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Cronaca

Il cat calling e Damiano Er Faina: oltre alle gambe c’è di più

Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare di cat calling in seguito alla denuncia sui social di Aurora Ramazzotti che ha raccontato dei commenti sessisti ricevuti mentre faceva jogging. Diversi sono stati i commenti alla vicenda: ecco cos’è successo.

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Il cat calling, per chi non lo sapesse, è un fenomeno che in genere avviene nelle strade caratterizzato da fischi e nomignoli che diminuiscono il valore femminile e la sua bellezza. A prescindere, è un’offesa a tutte le donne in quanto le riduce a un oggetto sessuale.

La continua ostinazione e accettazione, perseverata dalla considerazione dell’innocenza di questa azione, invade la libertà femminile. Inoltre fa parte di un pensiero alquanto medievale, il quale non fa altro che alimentare quel velo di sessismo che si cela nella società prevalentemente patriarcale. Perché, diciamo la verità: le memorie legate al patriarcato del passato non sono state ancora del tutto abbattute…

Il cat calling e le svalutazioni che ne seguono

Nel web in questi ultimi giorni continua a girare il video di Damiano ”Er Faina” dove quest’ultimo afferma che il fenomeno del cat calling è una sciocchezza, dicendo che“ se uno vede du belle gambe almeno quanno ero piccolino io (urlavo): a fantastica…“. Tralasciando il personaggio con le ovvie particolarità che lo caratterizzano, questo fenomeno alquanto umiliante continua a persistere nelle strade nonostante ci si aspetti atteggiamenti un minimo più umani consoni del 2021. Ma ancora non è così, la donna viene paragonata solo a un paio di gambe (almeno come primo impatto).

Masturbandosi nel ventre della donna chiamandolo fare l’amore….Non c’è da impressionarsi che in questo ultimo periodo stiamo distruggendo la terra, in quanto essa rappresenta la madre terra, l’energia femminile della creazione

Keshavananda

Il femminile soffocato

Questa scia rimasta nella nostra società e riempita da diversi pregiudizi, con un’ostile accettazione e apprezzamento rivolto a quel lato femminile continuamente soffocato, è legato a credenze mentali passate. E qui il riferimento passa al femminile che chiama Jung: “anima”. Incoscientemente quest’ultima entità è sotterrata dalla memoria collettiva per il semplice motivo che viene vista come fragile e questa parola la mente non riesce a comprenderla. Jung parla di anima (presente negli uomini) per l’appunto, che non simboleggia il sesso femminile, ma le caratteristiche che come è decretato dalla civiltà, prevalentemente assumono le donne.

Le vilipese azioni verso questo tema, si manifestano in continue azioni incoerenti con l’animo umano che ci appartiene. Usare una donna come un oggetto sessuale, come è noto con questo tipo di azioni medievali è diventata quasi abitudine e si dimostra con queste azioni gravi considerate innocenti. L’ego cagionevole che circonda questa pochezza intellettuale è al quanto pericoloso, perché il valore femminile non viene considerato. Pensateci: queste memorie legate all’umiliazione, quante volte si riversano inconsciamente, sul disagio corporeo, e su tanti altri pregiudizi costruiti dall’uomo, verso la donna…?

L’archetipo del femminile

L’archetipo del femminile che comprende quello stato di accoglienza innata, l’intuito, l’irrazionalità corrisponde all’eros materno. Esso è una radio che sintonizza la mente dell’uomo con i suoi valori interni, è la voce del “grande uomo”, è la guida tra l’inconscio e il Sé. In tal senso Jung vede nell’Anima la via che conduce la coscienza alla coniunctio con il femminile, la quale coniunctio conduce alla totalità psichica. Fin dalla storia di Eva e Adamo, il femminile viene visto (spiritualmente parlando) come un tramite tra cielo e terra e invece per quanto riguarda figura maschile: una componente mentale e terrena, in sintesi la definizione “dell’astratto”.

Oggi gli uomini moderni hanno perso il loro femminino, la coscienza li fa sentire apposto con se stessi, ma in realtà è presente l’incompletezza. Da anni è stata potenziata la razionalità presente nel maschile, in quando è un automatismo più potente, nella società di sempre. Soffocando l’altra parte più sensibile, emotiva, irrazionale… C’è da dire che ciò ha portato ad aggredire, simbolicamente parlando, l’utero della donna nella sua origine. La svalutazione femminile è continuamente persistente negli anni, che rispecchia per l’appunto questa incompletezza e alimenta l’ego che non riesce a vedere altro che la finta bellezza dell’uomo forte, invasa inconsciamente dall’archetipo dell’eroe, questo ha portato a schiacciare quello che la mente considera: debole e fragile.

Sentirsi umiliati per “du fischi“, oppure limitare l’abbigliamento per evitare di attirare l’attenzione è ingiusto e lima la libertà delle donne. Inoltre queste memorie si riverseranno nel futuro inconsciamente parlando. Ma tralasciando la parte profonda che può essere collegata con questo tema (anima), l’ingiustizia psichica che ne segue è forte, perché le limitazione sociali di qualsiasi tipo rimarranno come sempre un punto fisso, che possiamo ben osservare con i soliti pregiudizi sessisti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ventenne autrice di emozioni. Mi sono fatta trasportare dalla passione per la scrittura, che di conseguenza mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere. Per continuare in un futuro a coltivare scrivendo, la mia voglia di abbattere le mura di protezione che le persone si creano per la paura di conoscere.

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