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Cronaca

Proteste dei ristoratori in tutto il Paese per le chiusure e a Roma spunta anche il vichingo italiano

Sono passati 4 mesi da quell’assalto alla democrazia americana, da quel Jake Angeli travestito da vichingo. Quattro mesi dopo ad essere uno dei protagonisti delle proteste di pochi giorni fa è stato un altro vichingo, questa volta italiano.

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Esattamente 4 mesi dopo quel 6 gennaio in cui il mondo ha seguito con il fiato sospeso l’assalto al Campidoglio, è ancora una volta un manifestante travestito da vichingo con addosso pelliccia e corna di bisonte ad attirare su di sé l’attenzione dei riflettori. Questa volta, però, non si tratta di Jake Angeli, il noto complottista fedele alle teorie QAnon che ha guidato l’assalto al Campidoglio, ma di Ermes Ferrari, ristoratore modenese che lo scorso 6 aprile ha partecipato alla protesta di commercianti, ristoratori , proprietari di palestre contro le misure restrittive anti-Covid.

Ferrari, che dice di aver già aderito all’iniziativa “Io apro 15.01”, afferma di “essersi camuffato” per trasmettere con maggiore facilità il suo messaggio : “Dobbiamo riaprire, perché non ne possiamo più.
Racconta la sua storia, dei suoi debiti con gli strozzini e con le banche, ma anche di come l’aver tenuto aperto nonostante le restrizioni gli abbia permesso di ripagare i sempre più esosi arretrati con gli usurai. La sua voce è quella dei tanti manifestanti disperati che intonano slogan del tipo “Vogliamo solo lavorare”, “aprire per non morire.”

Tra disperazione ed estremisti


Alcuni, come prevedibile, non risparmiano insulti verso il “Palazzo” a suon di “vergogna” e “buffoni”.
Il candidato alla carica di sindaco di Roma, Vittorio Sgarbi ha raggiunto i manifestanti e manifestato alla folla tutta la sua vicinanza. Sventolano anche alcune bandiere di Italexit, il movimento antieuropeista fondato dall’ex senatore grillino Gianluigi Paragone e si fanno notare anche alcuni esponenti di movimenti neofascisti come Forza Nuova e Casapound.

Non è la prima volta che accade, i fatti di Napoli di ormai qualche mese fa ne sono un altro tragico esempio. I dimostranti, in buona parte purtroppo senza mascherine e non distanziati, sembrano inizialmente mantenere un atteggiamento tutto sommato pacifico. Ma non dura molto, purtroppo.
Presto, infatti, la situazione precipita a causa del tentativo di qualche facinoroso di sfondare il cordone delle forze dell’ordine provocando così la carica difensiva della polizia.

Il bilancio è di un poliziotto ferito e ben sette persone sono state fermate

Dal Viminale la ministra Lamorgese condanna con fermezza i comportamenti violenti verso chi è impegnato a difendere l’ordine e la legalità ed esprime la sua piena solidarietà all’agente ferito negli scontri. Inoltre, fonti investigative che stanno indagando su quanto avvenuto a Montecitorio sottolineano il pericolo della strumentalizzazione della protesta da parte di frange estreme che mirano ad esasperare la già alta tensione sociale.

I disordini in giro per l’Italia

Clashes with Police during the demonstration of traders, shopkeepers and restaurateurs next to the Chamber of Deputies in piazza Montecitorio, Rome, Italy, 6 April 2021. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Tuttavia, la capitale non è l’unica grande città ad essere teatro di disordini: si registrano proteste soprattutto a Milano, Torino, Bari e Napoli. Nel capoluogo campano alcuni negozi hanno aperto i segno di protesta, ma a far scalpore è stata la contestazione degli operatori delle aree mercatali aderenti alla sigla Ana-Ugl che hanno bloccato un tratto della A1 causando interminabili code.

Nelle altre città, invece, sono stati gli ambulanti a manifestare: chiedono una svolta al Governo, pretendono maggiori aiuti e rivendicano il triste primato di essere i più penalizzati dall’emergenza.
In particolare, a Milano e Imperia cortei di furgoni hanno paralizzato la circolazione per ore, mentre a Bari un sit-in in centro ha raccolto un consistente numero di manifestanti.

E’ ora che la politica offra una prospettiva diversa, alternativa sia alle spregiudicate spinte – al momento utopiche e demagogiche -verso una riapertura totale e incondizionata, ma anche all’eccessivo rigorismo, che è per molti oramai insostenibile, anche comprensibilmente. Tutela della salute e ripresa economica non possono essere in antitesi, l’una dipende dall’altra.

La politica deve in questa fase riacquistare la fiducia anche dei più critici e disaffezionati, proporre un nuovo progetto di patto sociale per la crescita e lo sviluppo, rendendo i cittadini partecipi delle sue scelte. Se si riuscirà in questo obiettivo il conflitto diventerà cooperazione e, con nuova linfa, finalmente, ripartiremo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Classe ‘99 e studente di Giurisprudenza. Riformista , liberale europeista e garantista. Amo la politica, ancor di più se è americana. “Regole per essere felici: qualcosa da fare, qualcuno da amare qualcosa in cui sperare .” Kant

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