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Società

Quei mazzi di fiori a Sanremo che hanno fatto la differenza con il passato

Un mazzo di fiori può fare la differenza e può lanciare un bellissimo messaggio contro “l’Italia conservatrice” anche dal palco di Sanremo.

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L’ennesima polemica legata a Sanremo e al sessismo che alle volte lo ha caratterizzato è sicuramente quella dei fiori. In realtà, dobbiamo ammettere che questa volta Amadeus e Fiorello non hanno fatto nessuna caduta di stile né hanno esternato affermazioni dubbie sul ruolo della donna, bensì si sono posti nella tradizione che da decenni appartiene al Festival: il mazzo dei fiori va alle cantanti donne come gesto di galanteria.

Così le scelte del direttore artistico di questo Sanremo hanno dato luogo ad un’azione autonoma dei cantanti. Molte scene hanno sancito un’edizione gender fluid, capace di lanciare un messaggio significativo per uno dei baluardi dell’Italia conservatrice e che guarda al passato. Innanzitutto il protagonista che più ha osato quest’anno, personalmente invitato da Amadeus: Achille Lauro. Nel suo quarto quadro è stato inscenato un matrimonio con il suo ex chitarrista Boss Doms che vede concludere l’entrata con un bacio.

Anche i Maneskin, vincitori di questa edizione, hanno dato molto sul tema: tutti e quattro si sono sempre presentati con gli stessi vestiti sul palco, nulla di nuovo se non che gran parte degli abiti erano tutine e body generalmente associati al “genere femminile”. Ma, ancora, l’outfit di Mahmood, Fedez che piange dopo l’esibizione. Su questa stessa linea d’onda durante la prima serata Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista stacca un fiore dal suo bouquet per darlo al compagno Dario.

Un messaggio importante: dai duetti alla vittoria

Nella serata dei duetti, però, l’azione dei cantanti diventa massiva. Prima Francesca Michelin che li cede a Fedez perché vuole fare una volta a testa, dopo Victoria dei Maneskin che cede il suo mazzo a Manuel Agnelli ed infine Arisa a Michele Bravi. Una serie di scambi fuori dalle righe che ha portato i due presentatori a cambiare quest’abitudine (“Ma che è ‘sta storia che i fiori si danno solo ai maschi? Parità di genere” dice Fiorello) portando, però, a una confusione che fa sì che i mazzi girino e vengano donati a chi capita sotto mano durante le ultime serate.

Così un imbarazzo velato tocca Ibrahimović quando si ritrova il mazzo in mano o una nuova atmosfera permette il gruppo vincitore, durante l’ultima serata, di invitare sul palco il loro direttore d’orchestra Enrico Melozzi per donarglielo come ringraziamento. Insomma, un messaggio importante che, però, dovrebbe sganciarsi dalle polemiche sul patriarcato che, questa volta, non c’entra. Un’abitudine di galanteria che può apparire stantia e superata ha trovato un minimo di cambiamento. Le polemiche fini a se stesse restano attaccate agli argomenti contro i quali si scagliano.

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