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Cultura

Mestruazioni: tra tampon tax e tabù

Perché è ancora così difficile parlare delle mestruazioni? Sembra quasi una brutta parola, che si dice sottovoce o le si cambia nome e colore. Purtroppo il tabù del sangue e del ciclo accomuna tutti i patriarcati del mondo da oriente ad occidente.

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È assurdo che nel 2021 non si possa parlare tranquillamente e apertamente di questa condizione naturale che vive il 50% percento della popolazione mondiale, invece di continuare ad alimentare stereotipi e stigmi anacronistici e terribilmente sessisti. 

Ogni mese una donna ha le mestruazioni per 5 giorni, se non di più, spendendo in media 8 euro ogni mese. Su ogni confezione di assorbenti, che siano interni o esterni, è imposta l’Iva al 22%. Per lo Stato italiano gli assorbenti, i tamponi e le coppette mestruali non sono considerati dei beni essenziali, sono tassati invece esattamente come dei beni di lusso. Come se fosse un privilegio avere le mestruazioni.

Il tabù

Tabù: “In etnologia e in storia delle religioni, interdizione o divieto sacrale di avere contatto con determinate persone, di frequentare certi luoghi, di cibarsi di alcuni alimenti, di pronunciare determinate parole, e sim., imposti per motivi di rispetto, per ragioni rituali, igieniche, di decenza o per altri motivi”. Così si legge sul vocabolario Treccani. E basta applicare questo concetto alle mestruazioni per vedere che calza a pennello. Del ciclo mestruale non si parla. Non lo si nomina senza sentirsi provocatori. Non si spiega apertamente cosa sia se non in un contesto rigido di educazione sessuale.

Le mestruazioni sono un tabù da sempre. Già dal vocabolario: le mie cose, il barone rosso, le rosse, i parenti dall’America… Per non parlare delle assurde credenze che circolano attorno alle donne con il mestruo.

La donna mestruata è considerata da parecchie religioni impura, addirittura in ebraico c’è la parola niddah per definirla. Niddah è di fatto la donna che ha avuto le sue mestruazioni e non ha svolto il mikveh, ovvero il rituale di purificazione. Nel Levitico 15:19-30 è infatti detto: “Quando una donna avrà i suoi corsi e il sangue le fluirà dalla carne, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera”. Nell’Antico Testamento si parla del sangue mestruale come capace di deteriorare i cibi e di sterilizzare i campi; Plinio il Vecchio addirittura proponeva di portare una donna mestruata nei campi per eliminare i parassiti.

Se in Occidente le mestruazioni sono soprattutto (ma non solo) un problema economico, in altre parti del mondo sono uno stigma violentissimo. I dati, infatti, sono gravi e sono specchio di una visione distorta, discriminante e umiliante del ciclo. In India, per esempio, il 20% delle ragazze abbandona la scuola dopo il primo ciclo; la percentuale in Uganda è del 57%. In Africa occidentale, il 40% delle ragazze non va a scuola durante il ciclo a causa della mancanza assorbenti. Ma, drammaticamente, anche a causa di retaggi della tradizione culturale che prevede l’esclusione sociale. In alcune parti dell’India e del Nepal, le donne vengono espulse dalle loro case per la durata del ciclo e sono ospitate in alcune capanne, spesso anche nelle stalle.

Una vera e propria violenza psicologica, contro la quale da qualche anno si stanno attivando campagne di sensibilizzazione e di intervento perché questo stigma venga, il più velocemente possibile, abbattuto.

Questo tabù di fatto accomuna tutti i patriarcati, da oriente a occidente. Forse sono differenti le modalità di azione, ma la discriminazione è la stessa. Ancora oggi, ad esempio, nelle pubblicità delle più grandi marche di assorbenti il rosso mestruale è bandito. Al suo posto appare un flusso blu, quasi trasparente, che non solo nasconde, ma rimuove qualcosa che in fin dei conti è solo parte della natura di ogni donna.

Tampon tax

Ultimamente si è tornato a parlare della tampon tax – cioè l’imposta sul valore aggiunto (IVA) applicata su assorbenti, tamponi e coppette mestruali – dopo che la camera dei deputati ha approvato un emendamento al decreto fiscale che abbasserà l’iva dal 22 al 5%, ma solo per gli assorbenti biodegradabili e compostabili. Questi rappresentano una minima parte dei prodotti in commercio e non sono comunemente usati dalle donne.

In Italia, l’Iva sugli assorbenti femminili è stata introdotta nel 1973 e, come per altri beni e servizi, è cresciuta nel tempo dal 12 al 22%. Come riporta il Testo unico sull’Iva, il decreto del presidente della repubblica numero 633 del 1972, l’aliquota è ridotta al 4, al 5 e al 10% per una serie di beni e servizi elencati nel decreto stesso.

Prodotti come il tartufo o i francobolli da collezione hanno un’imposta agevolata al 10%. Sono invece tassati al 4% beni come il latte, gli occhiali, i libri e i manifesti per le campagne elettorali. Oggi nel nostro paese i prodotti igienici femminili, come anche i pannolini per i neonati, sono sottoposti all’aliquota ordinaria del 22% perché non sono considerati beni di prima necessità.

Ma l’utilizzo di assorbenti e tamponi è una necessità inevitabile e si ripete ogni mese. Una donna, durante il periodo fertile, che dura in media quarant’anni, ha circa 450 cicli mestruali e consuma tra i diecimila e i 14mila assorbenti. Nel corso della vita di una donna ci sono più o meno 2400 giorni caratterizzati dal mestruo. Il mercato globale annuo della protezione periodica (assorbenti, tamponi, coppette e simili) è stimato intorno ai trenta miliardi di dollari, ventisei miliardi di euro. Per questo motivo molti governi nel mondo, sotto l’impulso di movimenti e associazioni femministe, si stanno muovendo verso la riduzione o l’abolizione della tampon tax con lo scopo di eliminare quella che è stata definita una discriminazione fiscale di genere.

Qualche Stato si sta già muovendo…

In molti Stati sono state adottate delle misure di riduzione dell’aliquota sugli assorbenti. Prima tra tutti la Scozia che ha già avviato un programma di distribuzione gratuita di assorbenti e tamponi nelle scuole del paese per contrastare la period poverty. Cioè l’impossibilità economica di accedere a prodotti igienici e sanitari per le mestruazioni, che spesso rappresenta un ostacolo alla frequenza scolastica.

Il Canada ha abolito la tassazione nel 2015 a seguito di una petizione presentata al governo. Negli Stati Uniti lo stesso è successo nello stato di New York nel 2016 e poi a seguire in altri sedici stati. Nel 2019 in Australia, dopo 18 anni di proteste, si è passati da un’imposta del 10% all’eliminazione della tassa. Il Kenya l’ha abolita dal 2004. Dopo accese manifestazioni, anche in India l’aliquota del 12% sugli assorbenti è stata completamente eliminata nel luglio del 2018.

Altri paesi europei si stanno muovendo verso questa direzione. In Germania dal 1 gennaio 2020 l’imposta sui prodotti igienici femminili è passata dal 19 al 7%. La Spagna ha promesso di abbassarla dal 10 al 4%, dopo che nel 2017 la regione autonoma delle Canarie ne aveva già introdotto l’abolizione. Dallo scorso maggio il Lussemburgo è passato dal 17 al 3%.

È del 2015 il provvedimento che in Francia ha ridotto l’imposta sui prodotti igienici femminili dal 20 al 5,5 %, mentre nel 2018 il Belgio è passato dal 21 al 6%. Il Regno Unito ha portato la tassa al 5% già nel 2000, mentre cinque anni dopo l’Irlanda l’ha eliminata completamente.

La questione della tassazione degli assorbenti, comunque, non può essere letta solo attraverso una lente economica. Oltre la battaglia politica, c’è anche e soprattutto quella culturale. Equiparando i prodotti per le mestruazioni ad altri beni che non sono di prima necessità, come i telefoni o la birra, si manda alla società un messaggio distorto.

#closethegapCoop: Coop lancia una campagna per la parità di genere

Per la settimana della “festa della donna”, dal 6 al 13 marzo, Coop ha deciso di abbassare l’Iva sugli assorbenti dal 22 al 4%.

«Close the Gap» è il titolo della campagna di azioni per promuovere la parità di genere femminile e combattere le disparità. «Vogliamo percorrere con maggiore decisione la strada a favore di una cultura della diversità e dell’inclusione, con l’idea di darci obiettivi concreti e non di facciata»

La campagna mette insieme attività specifiche e progetti più di prospettiva, sul lungo termine, con la volontà «di avviare un percorso che guardi al futuro e ogni anno ci permetterà di avere un 8 marzo non solo di celebrazione, ma anche di verifica di che cosa abbiamo fatto». Si parte con «un atto simbolico ma concreto»: il sostegno alla petizione «Stop Tampon Tax! Il ciclo non è un lusso» sulla piattaforma Change.org promossa dall’associazione Onde Rosa per tagliare l’Iva sugli assorbenti dall 22% al 4%.

Questa iniziativa non è sicuramente una vittoria, non è possibile ricordarsi di questa ingiustizia soltanto una settimana l’anno. È comunque un piccolo passo verso l’uguaglianza di genere e magari può portare ad una presa di coscienza collettiva, altre imprese potrebbero imitarla e prima o poi diventare definitiva.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Siracusa il 23/08/1999. Attualmente sono iscritta alla facoltà di Economia a Padova. Non ho molto da dire su di me, mi interesso a moltissime cose, mi piace scrivere ed informarmi. Sono molto contenta di collaborare con i ragazzi de "la Politica del Popolo", spero davvero che questa esperienza possa migliorare me e le persone che seguono questo blog.

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