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Cultura

Il Controcampo: Quattro note per riconoscere Henry Mancini

Questa settimana vi raccontiamo la storia di Henry Mancini, compositore di enorme fama che con le sue creazioni ha lasciato un segno indelebile nel mondo del cinema.

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A volte può capitare di vedere un volto, e che quel volto di per sé non ci dica tantissimo. Probabilmente tutti i cinefili incalliti che leggono questo articolo conoscono vita, morte e miracoli di quest’uomo, eppure posso assicurarvi che anche le persone che non lo riconoscono sanno di chi sto parlando, basta solo aprire le orecchie. Bastano, in effetti, solo quattro note.

Ho avuto l’enorme piacere di leggere, un anno fa, una versione romanzata della sua vita nel libro Grace Notes: A Novel Based on the Life of Henry Mancini di Stacia Raymond, in una collana volta a riportare l’attenzione su personalità italoamericane che hanno portato progresso nel mondo dell’arte, della scienza, della giurisprudenza e molto altro.

Henry Mancini, nome d’arte di Enrico Nicola Mancini, è stato un compositore, come immaginerete, di enorme fama le cui creazioni hanno lasciato un segno indelebile nel mondo del cinema. Figlio di immigrati italiani, con il padre Quintiliano proveniente da Scanno (in provincia di L’Aquila), e la madre, Anna, di Forlì del Sannio (in provincia di Isernia), l’incredibile dono di quest’uomo ci consente oggi di apprezzare classici veramente intramontabili.

Siccome molte volte produttori, direttori di fotografia, montatori, e anche compositori rimangono pressoché sconosciuti a chi non si intende specificamente di cinema, questo approfondimento sulla vita di Henry Mancini mi ha fatto pensare ad una collezione di articoli su Il Controcampo che narrano la vita di personaggi sconosciuti al nome e al volto, ma che hanno portato al mondo del cinema un contributo di inestimabile valore. 

Henry Mancini e l’amore per la musica

Mancini nasce a Cleveland, Ohio nel 1924. Si trasferisce da piccolo in Pennsylvania, dove il padre gli insegna subito ad apprezzare sia il cinema che la musica, scegliendo l’ottavino come suo primo strumento e proseguendo poi con il flauto e il piano. Si iscrive poi alla Julliard a New York, ma decide che l’università non fa per lui. In genere non parliamo di qualcuno che crede molto nell’università e nel mondo accademico. In un aneddoto riportato nel libro che ho citato, ad un certo punto Henry inizia ad interessarsi alla pittura (siccome le arti vanno a braccetto fra loro), ma quando gli si chiede perché non voglia mettersi a studiarla, risponde che non vorrebbe rischiare di rovinare quel poco che sa! In ogni caso, decide di trasferirsi a Los Angeles e sposa la cantante Virginia O’Connor.

La colonna sonora di the blues brothers
Il diario di bridget jones – (MIN. 15:30)

È qui che Mancini inizia a comporre per il cinema, ed è qui che scrive la storia della musica degli anni ‘50 e ‘60. Lavora con la Universal ricevendo una nomination all’Oscar per la sua seconda colonna sonora, La storia di Glenn Miller (Mann 1954). Inizia anche una fortunata collaborazione con il regista Blake Edwards, per cui compone la colonna sonora di Peter Gunn (1958-61), utilizzata poi come colonna sonora per i Blues Brothers (Landis 1980) e altre scene di film in cui i personaggi iniziano a realizzare le loro aspettative e a sentirsi potenti, fra cui una di Il Diario di Bridget Jones (Maguire 2001) a cui sono particolarmente affezionata.

Come dimenticare Colazione da Tiffany

Altri pezzi rimasti nella storia sono decisamente quelli di Colazione da Tiffany (sempre di Edwards, 1961), fra cui la canzone Moon River, rimasta famosa non solo per il film ma anche per la quantità di Oscar e Grammy portati al suo creatore, l’undicesima posizione nel Billboard Hot 100 nel 1961, nonché l’essere una delle canzoni più amate da chi ha visto il film cult. Una canzone che descrive la dolcezza e l’ingenuità della protagonista, ma anche il suo sentirsi persa, in un richiamo che rispecchia un’intera generazione. Mancini iniziò inoltre una profonda amicizia con l’attrice Audrey Hepburn, di cui ha sempre riconosciuto e apprezzato l’indipendenza di donna in carriera nonché la leggendaria eleganza.

E ancora, il tema della Pantera Rosa sempre con la collaborazione di Blake Edwards, partita dall’omonimo film del 1963 e proseguita poi per sequel, cartoni, show televisivi, videogiochi, nonché per una qualsiasi scena in cui si vuole comunicare un’atmosfera circospetta, misteriosa, come un gatto (o una pantera appunto) che cammina sulle punte. Un altro tema che sicuramente sarà ampiamente riconosciuto è la marcia dei piccoli elefanti del film Hatari! (Hawks 1962), utilizzata anche nell’episodio dei Simpsons Dancing Homer.

9 Favorite Henry Mancini Film Scores - Film Score Click Track

Ultimo elemento da sottolineare di questo elegantissimo professionista è la sua amicizia con un altro grande maestro della musica cinematografica, Quincy Jones, autore di Big Band Bossa Nova (celeberrima per essere stata rilanciata come main theme per Austin Powers), nonché le colonne sonore di La vita corre sul filo (1965, di Sydney Pollack), e A sangue freddo (1967, di Richard Brooks), fra i vari. Mancini fu un mentore e amico per il giovane Quincy, e quest’ultimo volle fare un omaggio a Henry rivisitando i suoi brani più famosi nel 1964.

In 40 anni di attività, la firma di Mancini si trova su oltre 100 film e oltre 500 canzoni, portando a casa 18 candidature agli Oscar. Decisamente non uno sconosciuto ecco, ma sicuramente qualcuno che dovrebbe rientrare di più nelle nostre attenzioni, che spesso si fermano esclusivamente ai registi. Spero quindi di aver solleticato la vostra curiosità e di interessarvi ancora con altri articoli che puntano i riflettori dietro le quinte, coloro di cui non si conosce il nome ma il cui operato si vede – o, in casi come questo, si sente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Margaret Duggan, studentessa italoamericana classe '96, proveniente da Lecce. Laureata in Cinema e Televisione alla California State University Northridge a Los Angeles e studentessa magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, ho lavorato a produzioni cinematografiche sia studentesche che professionali. Nel tempo libero mi piace andare in campeggio, nuotare, leggere, e ovviamente guardare film! Con la mia rubrica "Il Controcampo" vorrei mostrare ai miei lettori i lati meno conosciuti dell'industria del cinema. Insieme possiamo proiettarci nei teatri di posa, negli uffici di produzione, nei camerini degli attori, ed esplorare tutte le stanze della "fabbrica dei sogni"!

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