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Società

L’intelligenza artificiale potrà far cambiare davvero tutto?

Lo sviluppo tecnologico ha determinato una rivoluzione digitale, il diritto disciplina comportamenti e attività per evitare di scivolare nella “dittatura degli algoritmi”, in modo da rendere più eguale e democratica la società.

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Lo sviluppo tecnologico ha determinato una rivoluzione digitale, il diritto disciplina comportamenti e attività per evitare di scivolare nella “dittatura degli algoritmi”, in modo da rendere più eguale e democratica la società.

L’anima dell’ intelligenza artificiale sono i dati ed il motore che permette a quest’anima di esprimere ed esternare valore sono gli algoritmi. Per capire essi cosa siano e perché l’uomo contemporaneo è chiamato a governarli partiamo da uno sviluppo introduttivo sul diritto e la tecnologia.

Diritto e tecnologia

Fonte: gettyimage

L’avvento e lo sviluppo incessante delle tecnologie, dell’informazione e della comunicazione (ICT) hanno cambiato profondamente l’esistenza dell’uomo. Partiti da un iniziale strumento di ausilio delle attività umane per facilitarne gli scopi, si è arrivati fino ad un punto in cui la tecnologia ha determinato una rivoluzione digitale comportando mutamenti sociali e l’emersione di nuovi interessi ed inedite esigenze sociali. Quindi essa è uscita dall’alveo di strumento per influenzare la vita dell’uomo.

Nell’attuale contesto, la pandemia ha comportato una migrazione di massa verso una dimensione digitale spostando l’attività di lavoro, di studio, gli affetti, i sentimenti e le relazioni. Viviamo in un epoca interessante perché siamo concentrati in una rivoluzione che travolge sia il singolo sia le organizzazioni.

In questa rivoluzione un elemento centrale è il cosiddetto nuovo petrolio: I Dati. Essi sono capaci di costruire il nostro Io digitale e sono fondamento di ogni nostra attività umana. Come cita Il Professor Floridi ordinario di filosofia ed etica dell’informazione presso l’Oxford Internet Institute dell‘Università di Oxford e direttore del Digital Ethics Lab, “Noi siamo le nostre organizzazioni”.


Viviamo in un una società che non è solo fondata sui dati ma ne è completamente pervasa.

Il benessere e lo sviluppo umano dipendono in modo significativo dai servizi basati sui dati (piattaforme digitali, servizi online) su cui noi passiamo un quantitativo di tempo sempre più consistente.

Qui entra in gioco il Diritto

Fonte: gettyimage

Se la tecnologia incide cosi’ tanto sulla vita, l’uomo ha sempre avuto il diritto come strumento per regolare la vita nella società, esso è chiamato ad occuparsi della tecnologia che caratterizza profondamente l’esistenza umana contemporanea.

È tenuto a disciplinare i comportamenti e le attività, inoltre esso serve a sanare i sempre nuovi conflitti che scaturiscono dall’esistenza digitale dell’uomo. Il governo della società contemporanea passa dal governo di dati e algoritmi e quindi anche dall’Intelligenza Artificiale.

Il diritto tratta fenomeni relativi all’intangibilità degli oggetti, soggetti che diventano identità digitale e personalità elettronica, il superamento dei confini territoriali in cui le risposte giuridiche assumono veste sovranazionale, abbattimento barriere temporali, la governance della rete e della tecnologia e l’ampliamento costante delle questioni relative a big data, IA, robotica e blockchain.

Il diritto nel trattare questi fenomeni si trova a dialogare con minimo altri 2 insiemi di regole. Esse sono la Lex Informatica e le regole delle piattaforme digitali (Google, Facebook, Amazon, Microsoft).

Il rischio è di poter scivolare nella “dittatura degli algoritmi”, in cui il ruolo dell’individuo che dovrebbe essere centrale possa sgretolarsi in frammenti di dati. Questo potrebbe far emergere asimmetrie di potere (profilazioni, polarizzazioni, possibili discriminazioni e libertà apparenti) e individui pronti a cedere dati in cambio della possibilità di avere accesso ai servizi offerti.

Tutelare la società

Fonte: gettyimage

E’ importante regolare la nuova società digitale perché il presentarsi di possibili asimmetrie danneggerebbe sia gli individui sia le istituzioni. I colossi tecnologici assumono grande potere perché sono facilitati dalla dimensione sovranazionale che è quella in cui sono abituati a muoversi, inoltre l’eventuale assenza di maglie regolatorie promuoverebbe nei grandi colossi tecnologici il ruolo di controllori del pedaggio di accesso alla vita digitale.

L’individuo in questo contesto può essere soggetto ad un indebolimento generale verso stati e colossi tecnologici partendo da una mercificazione di dati, quindi un accesso mediato da nuove forme di pagamento inedite ovvero i propri dati, interessi o addirittura comportamenti, arrivando a sfociare in una contrattazione dei propri diritti.

L’ approccio umanocentrico-etico il cui scopo è quello di rimettere al centro la persona e i suoi diritti cercando di riequilibrare potenzialmente asimmetrie informative e di potere per rendere più eguale e democratica la società.

Questo potrebbe essere l’approccio che il diritto utilizzerà per tutelare i diritti del singolo, la sua dignità e della persona digitale, inoltre potrebbe accrescere le potenzialità e la partecipazione del singolo e soprattutto l’esigenza di ampliare le libertà e fortificare i diritti nel contesto digitale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Mi chiamo Gianmarco, classe '95, vivo a La Spezia, città in cui sono nato e cresciuto. Laureato in Economia e management presso L'Università degli Studi di Parma ed iscritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Appassionato di tematiche che mettono in relazione sia l'economia che il diritto. La curiosità e l'informazione chiara e consapevole devono essere il motore per il piacere della conoscenza e per la valorizzazione di noi giovani nella società.

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