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Cultura

Il Controcampo: Il Laureato – l’Avventura Cinematica di Ben

Cosa c’è dietro le inquadrature del film il Laureato diretto da Mike Nichols? Scopriamo insieme qualche trucco del mestiere…

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“No, no, no, signora, lei è la più affascinante degli amici dei miei genitori.”

Il Laureato (1967, diretto da Mike Nichols) è un classico sempreverde sotto moltissimi aspetti. L’ingenuità di Ben, combinata con la dominazione psicologica di Mrs. Robin son e la dolcezza di Elaine, creano un mix divertente e indimenticabile. A parte questo, penso che sia ancora più strabiliante come, nonostante non si senta mai nel dialogo che Ben è debole e si lascia influenzare da tutti, è proprio questa l’idea che ci facciamo di lui. Nonostante sia fondamentale, la performance impeccabilmente espressiva di Dustin Hoffman non è l’unico elemento che ci fa sentire in imbarazzo per lui. Ogni aspetto della cinematografia del film contribuisce, al di sotto di altri elementi più evidenti della mise-en-scène, a farci percepire questo sentirsi in trappola che sente Ben dopo la sua laurea.

Per questa analisi, insegnatami in vasta misura dal professor Richard Ollis, mentore e amico, alla scuola di cinema della Cal State Northridge, voglio considerare due parti fondamentali del film: l’introduzione del nostro eroe, e il momento in cui finalmente supera la sua debolezza e inizia a prendere le decisioni da solo, per quanto questo sia difficile da fare. Riprenderò in questo articolo alcuni concetti fondamentali che ho presentato nelle mie lezioni di cinematografia 1 e 2.

Questo articolo contiene spoiler, quindi se non avete mai visto Il Laureato fatevi un favore e vedetelo. Posso assicurarvi che una visione soltanto non permette comunque di capirlo interamente come film. Nella prima inquadratura del film vediamo un primissimo piano della faccia di Ben, che guarda fuori campo, immerso nei suoi pensieri. Lo sfondo bianco non ci dà indicazioni circa dove si trovi. Solo con uno zoom all’indietro riusciamo a capire che è seduto su un aereo. Mentre nella prima parte dell’inquadratura non è centrato all’interno dell’inquadratura, con lo zoom Ben si ritrova sempre più al centro dell’inquadratura

Cos’è la regola dei terzi?

Una breve ma importante digressione, presente anche nel mio pezzo sulla cinematografia, riguarda la regola dei terzi: i punti di incontro fra le linee che suddividono l’inquadratura sono i punti più importanti dell’inquadratura, quelli più solidi. Se un personaggio colpisce almeno due di questi punti, allora sta dominando l’inquadratura. Ben, nella detta inquadratura, si trova al centro, quindi questo lo fa apparire come un personaggio debole, unendo a questo il fatto che si fa sempre più piccolo, sempre più perso nella folla di persone. È quindi così che lui si sente: piccolo, perso, debole.

La seconda inquadratura non serve nemmeno descriverla, perché è una delle inquadrature più famose della storia del cinema. Ben si sta muovendo in avanti sul nastro (forse rappresenta lo scorrere del tempo?), ma nell’inquadratura di per sé non si muove. È come incastrato in un qualche incantesimo visivo, che lo fa muovere senza muoversi. La canzone Sound of Silence di Simon e Garfunkel ci presenta un’anima malinconica e persa. Da questa inquadratura possiamo imparare un altro paio di cose riguardo Ben: delle persone camminano fra lui e la macchina da presa con nonchalance, ma lui non sembra notarli. Si volta per una persona sola: una donna. Boom, improvvisamente sappiamo che è etero e vorrebbe una relazione.

Tutto ciò che serve sapere su Ben, in due inquadrature

Ben lascia l’aeroporto e va a casa. La sua prima inquadratura a casa non sembra avere nulla di strano, eppure pensateci: l’acquario rappresenta il mondo in cui vive, ed è inoltre un primo accenno alla scena del palombaro più in là nel film. In quanti modi si possono combinare un uomo e un acquario in un’inquadratura? La scelta più ovvia sarebbe fargli fissare l’acquario e riflettere su come si senta in alto mare, ma non solo non è così – l’acquario non lo sta neanche guardando! Non sta pensando all’acquario, ma si trova dentro (di nuovo, al centro dell’inquadratura). L’acquario lo circonda. Questo ci dà anche l’impressione che ancora non è cosciente di come la sua vita sia costrittiva. A questo servirà forse Mrs. Robison? A renderlo cosciente della sua situazione? Finora, abbiamo visto che Ben è solo, e inconsciamente sappiamo tutto della sua situazione, del suo sentirsi perso.

La sua prima relazione con un’altra persona avviene proprio in questa inquadratura. Suo padre, entrando in camera, non è affatto cosciente dei suoi pensieri. Ancora peggio, non gli importa affatto cosa pensa suo figlio. Attraversa l’inquadratura e si siede fra Ben e la macchina da presa, impedendoci di vedere del tutto la faccia di Ben. Il padre, entrando in due dei quattro punti focali, sta interamente dominando la scena. In questo momento è lui a comandare. Quando entra sua madre, l’intera inquadratura diventa fuori fuoco: a lei importa ancora meno delle emozioni del figlio.

Dalle sue relazioni interpersonali nella scena della festa scopriamo, alla luce del sole, il fatto che Ben è un po’ un senza milza, diciamo così.  A parte il fatto che nessuno lo lascia parlare per l’intera scena, tutti continuano ad attraversare l’inquadratura, oscurandolo e mantenendolo al centro. Una macchina da presa in spalla, traballante, ci fa sentire una mancanza di equilibrio, quasi un mal di mare. Nel mondo bidimensionale della videocamera, le persone lo stanno schiacciando e non lo lasciano respirare. Anche l’inquadratura stretta e i primissimi piani ci fanno sentire l’ansia di Ben, e il fatto che non riesce a parlare. Non c’è spazio per le sue spalle nell’inquadratura, figuriamoci per le sue opinioni! Quando torna in camera sua, è lì che torna a dominare l’inquadratura, è sicuro di almeno una cosa: vuole essere lasciato in pace.

Per vedere come le scelte del direttore della fotografia Robert Surtees sono lungi dall’essere casuali, vediamo la situazione opposta, dove Ben ritrova il suo coraggio e affronta Mrs. Robison, l’icona della sua codardia. Dopo che rivela ad Elaine la sua relazione clandestina con sua madre, con un cambio di fuoco che dimostra la lenta ma chiara comprensione di lei, Ben non è più inquadrato da primissimi piani, iniziamo a rivedere le sue spalle. La verità rende liberi, e così come lui ora può finalmente respirare (nonostante sia ora in un mare di guai!) così anche la sua inquadratura respira.

Generalmente, fra due inquadrature dovrebbe esserci un cambio di almeno 30°, altrimenti risulterà un jump cut (“regola dei 30 gradi”), ma qui l’inquadratura prima e dopo la sua confessione risulta quasi identica, cambia solo la grandezza per darci un senso di proporzione. Ora riempie tutti i punti interessanti dell’inquadratura, ora ha il controllo delle sue decisioni. Più interessante ancora è l’inquadratura di Mrs. Robinson. Primissimo piano, al centro, con un muro privo di contrasto (forse un parallelismo con la prima inquadratura di Ben?), poi uno zoom in fuori per mostrarla al centro, piccola, debole e sconfitta.

Alla fine, nella famosa scena sullo scuolabus, Ben è finalmente felice, e così lo è la sua inquadratura. Divide l’inquadratura con la sua amata Elaine, entrambi occupano due punti forti dell’immagine, e, se consideriamo che sono in movimento, sono ancora fermi. Forse un parallelismo con la sequenza iniziale e l’insicurezza della gioventù: ora sono in due a “muoversi senza muoversi”, ma almeno sono insieme. Ben ha ritrovato il suo equilibrio!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Margaret Duggan, studentessa italoamericana classe '96, proveniente da Lecce. Laureata in Cinema e Televisione alla California State University Northridge a Los Angeles e studentessa magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, ho lavorato a produzioni cinematografiche sia studentesche che professionali. Nel tempo libero mi piace andare in campeggio, nuotare, leggere, e ovviamente guardare film! Con la mia rubrica "Il Controcampo" vorrei mostrare ai miei lettori i lati meno conosciuti dell'industria del cinema. Insieme possiamo proiettarci nei teatri di posa, negli uffici di produzione, nei camerini degli attori, ed esplorare tutte le stanze della "fabbrica dei sogni"!

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