Connect with us

Sport

Qatar 2022: viaggio dentro l’incubo

I prossimi Mondiali di calcio verranno giocati in stadi costruiti col sangue di lavoratori schiavizzati: la FIFA non può più sostenere un simile massacro.

Published

on

I Mondiali di calcio sono la competizione massima quando si parla del gioco del pallone per definizione. L’intera competizione è l’evento sportivo più seguito sulle televisioni del pianeta, basti pensare che l’ultima edizione di Russia 2018 ha attirato in media 3.6 miliardi di persone e la finale tra Francia e Croazia ha avuto 1.12 miliardi di spettatori. Questo ovviamente garantisce al paese ospitante una incredibile pubblicità e un aumento senza precedenti di turisti da tutto il mondo. 

I Mondiali vengono giocati, al pari delle Olimpiadi, ogni quattro anni e l’ente organizzatore che sceglie anche il paese ospitante è la FIFA, acronimo per Fédération Internationale de Football Association.  La prossima edizione della regina delle competizioni calcistiche si svolgerà nel 2022 in Qatar e le polemiche si susseguono costantemente sin dal principio e specialmente in questi giorni dopo l’inchiesta shock del The Guardian. 

Come e quando la FIFA sceglie il Paese ospitante?

Fino al 1998 l’organizzazione della competizione calcistica era alternata tra Sud America ed Europa, i due centri che detenevano il potere quasi assoluto nei congressi della FIFA. L’edizione del 2002 fu la prima ad avere luogo in Asia, precisamente tra Giappone e Corea del Sud. Nel 2010 invece il Sudafrica divenne la prima nazione africana a ospitare la manifestazione sportiva. 

Il paese ospitante viene oggi scelto dal comitato esecutivo della FIFA tramite votazione. Le nazioni che hanno intenzione di candidarsi ricevono dall’organizzazione un Hosting Agreement contenente tutti i fattori necessari per offrire un progetto ambizioso. A seguito di ciò, alcuni ispettori dipendenti della FIFA visitano gli stati per osservare l’effettivo rispetto dei requisiti necessari. La scelta della nazione ospitante avviene diversi anni prima della data di inizio per permettere al paese di organizzarsi al meglio.  Il 2 dicembre 2010 la FIFA ha annunciato che i mondiali del 2022 si sarebbero svolti in Qatar. E le polemiche cominciarono subito dopo. 

I primi dubbi sul Qatar 

Per dimostrarsi la nazione giusta per i requisiti della FIFA, il Qatar espose un ambiziosissimo progetto che comprendeva la creazione di 12 stadi, di cui 9 da costruire da zero e 3 da ristrutturare quasi interamente. Queste costruzioni dovevano essere a “emissioni zero” sfruttando le energie alternative e basandosi su principi ecologici e d’avanguardia. Questo tipo di costruzioni in tempi record necessita un numero impressionante di manodopera che dovrebbe lavorare in condizioni sicure e adeguate. 

Il Qatar ha il più alto tasso di lavoratori migranti del mondo, oltre addirittura il 90%, e per la costruzione degli stadi sono stati reclutati più di 1.5 milioni di lavoratori provenienti principalmente da Nepal, India e Sri Lanka. 

La Human Right Watch nel 2014 illustrò in un rapporto le drammatiche condizioni lavorative a cui sono sottoposti i lavoratori immigrati in Qatar e a ciò seguì un altro report di Amnesty International che condannava ciò che accadeva nei settori edili del paese già tra il 2012 e il 2013. Secondo l’associazione, i lavoratori stranieri erano pagati meno di un euro l’ora e dormivano in baraccopoli prive di condizioni igieniche. É stato documentato come chi osava protestare contro questo modus operandi venisse licenziato direttamente o addirittura arrestato. 

Nonostante ciò Blatter, l’allora presidente della FIFA, tranquillizzò tutti con le seguenti parole:

“I lavoratori avranno condizioni migliori grazie ai Mondiali e questa situazione non riguarda solo il Qatar. La Fifa assicura che farà di tutto affinché gli operai possano lavorare nelle giuste condizioni”.  

La condizione delle donne in Qatar 

Un rapporto del 2019-2020 di Amnesty International esprime in un interminabile elenco tutte le violazioni dei diritti umanitari che il Qatar attua, tra cui la discriminazione di genere:

“Le donne hanno continuato a essere discriminate nella legge e nella prassi. Le leggi sulla famiglia sono discriminatorie nei loro confronti con un sistema che rende molto più difficile per le donne rispetto agli uomini chiedere il divorzio, e che le mette in condizione di svantaggio economico nel caso in cui chiedano il divorzio o il marito le lasci. Inoltre le donne non sono state adeguatamente protette contro la violenza, inclusa quella familiare.”

Una donna che rimane incinta di un figlio illegittimo viene incarcerata. Una donna che svolge il medesimo lavoro di un uomo, per le stesse ore, percepisce dal 25% al 50% di salario in meno e non gode di nessun diritto quale rimborso spese, vitto e alloggio. Una donna in Qatar non si avvicina minimamente ai privilegi di cui marito e figli maschi godono. 

A febbraio 2021 a Doha si è svolta la finale del Mondiale per club. Durante la premiazione lo sceicco Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar, dopo essersi congratulato con l’arbitro si è rifiutato di fare lo stesso con due assistenti donne. 

L’ultima inchiesta shock del The Guardian 

Pochi giorni fa il quotidiano britannico ha aperto gli occhi del mondo sull’incubo umanitario che si sta consumando in Qatar in questi anni, durante la preparazione della nazione ai prossimi Mondiali. 

Dall’inchiesta, più di 6.500 lavoratori sono morti dal 2010, anno in cui la FIFA affidò al Qatar l’edizione del 2022, ad oggi, con gli ultimi mesi del 2020 e i primi del 2021 NON inclusi. Gli uomini provenivano principalmente da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh, Sri Lanka, Filippine e Kenya e secondo le stime in questi 10 anni sono morti in media 12 lavoratori a settimana, ogni settimana.

Grafico: The Guardian

Alcuni di questi sono morti collassati sul posto di lavoro, distrutti dalle condizioni in cui erano costretti a lavorare incessantemente sotto il torrido clima qatariota. Le loro famiglie non vengono risarcite e gli viene negata ogni informazione riguardante le circostanze di morte del loro caro. 

Il nepalese Ghal Singh Rai era stato assunto come addetto alle pulizie in uno degli stadi da costruire. Dopo una settimana dal suo arrivo si è suicidato.  Mohammad Shahid Miah, proveniente dal Bangladesh, è stato fulminato nella baraccopoli dove viveva poichè l’acqua è entrata in contatto con cavi elettrici esposti senza nessuna protezione. 

Secondo il The Guardian, il 69% delle morti è stato categorizzato come “morte naturale”, spesso per via di problemi cardiaci o respiratori che hanno stroncato giovanissime vite di uomini in salute, il 7% delle morti è stato causato da suicidi. 

Nel 2010 il Qatar assicurò che tutti i loro progetti sarebbero stati realizzati a emissioni zero. Stando a questi dati, sarebbe stato più corretto dire che li avrebbero realizzati a “emissioni 6.500”.

Il governo del Qatar non ha mai fornito dati trasparenti ed esaurienti, sostenendo come il numero di morti non corrisponda a quello reale e che le cause di esse non siano da ricondurre alle condizioni lavorative dei migranti.  La FIFA ha dichiarato nuovamente come sia loro dovere proteggere i diritti dei lavoratori sostenendo che il numero di morti nelle costruzioni per il Mondiale 2022 non sono state superiori a quelle che avvengono in qualsiasi altra grande costruzione nel resto del mondo ma non ci sono prove di questo. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

Trending