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Cronaca

Mortalità in aumento: tra sanità compromessa e “Covidopoli” siciliana

L’Italia si è ritrovata in piena terza ondata a detenere il triste primato dei morti Covid tra i grandi dell’UE ma, perchè?

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Se nell’autunno 2020 molti tentarono di giustificare l’aumento costante dei contagi, scaricando la colpa sull’elevata età anagrafica della nostra popolazione, oggi le statistiche smentiscono questa tesi. L’Italia non è il paese più vecchio d’Europa. Il Corriere della Sera, nel report pubblicato l’8 aprile scorso, sottolinea che la Germania, pur avendo un’età media superiore alla nostra di un anno, è riuscita a diminuire il numero di decessi, passando da 55 morti per milione di abitanti nel mese di febbraio a soli 16 in quello di marzo. Il Regno Unito, invece, con il 24% della popolazione ultra-sessantenne (contro il 30% italiano), è passato da 79 a 11, mentre l’Italia è stato l’unico Paese europeo ad aver aumentato il numero dei morti da 38 a ben 43.

Il 12 dicembre 2020 l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola, aveva già risposto alla domanda “Perché in Italia si muore tanto di Covid-19?” con la seguente riflessione “è possibile che il nostro tasso di letalità soffra di un problema, rispetto alla Germania, di organizzazione ed efficienza della medicina del territorio. Abbiamo meno medici e meno infermieri, e un sistema sanitario che è stato distrutto dai tagli.

Questo significa che le persone più fragili, gli anziani, sono da noi meno seguite che in Germania. Del resto, se la Germania investe per la sanità dei suoi cittadini il doppio che l’Italia, è ovvio che gli effetti si vedano”. Non esistendo differenze sostanziali nelle cure per il virus tra i due Paesi, la colpa è da imputarsi all’assenza di mezzi adeguati con cui i dottori di famiglia italiani hanno dovuto fronteggiare l’emergenza, durante i picchi epidemici. “I medici di base in Germania e Francia”- conferma il Corriere della Sera- “hanno più risorse perché organizzati su base assicurativa”. 

La media di 400 decessi al giorno, registrata nell’ultimo mese dal nostro bollettino, non è però dovuta ad un unico fattore: vi ha inoltre concorso un piano vaccinale a rilento. Nonostante lo scorso ottobre il New England Journal of Medicine si fosse raccomandato di mettere innanzitutto in sicurezza le fasce fragili della popolazione (gli anziani), l’Italia “ha fatto altre scelte”, dimostrandosi “in continuo ritardo rispetto un virus veloce”. Secondo quanto riportato dall’indagine del Corriere della Sera “Alla data del 19 febbraio, gli over 80 che avevano ricevuto almeno una dose erano soltanto il 6% contro il 23% della Francia e il 22% della Germania.

A fine marzo, la Germania raggiunge quota 72%, contro il 57% di Italia e Francia. La differenza si è accorciata. Ma il nostro recupero delle ultime settimane non basta a fare crollare la curva dei decessi”. Il “deus-ex-machina” della pandemia, il vaccino, ha dimostrato una sua debolezza: non poter diminuire la mortalità, senza un’efficace politica vaccinale a tutela dei più fragili. Non a caso il generale Figliuolo, a seguito della recente conferenza stampa del presidente del Consiglio Mario Draghi (il quale ha de facto richiamato le Regioni al rispetto del Piano vaccini), ha emanato una nuova ordinanza, per “procedere con la massima celerità a vaccinare coloro che risultano più vulnerabili”. 

“I primi a chiudere ed i primi a riaprire”

C’è da dire, inoltre, che se l’Italia si è ritrovata in piena terza ondata a detenere il triste primato dei morti Covid tra i grandi dell’UE, ciò è anche dovuto all’inefficacia delle nostre chiusure nazionali. Se a marzo del 2020 fummo i primi a chiudere, con una media di 54 defunti giornalieri, a ottobre si è optato per il “sistema a zone”, pur avendone 350.

Ecco che UK, Germania e Francia, paesi che si erano mossi in ritardo ad inizio pandemia, hanno saputo diminuire, contrariamente a noi, i tassi di mortalità attraverso misure di contenimento costanti e rigorose. Sotto Natale, ad esempio, l’Italia ha: chiuso per ultima, subito una riduzione della mobilità del solo 20% (contro il 60% della Germania) e riaperto prima di tutti gli altri. Non c’è allora da stupirsi se a marzo abbiamo avuto il triplo dei decessi rispetto alla Germania e il 30% in più della Francia.

La Sicilia “spalma” i numeri

Bisogna però chiedersi se, in questo tempo di pandemia, si parli troppo di dati e tabelle. L’attaccamento ai numeri può condurci a preoccupanti livelli di indifferenza, per cui tutto è ridotto a mere cifre con cui giocare. É questo il caso della regione Sicilia che è finita per considerare 258 dei suoi abitanti “meno morti degli altri”, come scrive il giornalista Fabio Salamida su Facebook. Il bollettino del 9 aprile 2021 ha infatti rivelato un numero di deceduti (258) derivante da un “ricalcolo effettuato con dati incompleti riferiti a mesi precedenti” ed uno di guariti (6.022) ottenuto con “un ricalcolo […] delle ultime due settimane”. L’errore siciliano mostra dunque l’Italia, tra le prime in Europa per mortalità, in una luce perfino peggiore di quanto si pensasse.

I dati della regione incriminata sembrerebbero stati sottoposti ad una cattiva gestione da ben più tempo: lo scorso 30 marzo i carabinieri del Nas di Palermo e del Comando Provinciale di Trapani avevano accusato l’amministrazione siciliana di aver alterato i dati della pandemia, al fine di evitare l’entrata in zona rossa. A seguito di alcune intercettazioni, si è arrivati all’arresto della dirigente regionale Maria Letizia Di Liberti e all’inserimento dell’ex-assessore alla salute Ruggero Razza tra gli indagati. Nella presunta telefonata intercettata si riporta “Spalmiamoli un poco…”, in riferimento al numero di decessi da comunicare all’agenzia Ansa.

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Mi chiamo Marina Marchetti e frequento l’ultimo anno del liceo scientifico U. Dini di Pisa. Da sempre coltivo la passione per le lingue e la scrittura; in particolar modo, mi piace informarmi ed informare su temi di attualità. Sono contenta di poter collaborare con “La Politica del Popolo”, sito di news dove i giovani possono prendere parola ed avvicinare anche i loro (più o meno) coetanei ai temi generalmente trattati dal “mondo degli adulti”.

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