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Cultura

Movida Madrilena: storia di una parola che ha rivoluzionato la Spagna

Si sente spesso parlare di “movida”, un concetto che viene associata ad assembramenti di giovani, che bevono e fanno festa senza responsabilità. In realtà la parola “movida” ha delle origini storiche molto singolari: ecco come nasce.

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Si sente parlare spesso della “movida” dei giovani, i giornali hanno abusato di questa parola. Nella mente di un italiano medio viene associata ad assembramenti di giovani, che bevono e fanno festa senza responsabilità. In realtà la parola “movida” ha delle origini storiche molto singolari. Nasce da un movimento che è simbolo di riscatto, sia sociale che politico. Dalla dittatura di Francisco Franco alla democrazia.

Movida” è un termine spagnolo e deriva dal verbo “mover”, ovvero “muovere”. Tra la tante accezioni che il vocabolo aveva quando ha iniziato a essere usato in modo comune nella nostra lingua, se ne è affermata stabilmente soltanto una: la vita serale e notturna molto movimentata.

Negli anni Ottanta in Spagna la parola “movida” indicava qualcosa di molto diverso e molto specifico: un movimento chiamato La Movida madrileña. Questo esplose spontaneamente dopo gli anni vissuti dal paese sotto il regime di Francisco Franco. Fu un’esplosione culturale, sociale ed economica.

Il movimento celebrava la liberazione e le libertà, le idee libertarie di sinistra e la controcultura, nella musica, nelle arti, nella letteratura e nel cinema.

Cos’è e come nasce la “movida”

Alla fine della Guerra civile spagnola Francisco Franco diede vita a una dittatura in Spagna, che durò circa 35 anni. Alla sua morte la Spagna iniziò una fase di transizione verso la democrazia. Fu un periodo di grande cambiamento, di passaggi delicati dal punto di vista politico e sociale, e di grande desiderio di libertà.

Gli anni Ottanta in Spagna furono il tempo della liberazione sessuale, della cultura alternativa, punk-rock, della rinascita dei movimenti femministi, in una società ancora fortemente cattolica e rigida. Si parlava di omosessualità, di contraccettivi, di secolarismo, postmodernismo e droghe. Si percepiva nell’aria un senso di rinnovamento, di ottimismo e gioia di vivere. Fu un’esplosione di musica e arte. La gioventù si stava piano piano risvegliando e anche tutte le altre figure che erano state represse dal franchismo.  

L’inizio della Movida madrileña convenzionalmente coincide con il concerto per José Enrique Cano Leal, il batterista del gruppo Tos. Il concerto si tenne al Politecnico di Madrid il 9 febbraio del 1980 e venne trasmesso in radio: fu un momento storico per la città e per la musica spagnola. Le radio e i giornalisti musicali cominciarono a occuparsi di gruppi indipendenti fino ad allora poco noti, che iniziarono a loro volta ad incontrarsi e a suonare insieme.

Vennero fondate case discografiche indipendenti e intorno alla musica iniziò a svilupparsi, spontaneamente, un movimento sociale e artistico di controcultura più largo che contagiò anche altre città e che fu sostenuto politicamente da alcuni sindaci di sinistra, che volevano lasciarsi alle spalle gli anni del franchismo.

Centri nevralgici ed esponenti del movimento

«Superare la narrazione ottocentesca e d’avanguardia. Assunzione completa del presente, proprio per definirlo, negarlo e saltarci sopra. Costruzione di nuove realtà che mostrino orizzonti sconosciuti. Essere la regina delle arti, l’avanguardia del rinnovamento, colei che definisce le mode. (…) E nonostante tutto, non cercare la trascendenza, bensì l’umorismo, l’ironia, le lacrime o la bellezza». Gli obiettivi del movimento possono essere racchiuse da queste parole del poeta Gregorio Morales.

La strada era lo spazio della movida di Madrid. Uno dei suoi centri fisici era sicuramente la Malasaña, chiamato anche il “quartiere delle meraviglie”. Era un punto di incontro per tutti quegli artisti e visionari considerati fino a questo momento marginali.

Il movimento, nato a Madrid, presto si diffuse alle altre realtà spagnole, grazie anche alle spinte di alcuni politici, principalmente socialisti. Tra i quali va ricordato l’allora sindaco di Madrid, Enrique Tierno Galván, che aveva profondamente studiato dal punto di vista sociologico la cultura marginale giovanile. L’appoggio politico a questa cultura alternativa pretendeva mostrare che era in atto una svolta nella società spagnola: dall’ingessata società franchista si stava faticosamente passando ad una società aperta alla modernità. Questa immagine di una Spagna nuova voleva essere usata sul piano internazionale per dimostrare l’effettiva fine di una dittatura durata quaranta anni.

La Movida ebbe le sue voci di riferimento nella musica (Kaka de luxe, Alaska y los Pegamoides, Alaska y Dinarama, Radio Futura, Nacha Pop, Los Secretos, tra gli altri) e una grande varietà di sottoculture musicali; ebbe le sue case discografiche indipendenti come DRO, GASA, Lollipop Records; le sue radio e i suoi programmi televisivi, i suoi luoghi di culto (La Vía Láctea, La sala del sol e La sala Rock-Ola); i suoi stilisti, i suoi artisti di strada, e i suoi ideali letterari. E poi ci fu il cinema, ​con Pedro Almodóvar come massimo esponente del periodo, che in quegli anni girò i suoi primi film.

La Rock-ola

Una sala molto piccola che in poco tempo divenne un popolare nightclub aperto tutti i giorni. Sebbene ci fossero altri locali che prima o poi aprivano, e che offrivano anche concerti nazionali e internazionali, il Rock-Ola si impose come il centro sociale e culturale della Movida. Il luogo in cui dovevi essere per vedere ed essere visti e per ballare con le ultime notizie portate da Londra.

In linea con lo spirito del tempo, dietro le sue porte coesistevano e si mischiavano giovani di diverse classi sociali e di diversi gruppi: punk, mod, new romantics, hippy e tutte le persone che mostravano l’eclettismo estetico della Movida. Fin dall’inizio era comune vedere qui le personalità più famose di questo movimento culturale: Pedro Almodóvar, fotografi come Ouka Lele o Alberto García-Alix, pittori come El Hortelano o Pablo Pérez- Mínguez, attrici come Bibi Andersen, e ovviamente, le grandi figure della ricca scena musicale locale.

Oltre ai concerti, al Rock-Ola si sono tenuti tutti i tipi di eventi legati alla musica e ad altre arti: mostre fotografiche e pittoriche, sfilate di moda, proiezioni di film, spettacoli teatrali, feste omaggio o organizzati da case discografiche o riviste.

Il fenomeno della Movida madrileña durò fino al 1986, quando i musicisti e gli artisti che ne erano diventati il simbolo raggiunsero la popolarità e il successo commerciale. Quel momento smise dunque di avere un senso di ribellione e riscatto, lasciandosi però alle spalle un’eredità indiscutibile raccontata e celebrata ancora oggi da libri, documentari, ristampe e film.

In Italia

Giuseppe Corsini, sull’enciclopedia Treccani, ha spiegato che la parola “movida” «è attestata per la prima volta nell’italiano scritto nel 1990». Il vocabolo mantenne il significato proprio, e dunque il particolare dinamismo intellettuale di Madrid e della Spagna postfranchista. Ma viene usato anche «in una serie di accezioni estensive che lo portarono tra l’altro a designare, specialmente nella lingua a effetto dei giornali, una qualsiasi persona che per vivacità ed estroversione sembrasse in sintonia con la stessa movida spagnola; poi la squadra di calcio rinnovata e vincente del Real Madrid; infine, scherzosamente, ‘mossa’ (diamoci una movida)».

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Sono nata a Siracusa il 23/08/1999. Attualmente sono iscritta alla facoltà di Economia a Padova. Non ho molto da dire su di me, mi interesso a moltissime cose, mi piace scrivere ed informarmi. Sono molto contenta di collaborare con i ragazzi de "la Politica del Popolo", spero davvero che questa esperienza possa migliorare me e le persone che seguono questo blog.

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