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Cultura

Un’indagine antropologica tra tradizione e magia

Oggi parlare di malocchio o di magia sembra molto ambiguo ma, soprattutto al Sud, sono tante “le pratiche magiche”. Vediamo alcune di queste credenze…

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Nel mondo moderno, tecnologico, parlare di malocchio e magia è visto in modo ambiguo. Non si conosce molto, può generare curiosità, ma anche paura. La magia è una cosa che sembra scomparsa dalle nostre vite, raramente se ne sente parlare. Nonostante molte persone credano nella lettura dei tarocchi e nell’oroscopo. Ma i riti legati a questo mondo sembrano aleggiare in un’aurea di passato lontano. In realtà ancora oggi in particolari aree vengono praticati alcuni rimedi “magici” contro il malocchio o altre malattie.

Soprattutto al sud, la cultura è caratterizzata da una grande religiosità che si manifesta nel culto, nelle festività religiose popolari e nelle preghiere. Accanto a questa, in seno alla famiglia, si trovano pratiche magiche infarcite di superstizione, a volte incomprensibili, con lo scopo di esorcizzare il male o di guarire da malanni.

La magia è sempre stata considerata come un meccanismo di protezione, uno strumento che serve nelle situazioni di crisi in cui l’uomo perde la capacità di agire liberamente. La magia serve per reintegrarsi nella storia, per poter riprendere il proprio cammino in un divenire storico di cui non si conoscono gli esiti. Per cui si ha bisogno di dispositivi di protezione.

Negli anni Sessanta è iniziata un’indagine antropologica concentrata principalmente sul sud Italia, per indagare e vedere queste pratiche. In molti si sono interessati allo studio di questi rituali e credenze, primo fra tutti Ernesto de Martino.

Ernesto de Martino e l’analisi antropologica della magia

De martino e la sua equipe, 1959

Ernesto de Martino, 1908 – 1965, è stato un antropologo e studioso delle religioni. I suoi interessi per la magia e la religione si associarono a quelli per le realtà povere e marginalizzate del Sud Italia grazie ad alcuni riferimenti culturali e politici che possono essere sintetizzati da tre figure: Antonio Gramsci, Carlo Levi e Rocco Scotellaro.

Negli anni Cinquanta, De Martino decise di dedicarsi allo studio delle sopravvivenze magiche nel Sud Italia e nella realtà contadina. Il suo obiettivo era costruire una storia religiosa del sud della penisola. Egli condusse le sue ricerche in Lucania e in Puglia e, a partire da queste indagini, pubblicò i tre testi che costituiscono la trilogia meridionalistica. La sua ricerca non ha solo un’impronta scientifica, ma anche culturale di portata più ampia.

Ha portato alla luce un problema quale il riscatto della condizione di miseria psicologica e materiale in cui vivevano i contadini del Sud. Lo strumento di questo riscatto era appunto la “magia”. La magia secondo De Martino non è anteriore alla civiltà, ma è sempre presente nella storia. Riguarda direttamente la vita degli individui e i rapporti tra l’“alta” cultura e le culture popolari.

De Martino voleva riflettere sulla sospensione storica della magia che per molti versi fu uno scandalo nel modo di concepire il Meridione, anche per i migliori meridionalisti del periodo. Possiamo dire che fu un personaggio scomodo per la sua eterodossia. Secondo lui la cultura andava letta nella storia così come le azioni delle persone.

L’indagine nasceva dal ragionamento su quale potesse essere la risposta di quelle popolazioni di fronte ai cambiamenti epocali. Le popolazioni venivano analizzate all’interno del cambiamento, con impegno al miglioramento delle condizioni culturali.

Magia e Religione

La magia è quell’insieme delle pratiche e credenze cui si ricorre, o si ricorreva, come momento di difesa da stati di disagio esistenziale sia fisico che psichico. In culture non dominate dall’ideologia del medico, questi stati di malessere psicofisico venivano letti tramite due ideologie antiche: la fascinazione e il malocchio da un lato e dall’altro la possessione. Attorno a queste due ideologie si organizza il discorso della malattia. Il malato vive in questi schemi e tramite questi avviene il processo di guarigione con le pratiche di difesa tradizionali.

Magia e religione si mescolano in questo quadro. Il mago prende in prestito dalla religione alcuni simboli della tradizione cattolica, come ad esempio la croce o le immagini di Santi. Dall’altro lato la Chiesa tenta di stigmatizzare queste manifestazioni che sfuggono al suo controllo, ma a volte dovrà arrivare al compromesso, come nel caso del “Male di San Donato”. Si tratta di alcune manifestazioni epilettiche cui non si trovava una causa, e che si manifestavano una volta l’anno, ad Agosto, durante la festa di San donato, protettore degli epilettici e dei malati di mente. Si dice fosse il Santo stesso a instillare la crisi o a concedere la tregua dal tormento.

La Chiesa, quindi, stigmatizza e accoglie questi rituali tenendo conto dei bisogni che la base popolare esprime. La possibilità di esprimere il proprio disagio in mezzo ad altre persone è una visione della malattia completamente diversa rispetto a quella che viene proposta nelle cliniche e negli istituti psichiatrici.

Ci sono, poi, altre dinamiche che correlano la magia alla religione, come nel caso della possessione, sempre espressione del disagio sociale. Da un lato questa veniva guarita dal mago, ma poteva essere risolta anche da gruppi religioni come nel caso della Setta dei pentecostali.

Malocchio e altre superstizioni

la “segnatura”

Ci sono poi tradizioni che sono rimaste ancora oggi, come le varie superstizioni e il malocchio. La superstizione è un insieme di credenze e di pratiche rituali di natura irrazionale, tipiche degli ambienti arretrati. La sua influenza sulla vita quotidiana si è modificata ed adattata man mano che mutavano i tempi e i costumi.

Ancora oggi la superstizione sopravvive presso tutti i popoli e si annida nei ceti più disparati. L’uomo primitivo, alla ricerca di risposte, non conoscendo le leggi della natura e non avendo ancora acquisito sufficienti conoscenze scientifiche, cominciò ad attribuire le cause dei vari fenomeni naturali a spiriti invisibili. Diverse sono le forme con cui si manifesta la superstizione. 

Tra queste ricordiamo toccare ferro, il quadrifoglio, essere tredici a tavola, la credenza che esistano mesi e giorni fausti e infausti, ecc. Il malocchio è una delle convinzioni popolari più radicate nel genere umano. Esso attribuisce allo sguardo di certi uomini e di certe donne il potere di produrre effetti sulla persona osservata.

Tale forma di superstizione, priva di alcuna validità scientifica o di riscontri oggettivi, è comune a molte culture presenti e passate, sopravvivendo ostinatamente agli sviluppi storici e scientifici. I sintomi del malocchio sono principalmente gli stessi: la persona “con gli occhi addosso” prova un senso di malessere fisico e mentale, accompagnato da stanchezza e molto spesso mal di testa.

La causa principale del malocchio sono i sentimenti quali invidia, rabbia e gelosia nei confronti del malcapitato, ma molto spesso basta anche una bugia, come un finto complimento da parte di una persona poco fidata. Contro il malocchio sono utili amuleti portafortuna nella cultura popolare, che variano a seconda dei contesti culturali e sociali. Per eliminare il malocchio vengono messi in atto diversi riti, ma il più famoso è sicuramente quello dell’olio.

Istinto e fede

Ogni tempo e ogni cultura hanno avuto una propria visione della superstizione, che si è via via adattata con il mutare dei tempi. Ogni tema superstizioso proviene da lontano e rievoca distanti visioni del mondo e immagini seppellite.

L’analisi della realtà rurale italiana degli anni Sessanta e delle tradizioni magiche che la caratterizzano, mette in luce uno spaccato della realtà italiana del tempo. Due mondi assolutamente distanti, uno caratterizzato dalla razionalità medica e l’altro irrazionale e magico. Uno specchio dell’Italia a due velocità, che però è consapevole e schietta nel parlare di problematiche sociali.

La magia è un istinto culturale, è funzionale a ristabilire l’ordine e a rinsaldare la “presenza”, l’esserci dell’uomo nella sua realtà, minacciata da eventi esterni e caos esistenziale. È uno strumento a cui alcune popolazioni facevano riferimento per far fronte al proprio disagio culturale, sociale ed economico.

Viene messo in risalto un Meridione quasi primitivo e selvaggio, dove la razionalità non ha posto. Tutto è basato sull’istinto e sulla fede. E ancora oggi, nonostante abbia prevalso il pensiero razionale, nelle case delle signore anziane c’è ancora chi va a farsi levare il malocchio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Siracusa il 23/08/1999. Attualmente sono iscritta alla facoltà di Economia a Padova. Non ho molto da dire su di me, mi interesso a moltissime cose, mi piace scrivere ed informarmi. Sono molto contenta di collaborare con i ragazzi de "la Politica del Popolo", spero davvero che questa esperienza possa migliorare me e le persone che seguono questo blog.

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