Connect with us

Economia

Trump voleva Draghi alla Federal Reserve

Dopo la fiducia al Senato, Mario Draghi si appresta ad ottenerla anche alla Camera ma nell’attesa: sapevate che Donald Trump lo voleva alla guida della Fed?

Published

on

Ora che Mario Draghi si accinge a diventare premier dopo aver incassato – ieri- la fiducia al Senato e oggi alla Camera è forse utile ricordare alle principali forze politiche italiane, primo tra tutti il M5s, che paragonare l’eventuale esecutivo guidato da Draghi, a quello che nel 2011 fu condotto dall’ex rettore della Bocconi Mario Monti sarebbe davvero un grave errore.

Ecco perché Mario Draghi non farà quello che fece Monti

Dieci anni fa, l’Italia era in piena crisi di credibilità e c’erano dubbi fortissimi sulla sua capacità di onorare il debito pubblico, tanto che lo spread tra Bund e Btp superò anche i 600 punti base a causa della crisi finanziaria causata dal crack della Lehman Brothers. Oggi il mondo è in piena pandemia e tutti sono alle prese con il difficilissimo avvio di una campagna vaccinale di dimensioni senza precedenti, e la vera necessità di tutti non è fare tagli di spesa pubblica o licenziare persone, ma al contrario impedire che altri lavoratori si aggiungano all’elenco ormai enorme dei disoccupati. Trattasi questa volta si di una crisi finanziaria ma momentanea poichè dovuta da accadimenti esterni al mondo della finanza.

Ecco perché Draghi di certo non farà quello che Monti fu costretto a fare in quegli anni. Anche perché il premier, post fiducia, si troverà a riorganizzare e a gestire i fondi del Recovery fund, circa 229 miliardi, che entreranno nelle casse dello Stato Italiano nel periodo 2021-26. Soldi, tanti soldi, che serviranno davvero per consentire all’Italia di rilanciarsi per capacità produttiva, innovazione, digitalizzazione della pubblica amministrazione, sburocratizzazione sotto la guida di un presidente del consiglio considerato di altissimo livello in tutto il mondo.

Donald Trump e Mario Draghi

Tanto da essere stato indicato da Donald Trump come la guida ideale di una Federal Reserve che adottasse una politica monetaria espansiva invece di quella moderatamente restrittiva fino a quel momento seguita dal presidente della Fed Jerome Powell, che dal febbraio del 2018 aveva aumentato i tassi di interesse per 4 volte, con piccoli ritocchi, è vero, ma considerati molto fastidiosi da Trump.

Il presidente degli Usa, era il 2019,  in un primo momento aveva attaccato l’allora presidente della Bce, accusandolo di essere sleale e di giocare sporco perché aveva annunciato una nuova campagna di quantitative easing per sostenere l’economia del Vecchio continente e indebolire l’euro nei confronti del dollaro. Ma qualche settimana dopo, il Tycoon che ha da poco ceduto l’ufficio ovale della Casa Bianca a Joe Biden, cambiò completamente idea, ed elogiò Draghi fino al punto di dichiarare che “alla Federal Reserve dovremmo avere lui al posto del governatore Jerome Powell che non sta facendo un buon lavoro”.

Insomma, già nel 2012, con il salvataggio dell’euro, e il suo “whatever it takes”, costi quel che costi, l’attuale premier incaricato diventò una star della politica monetaria mondiale, tanto che alla fine del 2017 il suo nome circolò tra quelli indicati negli Usa come possibili successori a Janet Yellen, la presidente della Fed giunta alla fine del suo mandato.

Se ne era parlato anche come possibile presidente della commissione europea, dal momento che Draghi non ha mai mancato di far conoscere il suo pensiero sulle politiche economiche e le riforme necessarie per rilanciare il ruolo dell’Europa nel mondo. Insomma, al di là delle scelte delle singole formazioni politiche, bruciare il nome di Draghi nel calderone infuocato della politica italiana sarebbe un ulteriore segnale del grado di miopia che sembra in questo momento affliggere la classe politica e dirigente italiana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

Trending