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Perché cambiare? “Diventa ciò che già sei”

Fin dalla nostra nascita imitiamo qualcun altro ma crescendo iniziamo a cambiare e a cercare noi stessi. Perché non diventare ciò che già siamo?

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Per iniziare capiamo prima il significato del termine individualizzazione. Questa parola significa diventare un essere singolo in modo da attuare il proprio sé. Parlando di individualizzazione ( cosa molto diverso dall’individualismo) possiamo notare il legame tra le persone e la loro personalità creata in modo intenzionale attraverso l’influenza della società.

Ma, da quante parti è costituito un individuo?

L’individuo è costituito da , ES, SUPER EGO e EGO. L’ ego è la parte cosciente che prevale principalmente nelle società: non è un eufemismo dire che la società è una struttura abituata a un procedimento euristico che è lo stesso compiuto dalla nostra mente quando stereotipiamo una persona, una città… Ma perché? La nostra mente ha un’istinto semplificativo, quasi ordinario. Questa “abitudine” ha soffocato quello che nasconde la nostra mente che resta sepolto nel nostro inconscio. Provate a chiedervi:” Chi sono io?” Una domanda semplice, ma con una risposta complicata.

«Continuo a vedere però che il processo di individuazione è confuso con il divenire cosciente dell’Io. Così l’Io viene identificato nel Sé con l’ovvia conseguenza di un irrimediabile confusione»

carl gustav jung

La differenza tra individualismo e l’individualizzazione

È anche molto importante distinguere l’individualismo dall’individualizzazione: il primo alimenta l’ego e il secondo il . Questa confusione può portare ad alimentare il cosiddetto “ego spirituale”, una delle più astute maschere dell’ego. L’individualizzazione ha due scopi: fornisce un modo per interpretare se stessi e la psiche ma al contempo suggerisce un metodo per accrescere e sviluppare la coscienza umana al suo massimo potenziale. In poche parole l’individualizzazione è una forza di per sé dinamica, un vero e proprio imperativo che ci porta ad incarnarci con noi stessi integrando l’esterno con l’interno.

L’individualizzazione spinge alla consapevolezza e all’auto-realizzazione portando la coscienza dell’io fuori dalle sue abitudini personali e culturali come il carattere, la personalità… La meta? Un vasto orizzonte di interezza. Prima di arrivare a questa consapevolezza però è importante essere inclini all’adattamento, perché il processo di individuazione arriva dopo aver sviluppato il nostro adattamento sociale.

“Vi sono tante cose che riempiono la mia vita: le piante, gli animali, le nuvole, il giorno e la notte e l’eterno nell’uomo. Quanto più mi sono sentito incerto di me stesso, tanto più si è sviluppato in me un senso di affinità con tutte le cose.”

Carl gustav jung

Dopo il procedimento di adattamento vi è l’ombra che viene soffocata dalla mente. L’ombra, legata al dolore emotivo, è soffocata dalla paura per la sofferenza. Questo soffocamento disfunzionale porta a un’involuzione del sé. Ma c’è da sottolineare che l’ombra rappresenta un nostro stato di profondità e per questo è importate conoscerla. Jung disse: “Per essere libero rendi conscio l’inconscio “

L’individualizzazione è un processo dinamico

L’individualizzazione è un processo dinamico che dura tutta la vita: serve per approfondirsi e arricchire l’innato impulso della psiche di incarnarsi nel tempo. Questo è un processo istintivo che diventa un imperativo e se ha successo ci libera dalla trappola degli schemi che condizionano eternamente la persona come l’abitudine. Nietzsche disse: “Diventa ciò che sei”. Da sempre si cresce con modelli imitativi, anche da piccoli si imitava il genitore del nostro stesso sesso ma si capisce di essere cresciuti quando ci si stacca dalla mimesi del genitore in questione.

Il dolore è necessario per staccarsi dall’abitudine

Questo distacco smuove un conflitto e la stessa identica cosa deve avvenire con la società che ci circonda. Per affrontare questo processo è necessario un distacco dagli altri e quindi dalla massa per poter iniziare “una crescita terrena”. Diventare se stessi è una ricongiunzione alla felicità. Ma come cita anche Schopenhauer, nessuno giunge al porto senza aver naufragato. Il dolore è necessario per staccarsi dall’abitudine e per toccare il fondo. Toccando il fondo si risveglia l’inconscio soffocato dalle varie maschere presenti per farci sopravvivere.

La volontà, oggetto di studi da parte di Schopenhauer, non è altro che un processo irrazionale che può senz’altro essere collegato all’individualizzazione in quanto fonte di “disordine umano”. In sostanza: la realtà esiste e noi ne prendiamo atto ma lo facciamo attraverso l’abitudine che poi influenza i nostri atteggiamenti inclini al conforto emotivo. La forza irrazionale, vissuta su una base mentale, nasconde una forte paura della sofferenza incompatibile sia con la maturazione personale che con il distacco dalla massa.

“Scopri chi sei non avere paura di esserlo”

mahatma gandhi

E quindi, che fare? La vita è un gioco d’azzardo contro la paura perché è la paura che delimita chi siamo. Difronte a uno stato di paura la chiusura a riccio è la prima reazione mentale che spontaneamente avvertiamo non solo nella nostra psiche ma anche nel nostro corpo. Proprio per questo Schopenhauer ha affermato che “la volontà è un tutt’uno con il corpo” ma bisogna precisare che quest’ultima non è legata solamente all’azione. Come evitarla? Sicuramente analizzando il perché di ogni situazione che ci accade.

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Sono una ventenne autrice di emozioni. Mi sono fatta trasportare dalla passione per la scrittura, che di conseguenza mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere. Per continuare in un futuro a coltivare scrivendo, la mia voglia di abbattere le mura di protezione che le persone si creano per la paura di conoscere.

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