Filippo Roma: “L’amore è il motore della nostra esistenza”

Per San Valentino abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la “iena” Filippo Roma che ci ha parlato del suo primo lavoro letterario: Boomerang, un romanzo d’amore.

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di Enrico Filotico e Valentina Menassi

Abbiamo parlato con Filippo Roma, noto inviato delle Iene, che per il giorno di San Valentino ci ha raccontato il suo primo lavoro da romanziere: Boomerang. Edito da Salani, il lavoro di Filippo ci riporta al tema dell’amore, un sentimento che oggi andrebbe riscoperto e messo tra le nostre priorità.

  • Boomerang è un romanzo d’amore, giusto?

Si immagino sembri strano vedere una iena che da ben 17 anni rompe le palle ai politici , all’improvviso parlare d’amore. Ma effettivamente è una veste diversa: ognuno di noi ha diverse anime che convivono dentro la stessa personalità e io, è già da tempo che sono vicino a questo mondo degli scrittori.

Beh ad un certo punto ho deciso di aprire questa porta: ho preso il coraggio a due mani e ho scritto Boomerang

  • Com’è stato togliersi dai panni della Iena e diventare un vero e proprio romantico?

Non saprei neanche io dirti come ci sono riuscito, però è stato molto stimolante e divertente e soprattutto mi ha permesso anche di parlare di altro. Io da Iena racconto la realtà livida di questo paese, i tratti più oscuri. Scrivere di amore mi ha permesso di elevarmi un po’. Scrivere un’opera di fantasia avente ad oggetto il tema che muove tutto cioè, l’amore. Mi sono divertito a fare una sorta d’indagine su questo argomento con cui noi tutti nella vita prima o poi dobbiamo fare i conti.

  • Quest’idea nasce con il tempo, o è un risultato felice della quarantena?

No in realtà è un’idea che nasce prima. C’ho messo qualche anno a scriverlo ma l’idea è stata abbastanza chiara fin da subito. Il soggetto lo avevo ben definito in testa ma scriverlo è stato un po’ più duro. Un po’ per problemi di tempo e un po’ perché non essendo uno scrittore non ne conoscevo le tecniche che sono molto complesse. Per esempio devi mettere in piedi una trama che sia credibile e che abbia degli snodi drammaturgici fatti bene. Ma soprattutto devi dipingere dei personaggi realistici, credibili e con una loro psicologia.

  • I personaggi hanno commesso azioni disoneste e, il boomerang torna indietro. Tu credi in questo anche nella vita reale?

Io penso di sì: prima o poi tocca a tutti quando compi un’azione disonesta. Non è una legge divina, non è una legge dell’uomo ma è una legge del karma. Penso però che quando si compiono azioni disoneste si sprigionano energie negative che vanno in una direzione e colpiscono l’autore del misfatto. Questo succede anche alle Iene quando andiamo a cercare i personaggi che si comportano male, e succede anche in amore. Quando non ci comportiamo bene nei confronti di colui che crediamo sia l’oggetto del nostro desiderio.

  • Non è il tuo primo libro, ne avevi pubblicato uno per il decennale con le Iene. Ma il tuo percorso ha radici più lontane…

Si ho lavorato in passato con Monicelli. Ho scritto soggetti e sceneggiature per il cinema, ormai parliamo del 1997. Gli mandai un mio lavoro, piacque e iniziammo a lavorare insieme. A quell’epoca comincia con la scrittura cinematografica. Poi sono passato alla scrittura televisiva ed oggi sono alla scrittura letteraria. Sono forme diversissime tra di loro e come in tutte le cose si impara che l’importante è avere il senso del racconto. Io facevo economia, ero da tutt’altra parte ma poi mi sono cimentato e ce l’ho fatta.

  • Fu così anche per le Iene?

Sì, fino a quel momento l’unica cosa che avevo fatto in televisione è stato il video della comunione. Però mi sono lanciato, e con lo stesso spirito mi sono lanciato a scrivere il romanzo.

  • Com’è nata l’idea di scrivere d’amore?

Beh direi che è l’argomento principe: è il motore della nostra esistenza. L’amore è quello che cerchiamo e siamo felici quando lo troviamo ma siamo tristi quando lo perdiamo. L’amore ci dà piacere, ci dà delle prospettive, ci dà affetto e ci dà condivisione. Tutte le azioni, per me almeno, sono rivolte all’amore. Quindi mi sono detto, se devo scrivere di qualcosa allora scrivo di amore.

  • Da economia all’amore, un percorso che ti ha riservato grandi sorprese…

Sì la vita è un percorso a tappe: non conosci davvero quello che ti succederà dopo, quella tappa te la costruisci ma non sai davvero quello che ti succederà dopo. Io ho iniziato a vent’anni studiando economia e a cinquantuno faccio la Iena e lo scrittore. Me lo avessero detto all’epoca, non ci avrei creduto però alla fine ci avrei sperato.

  • A vent’anni come ti immaginavi?

Esattamente come adesso, solo che lo consideravo un sogno. Speravo di essere quello che sono adesso però mi sembrava inarrivabile. Sono orgoglioso di averci creduto e ammetto di essere stato un po’ fortunato.

  • Secondo te oggi cosa influisce di più nell’amore?

La società si è evoluta molto velocemente. Se penso a come ci provavo a vent’anni e poi vedo quello che succede oggi, emerge una differenza abissale. Se non altro perché la tecnologia ha svolto una funzione nelle relazioni amorose. Immaginate che quando io avevo vent’anni per arrivare a parlare con una ragazza dovevi: prendere il telefono, chiamare a casa e aspettarti la risposta del padre. Poi ti presentavi attraverso due filtri: telefono e padre. La velocità di oggi e la rottura delle barriere che la tecnologia ci ha permesso ha reso tutto diverso. I social network da questo punto di vista hanno reso tutto più facile. Se c’è un cambiamento che mi viene in mente sicuramente è la facilitazione degli approcci.

  • Cosa diresti ad un giovane innamorato di oggi?

Gli direi che il tempo passa ma l’amore non cambia: amore è libertà. Vivi il divertimento senza pensare al futuro perché nei sentimenti bisogna sempre tuffarsi. A vent’anni come a trenta, quaranta o cinquanta.

  • Hai avuto paura quando hai iniziato a scrivere?

Si, ho temuto di non completarlo perché scrivere è un atto di fede. Io l’ho scritto questo libro non perché qualche editore me lo avesse commissionato ma solo per puro hobby. E quindi ho dovuto superare la grande angoscia dello scrittore: la prima pagina, quella bianca. Magari paura risulta eccessivo, ma quando ti approcci alla scrittura l’ansia è quella: “Riuscirò a portare a compimento l’opera?

  • Quanto c’è di autobiografico in Boomerang?

Allora io amo la forma del triangolo in letteratura. L’intreccio amoroso è pura fantasia, non c’è nulla di autobiografico. Mentre la descrizione dell’adolescenza della protagonista corrisponde con alcune parti della mia adolescenza: abbastanza timido e non un fulmine di guerra con le donne.

  • Le citazioni letterarie rispetto ad alcuni grandi classici sono riconducibili alle tua letture?

Sì, tutto parte dai miei libri culto. Dumas e Tolstoj sono i miei punti di riferimento. Il libro che più mi ha appassionato nella vita è Il Conte di Montecristo e lo stesso si può dire per Guerra e Pace. Anche se il mio autore preferito, che cito nel romanzo, è Dino Buzzati. Un amore credo sia il libro d’amore più bello che sia mai stato scritto.

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