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Turchia, l’involuzione: dall’ascesa di Erdogan all’uscita dalla convenzione di Istanbul

La Turchia esce dalla convenzione di Istanbul: solamente una delle varie azioni che si inseriscono nel quadro molto più ampio dell’involuzione che il paese sta attraversando sotto la guida di Erdogan.

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La storia turca dell’ultimo ventennio si chiama Recep Tayyip Erdoğan. Erdoğan diventa il 25’ primo ministro della Turchia nel 2003 dopo la crisi economica del 2001 e ricopre la carica fino al 28 agosto 2014. La data della fine del suo mandato come primo ministro coincide con la sua ascesa alla carica di Presidente della Turchia.

Durante i primi anni della sua esperienza come primo ministro, i cambiamenti per la società turca sono stati notevoli complice la volontà dello Stato di entrare nell’Unione europea. Tuttavia, dal 2010 la Turchia vive una lunga fase di declino. Declino caratterizzato dalla privazione di alcuni fattori che dovrebbero essere i punti cardine di uno stato di diritto, fattore, questo, che ha arenato le pratiche per entrare nell’Unione.

Limitazione dei social

Il legislatore turco ha previsto, per le piattaforme con più di un milione di utenti, l’individuazione di un “responsabile dei contenuti” limitando la libertà di espressione degli utenti sui social. A Youtube, Facebook, Instagram e Linkedin è stata comminata una sanzione di 5 milioni di euro per non aver rispettato la legge turca. Le piattaforme hanno provveduto, quindi, ad eleggere una sede legale in Turchia per avere uno sconto sulla sanzione. Anche Twitter si è adeguato alla legge.

Le repressioni

Da anni non accennano a fermarsi le forme di repressione nei confronti degli oppositori di Erdogan: giornalisti, attivisti… critici i rapporti di Amnesty. La Turchia ha sempre avuto a che fare con la cd. “questione curda”. Erdogan promise di risolvere la questione curda in modo democratico. Promessa non rispettata dato che, dal 2015, Erdogan ha promosso numerosi interventi di repressione nei confronti della popolazione curda.

Modalità di repressione che hanno portato alcuni stati ad imputare a Erdogan crimini di guerra e contro l’umanità. Rispetto dell’umanità sottoposta a forte stress dato che 5 anni fa la polizia turca ha interrotto, con forza, un gay pride causando parecchi feriti.

Uscita dalla convenzione di Istanbul


L’azione che ha fatto più discutere, per ovvie ragioni, è l’uscita da parte della Turchia dalla Convenzione di Istanbul un trattato del 2011 per prevenire e combattere la violenza sulle donne. “Danneggia i valori della famiglia tradizionale” secondo Erdogan. La Convenzione cerca di incentivare i governi a adottare leggi che sanzionino la violenza di ogni tipo sulla donna.

Proprio la Turchia fu il primo paese a ratificare la Convenzione ma, di fatto, non è stata mai effettiva. Secondo il governo turco, la legislazione turca già tutela i diritti delle donne (affermazione non da tutti condivisa). Tuttavia, la motivazione più raccapricciante proviene dall’ala turca più estremista che ritiene che la Convenzione non faccia altro che mettere in pericolo la famiglia tradizionale, incentivando i divorzi e secondo la stessa ala, la Convenzione verrebbe strumentalizzata dalle comunità Lgbt. Immediato il disappunto del Consiglio europeo.

Continue le “condanne” della UE

La Turchia chiese di aderire all’Unione nel 1987. Con il colpo di stato del 15 luglio 2016 i negoziati sono stati interrotti. Gli europarlamentari con una risoluzione hanno richiesto una sospensione dei negoziati a seguito delle continue violazioni dei diritti umani da parte dello stato turco. Il 24 ottobre hanno anche adottato una risoluzione in cui richiedono sanzioni contro l’operazione militare turca verso la Siria per la creazione della cd. “zona cuscinetto”.

Si comprende come in alcuni paesi il rispetto dei più elementari diritti umani sia soltanto un miraggio. Ad oggi, in numerosi paesi, continuano ad essere prevaricati i diritti delle donne, in quei paesi dove la religione è un tutt’uno con lo Stato, cambiare la concezione della donna e, pretendere il rispetto di questa, è impresa assai ardua. #istanbulconventionsaveslives (l’appello sui social dopo l’uscita della Turchia dalla Convenzione).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Mi chiamo Angelo, sono campano e sono del 1998. Studio Giurisprudenza alla Federico II e sono un inguaribile lettore di quotidiani e libri di vario genere. Principalmente mi occupo di fornire una visione chiara e commentare le tematiche legate al diritto. Non mi dispiace approfondire casi di cronaca nera, criminalità organizzata, economia, politica estera e nazionale.

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