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Cronaca

Ritorna la dad per quasi 7 milioni di studenti

Da lunedì quasi 7 milioni di alunni in Dad. Per la precisione saranno 6,9 i milioni di ragazzi che da domani saranno costretti a seguire le lezioni da casa: otto su dieci.

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È successo un’altra volta, il Dpcm del 2 marzo recita:” Dal 6 marzo, si prevede nelle zone rosse la sospensione dell’attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia ed elementari. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Inoltre l’ordinanza per la zona arancione rafforzato del governatore della Lombardia Attilio Fontana che all’art.1 prevede la “sospensione della didattica in presenza nelle istituzioni scolastiche […] di ogni ordine e grado esclusi gli asili nido.” Una misura sì urgente, ma che in vigore fin dal giorno dopo ha causato non pochi disagi alle famiglie, che in qualche ora hanno dovuto modificare i loro piani. Nuovamente milioni di bambini e ragazzi si ritrovano distanti dalla vera istruzione, costretti a captare ciò che possono davanti ad uno schermo e senza poter entrare in contatto con i propri compagni.

Perché chiudere le scuole è un fallimento?

È il più grande fallimento di una società che gira e rigira non fa che parlare di economia e di perdite in PIL. Non si può assolutamente porre un confronto diretto tra economia ed istruzione perché sono due piani diversi, uno serve all’altro e viceversa ma, basta sentire un qualsiasi discorso politico per capire quale tra i due ha la sola importanza nei progetti del nostro paese. Neanche la pandemia, dove la ricerca – per ultima quella sul vaccino – è stata fondamentale, riesce a palesare davanti ai nostri occhi (soprattutto quelli dei nostri politici) che dall’istruzione nasce un paese florido, all’avanguardia e proiettato alle esigenze contemporanee che il mondo fortemente ci richiede.

A tratti si capisce che il Next Generation EU servirà proprio per tematiche di questa portata e sarà la prima, ed ultima presumibilmente, volta che potremo disporre di una somma così cospicua per svecchiare diverse infrastrutture e pratiche che come zavorre affossano il nostro paese. La cosa curiosa resta, comunque, come i diversi controlli delle forze dell’ordine non riescano a permeare tra i furbetti nelle nostre città. È sotto gli occhi di tutti la situazione che quotidianamente viviamo: la divisione nelle fatidiche “zone colorate” si sta relegando sempre di più alle carte del Ministero piuttosto che alla vita reale. Un abbandono progressivo della sicurezza pubblica che permette un proliferare di illegalità.

No alla scuola, sì alla movida

L’abbiamo vista negli assembramenti davanti ai bar che avrebbero dovuto fare solo asporto, nei parchi pieni di gente senza mascherina, nelle zone della cosiddetta “movida” con schiere di persone incuranti di qualunque disposizione. In quest’onda troviamo i giovani che, privati degli spazi pubblici (a volte) si ritrovano nelle abitazioni private in feste o incontri che rendono la fascia d’età la più colpita di questa ondata. Però c’è la scuola, l’ennesimo capro espiatorio per nascondere anni di tagli alle infrastrutture, alla ricerca e l’incompetenza che ha guidato questa pandemia fin dall’inizio.

Così, in una retorica che ci portiamo dietro ormai da un anno, le scuole diventano “classi pollaio” (anche ridotte al 50 %), gli autobus motori di diffusione (anche con ingressi scaglionati e scuola al pomeriggio ed al sabato) e la DAD la panacea, dopo aver avuto tanto tempo per poter stipulare un piano adeguato e ben due ministeri che si occupano di istruzione. Testimonianza di questi sono i controlli di quest’ultimo weekend. Solo il 12 marzo, secondo i dati diffusi dal Viminale, le forze di polizia hanno 106.951 persone (con 1.338 sanzioni) e 12.434 attività (con 63 titolari sanzionati e 28 chiusure). Oltre agli assembramenti nei luoghi di ritrovo che non hanno visto nessun intervento, come al parco del Valentino a Torino, ci sono stati anche diversi raggruppamenti in abitazioni.

Tanti “i festini abusivi” scoperti…

A Milano 17 minori fra i 16 e 20 anni sono stati sanzionati perché fuori dal propri comune senza giustificato motivo. Nella sera diverse segnalazioni hanno portato a scoprire 21 studenti fra i 20 e i 24 anni che stavano facendo una festa in via Appiani, nel quartiere Isola 23 giovani, fra i 20 e i 28 anni, che stavano bevendo alcolici che il proprietario di un pub vendeva contravvenendo alle regole. Segnalazioni di questo tipo si sono susseguite per i mesi scorsi in tutta Italia. Il 14 gennaio ad Arese 27 giovani di cui 16 minorenni sono stati sorpresi all’interno di un box privato intenti a parlare, giocare a carte e a ping-pong. Il 7 febbraio tre maggiorenni e cinque minorenni ne riminese. Il 13 febbraio in un appartamento a Milano otto giovani tra i 18 e 19 anni.

Il 25 febbraio in provincia di Avellino 24 ragazzi sono risultati positivi a seguito di un festeggiamento di un compleanno. Il 3 marzo a Mazzara del Vallo (Sicilia) sono stati sanzionati 17 minorenni che avevano allestito una vera e propria discoteca in una villetta. La lista potrebbe dilungarsi di più e, comunque, sempre di esempi di eventi illegali scoperti dalle forze dell’ordine, presumibilmente una percentuale ridotta delle reali festicciole ed illeciti che spesso i giovani si ritrovano a fare.

Aguzzare la vista per far sì che il reale problema che c’è tra i giovani sia trattato adeguatamente. Far rimanere i ragazzi lontano dalle scuole per far sì che alla prima occasione si ritrovino a gozzovigliare facendosi beffa di qualunque legge non è sicuramente la strada giusta da proseguire. Anche perché, rischiamo di dare un messaggio sbagliato ai giovani che invece, rispettano la legge, rimangono a casa, ma senza un’adeguata istruzione e vedendo a piede libero i compagnoni abusivi.

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