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Cultura

Il 27 marzo: il giorno per andare a teatro e spogliarci dei nostri 35 kg di vello

Finalmente il 27 marzo dovrebbero riaprire i teatri: il giorno perfetto per andarci e, come la pecora Baarack, spogliarci dai nostri 35 kg di vello.

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Questa settimana l’Associazione Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) ha lanciato l’iniziativa “Facciamo luce sul teatro”, che lunedì 22 febbraio ha visto centinaia di sale in tutta la Penisola ri-aprire e ri-illuminarsi per essere ri-popolate (ovviamente senza rappresentazioni sceniche). Tra gli altri hanno aderito il Teatro Massimo di Palermo, l’Argentina di Roma, il Teatro Goldoni a Venezia. A Milano l’Elfo Puccini sui grandi cartelloni digitali che danno su Corso Buenos Aires la scritta “Il teatro aspetta i vostri applausi” accoglieva i particolari fruitori.

È il 26, invece, quando il Ministro Dario Franceschini annuncia su Twitter che, dopo un confronto con il Comitato Tecnico-Scientifico, “le integrazioni ai protocolli di sicurezza potranno consentire, in zona gialla, la riapertura di teatri e cinema dal 27 marzo, Giornata mondiale del teatro, e l’accesso ai musei su prenotazione anche nei week end”. Una notizia splendida per coloro – e sono tantissimi – che hanno subìto queste continue chiusure e, a tratti, disinteresse istituzionale per le attività culturali come un duro colpo.

Fin troppo, infatti, siamo stati intontiti da discorsi sull’importanza dell’apporto economico delle attività chiuse. Spesso questa politica è sfociata in dichiarazioni davvero preoccupanti come quando la neo-eletta assessore al Welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti chiese al commissario Domenico Arcuri di tenere conto del Pil regionale per la distribuzione dei vaccini.

Molti si sono spesso dimenticati di quello che definiamo “cibo dell’anima”.

Il teatro è specchio della società attuale, ma, soprattutto, riflesso delle più profonde verità dell’animo umano: quelle che ancora ci toccano assistendo ad una tragedia della Grecia antica. È anche espressione delle volontà ancestrali dell’essere umano, spesso proprio di quei tratti umani paurosi che cerchiamo di sopprimere e che invece ci appartengono. In questo è, anche, lo specchio della collettività nel suo ritrovarsi, comunque, tutti simili perfino nei suoi tratti peggiori.

La pecora Baarack e il ritorno nei teatri

In questo riconoscimento comune, questa partecipazione sociale, abbandono poetico e nutrimento dell’anima, tutti noi siamo come la pecora Baarack. L’animale, un tempo addomesticato, è stato ritrovato dopo che aveva vagato in una foresta australiana ed è stato liberato da un vello di ben 35 chili. Senza passare per vie traverse, sinteticamente si può dire che la pecora, come una miriade di altri animali, ha preso “la forma” che vediamo dopo che l’uomo ha fatto sì che diventasse così. È per questo che, adesso, Baarack ci appare come un essere che è stato in un modo a lei inospitale e avverso, quando in realtà è il suo mondo naturale.

Ecco perché, tornati a teatro, saremo tutti come Baarack. Secondo l’antropologia la cultura nasce coeva all’uomo: quando l’essere umano inizia il suo ultimo mutamento fino alle attuali “forme”, inizia ad appropriarsi di primordiali forme di cultura (strettamente legate alla materia). L’uomo vissuto per centinaia di migliaia di anni sulla cultura ha formato la propria intera esistenza.

Spogliamoci dei nostri 35 kg di vello

Noi, senza i luoghi adibiti alla cultura, senza teatro, siamo pieni dei nostri problemi, appesantiti dal mondo esterno e arrugginiti nell’empatia per rispecchiarci negli altri. Serve, insomma, andare in questi luoghi sacri alla cultura per far sì che ci liberino dai nostri 35 chilogrammi di vello che ci stanno spingendo ad essere sempre più fiacchi, distanti, nostalgici, estranei alla scena, poveri di spirito. Quella del 27, quindi, non la vogliamo intendere come una data simbolica che si presta alle direzioni dei vari venti che la politica ultimamente segue e poi nega.

Ma questa data deve costituire una nuova iniziazione, un neo-battesimo culturale, ma anche una forte promessa del Governo e del Ministero (ora, addirittura, della Cultura) a porre le arti sempre ai primi posti nella classifica delle priorità delle cose che questo paese, pandemia a parte, deve preservare e favorire.

Io dal 27 andrò a togliermi questo pesante vello che ho accumulato ma, per nessuna ragione, vorrei che crescesse ancora.

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