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Cultura

La canzone del drago

La canzone del drago, un libro di Monica Serra edito Dark Zone: vediamo il contenuto e le caratteristiche salienti di questo libro.

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I draghi, creature mitologiche genericamente rappresentate come enormi rettili dai poteri sovrannaturali che vanno dal “semplice” sputare fuoco alle più complesse magie, sono figure da sempre presenti nella cultura occidentale.

Senza voler scavare nel passato fino alla narrazione dell’uccisione del drago da parte di San Giorgio, il panorama artistico europeo – e la sua derivazione americana contemporanea – sono costellati di apparizioni di draghi, che rivestono ruoli fondamentali o quasi in centinaia di storie: dai cicli fantasy di Margaret Weis e Tracy Hickman alle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, dalle Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi all’Eragon di Christopher Paolini, dalla Storia infinita di Michael Ende ai primi cortometraggi di Walt Disney, dal Draco di Dragonheart reso immortale dai doppiaggi di Sean Connery e Gigi Proietti allo Smaug di J. R. R. Tolkien… E potremmo continuare per pagine intere, portando alla memoria sempre più storie indimenticabili.

C’era dunque veramente bisogno di aggiungere un altro libro che parlasse di draghi a questo macrocosmo? Non me ne vogliano coloro che usano le domande retoriche solo ai fini di critica, perché la risposta è: sì. Ce n’era bisogno.

Il libro di Monica Serra

Questo bisogno lo ha colmato Monica Serra con il suo “La canzone del drago”, pubblicata dalla casa editrice romana Dark Zone.

Il libro in questione è un fantasy duro e puro, di quelli che fanno impazzire gli amanti del genere e che sono in grado di avvicinare al suddetto chi non ci si è mai affacciato: un mattoncino fondamentale per chiunque voglia costruire una cultura fantasy.

La storia è ambientata nella fantastica Terra Maris, dove una leggenda è tramandata, che nasce dall’antica guerra tra uomini e draghi.


Ne riporto un frammento:

“[…] Infine, anche l’ultimo drago fu catturato. Tuttavia, anziché ucciderlo, gli uomini rinchiusero la sua anima nel metallo e lo imprigionarono per sempre in una spada. La lama possedeva l’immensa forza e la sapienza secolare dei draghi, ma non conosceva il bene o il male: semplicemente, era al di sopra di essi. La sua potenza era al totale servizio dell’uomo che volta per volta riusciva a dimostrarsi degno di impugnarla. Ci furono molti Portatori nel corso del tempo e con loro il mondo conobbe periodi di pace. Ma poiché il confine tra ciò che è buono e ciò che è malvagio è una linea assai sottile, la Spada visse anche momenti bui. Quando il Portatore si lasciava travolgere dalla potenza dell’arma, la sua follia devastava e distruggeva. In alcune circostanze la Spada non ritenne nessuno degno di lei. Durante quei lassi di tempo Cuore di Drago sceglieva un Custode, che potesse vegliare sul suo riposo, fino all’arrivo del nuovo Portatore.”

Insomma: una spada forgiata direttamente da cuore dell’ultimo drago, dal potere di rendere pressoché invincibile o di far impazzire chi la porti…

Cosa potrebbe mai chiedere di più dalla vita un guerriero?

Il problema è riunire le tre parti che la compongono: la lama, il rubino incastonato nell’elsa e il fodero. E chi mai potrebbe guidare la ricerca di questi pezzi se non il drago stesso?

Esso infatti, dopo anni e anni dalla scomparsa della spada, inizia ad apparire nei sogni dei diversi personaggi descritti dall’autrice, portando un cambiamento nelle loro vite: qualcuno si risveglierà tormentato dalla sete di potere, qualcuno dalla febbre della volontà di giustizia, qualcuno semplicemente dalla voglia di avventura. Sentimenti buoni, sentimenti cattivi, bene, male e tutte le sfumature tra loro: ma il drago è buono o cattivo? Che importa?

Il significato

Metafora dell’esistenza di ciascuno di noi, i protagonisti della vicenda si mettono a inseguire quello che letteralmente è un sogno. Raggiungerlo non è facile però: si susseguono nella storia combattimenti, magie e incontri rivelatori, in quello che è un viaggio tra luoghi incantati ma anche dentro se stessi.

Sottofondo di tutta la storia è appunto la “canzone del drago” che dà il titolo all’opera. Elemento di originalità della vicenda rispetto a tutti i capolavori in cui sono presenti draghi elencati nell’apertura di questa recensione è infatti l’assenza di una fisicità da parte del drago, che come detto poc’anzi è di fatto morto molto prima dei tempi in cui è narrata la vicenda. Esso però si presenta come una voce seducente, che fa da saggia guida e da incitamento, da diavolo tentatore ad angelo protettore.

Ammaliante è la voce del drago, come ammaliante sono le parole di Monica Serra, che nelle sue pagine tesse una storia magnetica, che imprigiona il lettore e lo obbliga a non allontanarsi dal volume, sussurrandogli nelle orecchie anche la notte:

“Il tuo cammino non fermare,
La Spada è difficile da trovare.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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