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Economia

Morto in carcere il più grande truffatore della storia: Bernard Madoff

La storia di un grande truffatore: Bernard madoff. La strategia dello schema Ponzi. La storia del più grande truffatore di tutti i tempi.

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Bernard Madoff, il famigerato architetto di un’epica truffa sui titoli che ha bruciato migliaia di investitori, ha messo in difficoltà i regolatori che gli è valsa una pena detentiva di 150 anni, è morto in carcere mercoledì a 82 anni. La morte di Madoff al Federal Medical Center di Butner, nella Carolina del Nord, è stata confermata dal suo avvocato e dal Bureau of Prisons.

Un anno fa, gli avvocati di Madoff avevano chiesto senza successo al tribunale di rilasciarlo durante la pandemia di coronavirus, dicendo che soffriva di una malattia renale allo stadio terminale e altre condizioni mediche croniche. Uno di quegli avvocati, Brandon Sample, ha dichiarato che la morte di Madoff è avvenuta per cause naturali legate alla sua salute cagionevole.

Ma chi era Bernie Madoff?

Nato il 29 aprile 1938 a New York da una famiglia di origine ebraica, Bernard Madoff all’inizio degli anni Sessanta, mettendo assieme un po’ di risparmi e grazie anche all’aiuto del suocero, fonda una società di intermediazione finanziaria, la BMIS (Bernard Madoff Investment Securities). Una società che si occupa sia della negoziazione di titoli sui mercati regolamentati che sui mercati OTC (Over the counter), cioè al di fuori dei mercati borsistici ufficiali nei quali ci sono minori controlli e le regole vengono definite dagli operatori.

Ma la società di Madoff si occupa anche dello sviluppo di piattaforme elettroniche per il trading finanziario, anzi fu uno dei pionieri nello sviluppo di queste tecnologie. Quest’ultima attività lo porterà a diventare un importante operatore del Nasdaq, dove sono quotati i titoli delle principali aziende tecnologiche, e per un certo periodo Madoff diventerà anche Presidente del Nasdaq.

Per decenni, Madoff ha goduto dell’immagine di un guru finanziario autodidatta il cui tocco di Mida ha sfidato le fluttuazioni del mercato. Ex presidente del mercato azionario del Nasdaq, ha attirato una devota legione di clienti di investimento, dai pensionati della Florida a celebrità come il regista Steven Spielberg, l’attore Kevin Bacon e il lanciatore della Hall of Fame Sandy Koufax.

2008: l’anno in cui tutto cambiò

Nel 2008 a causa dello scoppio della crisi legata ai mutui sub-prime e al contestuale fallimento della Lehman Brothers molti dei clienti di Madoff corsero a ritirare circa 7 miliardi di dollari ed è qui che saltò fuori la truffa Madoff.

Precisamente al diciassettesimo piano del Lipstick Building, utilizzando vecchi computer e vecchie stampanti ad aghi, Bernie e i suoi complici stampavano periodicamente false ricevute di transazioni finanziarie che inviavano ai loro clienti per tranquillizzarli. Lì non venivano ammessi nemmeno i consulenti informatici per aggiornare i vecchi sistemi operativi o i vecchi computer: si aveva paura che qualcuno potesse accorgersi di quello che accadeva in quelle segrete stanze. Infatti in quei luoghi avveniva un perfetto schema Ponzi.

Ma come avveniva esattamente la truffa?

fonte: gettyimage

La società agiva da broker nella compravendita di azioni e divenne tra le più grandi del suo campo. Ma lo schema Ponzi era stato già messo in piedi sin dagli anni Settanta, sebbene la giustizia sia stata in grado di accertare la truffa a partire dagli anni Novanta.

Madoff prometteva ai clienti rendimenti a doppia cifra, generalmente tra il 10 e il 12%, attraverso un sistema d’investimento tutto proprio e di cui assicurava il funzionamento. In realtà, i primi clienti venivano pagati con il capitale versato dai clienti successivi, così come accade per qualsiasi classico schema Ponzi.

Qui sta quella che potremmo chiamare la “genialità” criminale di Bernie. Lui si applicava un classico e banale schema Ponzi ma con alcune innovazioni importanti.

La strategia di Madoff

Innanzitutto, Madoff non prometteva guadagni mirabolanti ai suoi clienti. Lui garantiva guadagni modesti ma costanti nel tempo, indipendentemente da come andavano i mercati lui riusciva a garantire comunque un modesto guadagno. Questa piccola variante è importante perché di fronte a qualcuno che promette guadagni stratosferici, molte persone, quanto meno quelle più avvedute e competenti, cominciano a sospettare o a sollevare qualche dubbio.

Seconda variante anche questa importante, Madoff non correva dietro ai suoi clienti, o meglio faceva finta di non correre dietro ai clienti. Non mostrava quindi quell’aggressività e quell’avidità che spesso si riscontra nei consulenti finanziari. Lui quando incontrava un nuovo cliente si dimostra quasi disinteressato e poi gli propone una soluzione minimalista. Gli dice più o meno, facciamo così, lei cominci ad investire una piccola somma e se poi, con il tempo, ci troviamo bene entrambi ed entriamo in sintonia, lei deciderà se investire somme più cospicue. Questo approccio rassicurava subito i clienti perché non faceva pensare a qualcuno che volesse rapinare i loro risparmi.

L’altra caratteristica importante è che Madoff era riuscito a dare alla sua società di brokeraggio un’aura quasi di club esclusivo, come se per diventare un suo cliente occorresse avere meriti speciali. Per dirla con un’espressione un po’ gergale Madoff “se la tirava un po”, faceva finta di non poter accogliere tutti. Anche questa tecnica serviva a rassicurare i suoi clienti.

Ma Madoff ebbe anche un’altra intuizione: andò a cercarsi clienti tra gli enti di beneficenza.  Questi enti solitamente funzionano così: hanno un capitale che deriva dal lascito di un ricco benefattore e investono questo capitale, ma non lo vogliono indietro, perché finanziano le loro attività con la remunerazione di quel capitale. Quindi, qui sta la novità utile per Madoff: gli enti benefici difficilmente chiederanno indietro il loro capitale a condizione che gli si garantisca un buon rendimento annuo.

Le indagini

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In tutto ciò le autorità investigarono per ben otto volte il sistema Madoff, non riuscendo a trovare irregolarità. Tutto procedette liscio fino, appunto, al dicembre del 2008 quando scattarono gli arresti. Tre mesi prima, il crac di Lehman Brothers aveva scatenato il panico nelle borse di tutto il mondo. Esplodeva ufficialmente la più grande crisi finanziaria dal 1929.

In questo clima, i clienti di Madoff corsero a ritirare 7 miliardi di dollari. E lo schema Ponzi saltò a galla. In teoria, l’uomo millantava asset gestiti per 65 miliardi, ma nella realtà non si superarono mai i 20 miliardi. Il resto era frutto delle fantasie di Madoff. Fatto sta che quando i nuovi capitali in ingresso risultarono nettamente superiori alle richieste di riscatto, il castello di carte crollò in un secondo. Una mattina di dicembre, l’uomo confessò ai figli Mark e Andrew che la società non aveva un dollaro e che tutta la loro attività era una truffa. L’avvocato fu costretto a informare le autorità e la mattina dell’11 dicembre, quando Madoff era ancora in accappatoio, gli agenti dell’FBI irruppero a casa sua per arrestarlo.

La condanna

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Per i primi mesi, l’ormai ex finanziere trascorse gli arresti ai domiciliari, ma a quasi un anno di distanza arrivò la sentenza di condanna. La famiglia fu travolta dalla tragedia. Il figlio Mark si suicidò a due anni esatti dalla condanna, mentre Andrew morì nel 2014 per cancro. Il fratello Peter venne nel 2012 condannato a 10 anni. Fu riconosciuto corresponsabile dello schema Ponzi, pur dichiarandosi ignaro dei fatti addebitatigli. Nel frattempo, la moglie lasciò New York per tornare a Greenwich, nel Connecticut.

Nel febbraio 2020, Madoff presentò istanza di scarcerazione per un cancro ai reni, che gli avrebbe lasciato meno di 18 mesi di vita. Ma i giudici si mostrarono inflessibili e gli negarono gli arresti domiciliari per l’ultima fase della sua vita. Del resto, il giudice che lo aveva condannato a 150 anni di reclusione ebbe a dichiarare che la sentenza avesse obiettivi morali. Era finalizzata a ripristinare la fiducia delle famiglie nel mercato e ad assicurare che l’uomo restasse in carcere fino all’ultimo dei suoi giorni. Fino alla morte: avvenuta il 14 Aprile del 2021 all’età di 82 anni.

La lista dei truffati

Moltissimi enti filantropici ebraici diventarono clienti di Madoff, compresa anche la Foundation for Humanity, fondata Elie Wiesel, famosissimo scrittore, premio Nobel per la Pace, un sopravvissuto all’Olocausto.

Nella rete del “pescecane” Madoff cascarono anche molte star di Hollywood e del mondo dello spettacolo, registi come Steven Spielberg, attori come John Malkovich, conduttori televisivi come Larry King. Ci cascarono anche fondazioni come la Kissinger Foundation e persino numerose società finanziarie e banche come l’inglese HSBC o l’italiana Unicredit.

La lista dei truffati da Madoff, che venne presentata al processo, era lunga ben 162 pagine. Moltissimi furono i truffati, più di 5.000 clienti, per un importo complessivo che arrivava ai 60 miliardi di euro. Considerando che mediamente una manovra finanziaria del Governo italiano si aggira sui 30 miliardi di euro annui, possiamo renderci conto della dimensione del buco.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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