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Cultura

Se la Cina fosse una società matriarcale?

Ricardo Coler ne “Il regno delle donne” edito Nottetempo, racconta una Cina sconosciuta, in un villaggio lontano, dove sono le donne ad avere tutti i privilegi degli uomini.

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In un villaggio della Cina lontano e sconosciuto anche a tanti autoctoni, si trova una società che sovverte tutte le regole conosciute, in cui a comandare sono le donne e ad essere discriminati, gli uomini. L’argentino Ricardo Coler veste gli abiti di un contemporaneo Marco Paolo per raccontarci i Mosuo, una civiltà matriarcale sulle sponde del lago Lugu, nella provincia dello Yunnan. “Il regno delle donne” (edizione Nottetempo) è il racconto di viaggio che non ti aspetti, perché capovolge la visione del mondo a cui sei abituata. Se esistesse una società matriarcale in cui il denaro fosse amministrato esclusivamente dalle donne, il prestigio, il potere, spettasse solo a loro, cosa accadrebbe? Come sarebbe?

I Mosuo

I Mosuo sono un popolo di origine tibetana che, oggi grazie al turismo, sta conoscendo un ulteriore nuova riconfigurazione. Ormai i turisti arrivano lì per conoscere questa società così singolare, e – purtroppo – laddove c’è lo straniero con il suo potere economico, arrivano anche le attività ad hoc per lui: ecco quindi apparire negli ultimi anni la prostituzione. Donne che da fuori arrivano per intrattenere gli stranieri attratti da questo racconto fantasmagorico di un villaggio in cui l’ordine “naturale” si è capovolto.

“È un peccato che con ogni pullman che arriva al villaggio si perda qualcosa della cultura mosuo, quest’esempio unico di come il femminile – non le donne, ma il femminile – possa costruire tra le persone relazioni tanto diverse da quelle che conosciamo”

Pullman di turisti che arrivano per conoscere questo nuovo modello sociale e inevitabilmente lo cambiano, lo modificano con il potere del loro denaro.

“La società matriarcale aveva saputo eludere la logica del denaro, che è così radicata in tutti noi. Senza nemmeno accorgercene, noi agiamo nella vita quotidiana tenendo conto del prezzo delle cose e ci sembra strano che ci sia chi dice che i soldi non gli interessano. Tuttavia, quando si guadagna molto, immancabilmente si perde qualcosa”

Ma Ricardo Coler decide di raccontarci il prima, quando lui ha scoperto questo luogo incantato e come ha vissuto lì, nel matriarcato “più puro” che lui abbia mai conosciuto, in cui sono le donne a lavorare a lavorare sui campi e ad allevare gli animali. Lo fa intervistando le persone del villaggio, osservando e ponendosi delle domande che man mano si affastelleranno anche nella mente del lettore.

Nella società Mosuo ad un primo sguardo sembra non esserci spazio per l’amore. Donne e uomini fanno sesso nella segretezza di incontri fortuiti notturni (chiamati axia), ma continuano a vivere separati. Ma andando più a fondo, il medico ed esploratore argentino Coler, scopre un nuovo modo di amare, in cui anche nelle unioni più durature, niente si possiede: né beni, né diritti genitoriali. Tutto è della donna da sempre. Le relazioni sono svincolate da giuramenti, legami, libere e poliamorose. La figura paterna non c’è.

E gli uomini come reagiscono?

Gli uomini Mosuo non reagiscono. Vivono placidamente in questo stato di docile convivenza, scevri da ogni responsabilità, eccezion fatta per il capo del villaggio: un uomo eletto democraticamente, che deve vigilare affinché la violenza e l’aggressività virile, non si manifestino, causando disonore, come tradizione impone.

Il limite

Ricardo Coler

Coler guarda tutto questo con lo sguardo di un uomo avvezzo al patriarcato e ai ruoli di genere, tanto da riversarli nella narrazione, argomentando sulla femminilità delle donne Mosuo.

“Credo che nelle società matriarcali le donne diventino più femminili. Detengono il potere e sanno chiaramente di non voler diventare uomini

Perché puoi andare fino alla fine del mondo, ma guarderai sempre tutto secondo la lente dei tuoi occhiali. Questo è il limite del libro: lo sguardo del suo autore, di un uomo che abita e personifica il privilegio maschile, anche quando pensa di essersi aperto a una visione altra. Ma questo è anche il racconto dentro il racconto, quello che possiamo leggere noi, mentre scopriamo i Mosuo.

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