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Chi è la vera Dea Atalanta?

La vera storia della figura mitologica che ha prestato il nome alla squadra bergamasca rendendola, anno dopo anno, la Dea d’Europa.

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Poche cose mettono d’accordo gli italiani: generalmente la pizza, il caffè e la Nazionale. Il popolo della penisola non potendo più guardare quest’ultima da svariati mesi e avendo questa lasciato un amarissimo ricordo nell’ultima esperienza degna di nota (Mondiali 2016), si unisce davanti ad una sola squadra: l’Atalanta. 

Nello sport, dispenser principale di emozioni, favole come quella del Leicester City o dell’Atalanta appassionano chiunque: tifosi di ogni squadra, nazionalità, generazione.  La squadra di Gasperini ha ricevuto complimenti da ogni grande professionista del calcio, tra cui l’allenatore Guardiola che ha espresso parole al miele per il team bergamasco: 

“Ho avuto la fortuna di conoscere Gasperini e vedere quello che ha fatto l’anno scorso con l’Atalanta, e che sta continuando a fare, è una cosa incredibile. È come vincere il campionato con una big. È una gioia vedere giocare l’Atalanta, è una squadra che ha coraggio, una cosa che non si vede spesso nel mondo.”

L’Atalanta è la vera Dea italiana, affascinante e combattente proprio come la divinità a cui ha rubato il nome. 

Come è nata l’Atalanta

Nei primi anni del 1900 a Bergamo esistevano già due società calcistiche, ovviamente in perenne competizione: la Giovane Orobia e il Bergamo Football Club.

Una sera d’autunno nel 1907, seduti al tavolo dell’osteria Correggi di Bergamo, cinque liceali iniziarono a porre le basi di quella che sarebbe diventata la squadra col maggior numero di presenze in Serie A tra quelle che non rappresentano un capoluogo di regione, la indiscussa “Regina delle provinciali”. 

I fratelli Gino e Ferruccio Amati, Eugenio Urio, Giovanni Roberti e Alessandro Forlini erano studiosi amanti dell’antica mitologia greca e quella stessa sera decisero il nome della loro futura squadra: “Società di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta”, in onore della dea che li avrebbe ispirati, ufficialmente nata il 17 ottobre 1907. 

La divinità ispiratrice 

Secondo la mitologia greca, Climene aspettava un figlio da Iasio il quale desiderava a tutti i costi un figlio maschio, guerriero e vigoroso, ed era convinto che nel grembo di Climene giacesse un bambino. La donna partorì invece una neonata, Atalanta, che venne immediatamente ripudiata dal padre e per questo abbandonata sul monte Pelio, come da tradizione. Artemide, dea della caccia, intenerita dalla piccola, mandò un’orsa a proteggerla e ad allevarla. 

Qualche tempo dopo Atalanta venne trovata da alcuni cacciatori che la accudirono e le insegnarono la loro arte. La giovane donna crebbe forte, temeraria e soprattutto abilissima nella caccia: uccise due centauri, affrontò numerose insidie e si distinse anche tra i migliori cacciatori uomini. 

Una volta cresciuta, il padre Iasio la volle incontrare e la costrinse a sposarsi, ma lei si rifiutò dicendo al padre che avrebbe sposato solamente l’uomo che l’avrebbe sconfitta in una battuta di corsa. Ippomene fu l’unico in grado di batterla, ma solamente grazie all’aiuto di Afrodite che con tre mele d’oro  distrasse la ragazza durante la competizione.

Atalanta rimase sempre una donna coraggiosa, intraprendente, veloce e cacciatrice, tutte caratteristiche riconducibili alla squadra che da tre stagioni sta facendo sognare tutta Italia. 

L’affermazione calcistica 

L’Atalanta ebbe per i suoi primi anni di vita una maglia bianconera, mutata poi nel 1920, anno in cui avvenne la fusione tra la squadra fondata dai cinque liceali e la “Bergamasca”, l’altra grande società di Bergamo. Ognuna delle due squadre portò un colore delle loro precedenti divise e, unendoli, diedero una nuova identità alla neonata formazione: l’Atalanta scelse il nero e la Bergamasca l’azzurro. 

Nel 1937, dopo una risalita fatta di alti e bassi, la Dea approdò finalmente in Sere A, la massima lega italiana, per la prima volta nella sua storia. La prima grande vittoria arriva il 2 giugno 1963, anno in cui l’Atalanta sollevò in aria una storica Coppa Italia, ottenuta superando per 3-1 il Torino. 

Antonio Percassi, dopo una carriera ricca di successi come giocatore della Dea, ne diviene presidente per un breve periodo all’inizio degli anni ’90, per poi riprendere la carica nel 2010 e iniziare un percorso vincente che ancora oggi premia il presidente e la dirigenza. Grazie al nuovo ambizioso progetto, allo stadio di proprietà e agli investimenti nel settore giovanile, l’Atalanta fa il record di punti in campionato, diventa una società fondamentale per i giovani italiani convocati dai ct della Nazionale e inizia a scrivere un meraviglioso cammino europeo divenendo il faro italiano nella massima competizione, la Champions League. 

La favola Atalanta non si è ancora conclusa, ma di una cosa siamo sicuri: questa storia avrà sicuramente un lieto fine. 

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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