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Cultura

Zap Mangusta:” Smettiamola di seguire la logica dei click: riprendiamoci il futuro e lasciamoci guidare dalla filosofia”

“Tutto scorre”: un celebre aforisma del filosofo Eraclito sempre attuale per definire la società che ci circonda. Una società sempre più basata sui dati che sulle relazioni umane e la competenza. Abbiamo parlato di tutto questo con “un filosofo moderno” ovvero Zap Mangusta.

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Siamo in piena pandemia, abbiamo ormai perso il conto delle nuove varianti così come quello delle tante posizioni politiche assunte: dall’oggi al domani sono diversi i politici, i virologi che affermano tutto e il contrario di tutto. In altre parole, come direbbe il filosofo Eraclito, πάντα ῥεῖ (tutto scorre). A scorrere velocemente non sono solamente le parole ma anche la società che ci circonda, le varie policy privacy che noi accettiamo senza leggere e anche la miriade di dati che quotidianamente generiamo.

Abbiamo parlato di tutto questo con Zap Mangusta, pseudonimo di Diego Roberto Pesaola, che da sempre attraverso i suoi numerosissimi libri, la radio, la tv ha cercato di rendere alla portata di tutti qualcosa che ci sembra difficile e impossibile da comprendere: la filosofia. Un vero e proprio divulgatore instancabile che, servendosi della filosofia, ci indica la direzione da intraprendere per una società più equa e giusta.

  • Com’è nato il personaggio di Zap Mangusta?

Da un caso: nei primi anni ’90 ero il protagonista e autore dello spettacolo “Cyber killer” al teatro dell’Elfo di Milano e il personaggio si chiamava Z.A.P  Mangusta. Il testo era ambientato nel 2022.  Avevo un programma politico, sociale, filosofico e per farlo conoscere alla gente installavo una radio clandestina negli anfratti di una stazione della metro milanese. La finalità era quella di “sequestrare”  i detentori del potere e della comunicazione  per  portarli in uno spazio sotterraneo dove un fisico aveva allestito una stanza con una sonorità particolare: un padiglione “del suono puro” dove se mentivi,  la tua voce entrava in distorsione. 

Con una “macchina della verità” sofisticata come quella, i potenti “intervistati” rivelavano le loro “vere “intenzioni: erano legati a note multinazionali, volevano inebetire le coscienze delle persone per renderle più “ ubbidienti”. In un certo senso, ciò di cui  parlavo nel 91’ è accaduto con Wikileaks che ha reso pubblici molti piani segreti che erano stati criptati. Il mio personaggio, assieme agli altri membri di questo gruppo di intellettuali insurrezionalisti, voleva cambiare la società e creare un proprio  programma filosofico e politico;  per farlo doveva svelare le vere intenzioni di coloro  che orientavano la società con i loro prodotti e i loro  modelli comportamentali 

  •  E il tuo Zap Mangusta com’è arrivato in radio?

Una sera venne gente di radio a vedere lo spettacolo  Due emittenti, in particolare.  Una di esse, Radio 105, mi propose di fare immediatamente, sulla base dello spettacolo teatrale, un programma radiofonico; io sulle prime ero riluttante, poi  alla fine mi convinsero dicendomi che avrebbero fatto  promozione allo spettacolo. Però, il proprietario di allora sentì la prima puntata e mi cacciò via (ride n.d.r.) perché il programma era, troppo diretto,  molto americano: aggressivo e provocatorio.  Alla Howard Stern, per intenderci. Ma dopo due/tre settimane ci ripensò e mi chiese di tornare. Così  feci questa trasmissione tutte le notti nelle “vesti radiofoniche” di  Zap Mangusta.

Il programma si chiamava Radio Zanzibar e partiva da un’idea curiosa: io ero  in metropolitana, guardavo cosa succedeva intorno e come  le cose  stessero cambiando senza che cambiasse per davvero la mentalità delle persone. Così dissi che avrei continuato a girare in metro sin quando non fossi riuscito a vedere l’isola di Zanzibar.  Solo allora avrei finito la trasmissione. Accadde anni dopo, quando finì la guerra in Jugoslavia.  

L’isola di Zanzibar era insomma un’utopia che mi permetteva di toccare diversi temi d’attualità.

All’epoca la RAI  assegnava gli Oscar della radio per i migliori programmi. Una  commissione sondava tutti i programmi dell’etere ed  ebbi la fortuna di ricevere una nomination come miglior programma dell’anno.Nella terna dei finalisti assieme a me c’erano delle vere e proprie “star” della radio come Amadeus, Baldini, Fiorello e Fausto Terenzi. Ancora  non so perché ma vinsi  l’Oscar io  e così mi proposero di continuare.

Sono  andato avanti per 3 anni: chiedevo agli ascoltatori di inventarsi un nome in codice e di dirmi l’argomento che volevano trattare. Continuai poi su Radio Capital, con Claudio Cecchetto. Il programma diventò “ La Zona di Zap” . In quel periodo fui chiamato da Mediaset per realizzare alcuni format innovativi che stavano partendo, come “Barracuda” con Daniele Luttazzi, “Scherzi a parte”, “Le Iene”. Quello era  un periodo d’oro, a Mediaset,  dove specie su Italia 1, si producevano programmi  innovativi che ora non si fanno più.  Sono ancora in onda quelli.

Alcuni tra i protagonisti di “Cyber Killer” ( 1992) da destra a sinistra : Zap Mangusta, Alan Sorrenti, Kay Rush.
  •  Cosa significa l’acronimo Zap Mangusta? 

Significa, letteralmente, Zona di Autonomia Personale. Nessuno vuole che pensiamo con la nostra testa: nel ’93 come oggi. Ci vogliono tutti omologati, acritici e ubbidienti . Infatti dobbiamo “cliccare “ accetto” almeno 50 volte al mese. Il pensiero unico fa comodo a parecchi  e stiamo assistendo alla perdita  dello spirito critico e dell’originalità. E’ come se tutti facessero a gara per manipolarci:  politici , mezzi di comunicazione, aziende, oggi pure i virologi. Ora come allora è  giunta l’ora di riappropriarci della nostra Zona di Autonomia Personale e di fare le sentinelle del deserto, proprio come le manguste che quando fiutano il pericolo  si alzano su due zampe e scrutano in lontananza l’orizzonte per decidere il da farsi. 

Ho sempre pensato che questo mio nome simboleggiasse, metaforicamente, che bisognava stare all’erta e sviluppare il pensiero critico. Quelli erano gli anni della fine della Prima Repubblica, di  “mani pulite”, della discesa di Berlusconi in politica , stavano nascendo nuove realtà, come la Lega e Forza Italia. 

  •  Cosa ne pensa Zap della situazione che stiamo vivendo?

La situazione di questa pandemia è complessa,  come pure  l’atteggiamento che abbiamo assunto nei confronti del virus. Siamo passati dalla sottovalutazione al terrore, poi dalla speranza  ad un senso di sfiducia e poi di nuovo ad una leggera sottovalutazione, sino allo sviluppo del vaccino; infine con l’arrivo delle varianti si è aggiunta  una paura supplementare che sta dando luogo a ipotesi e  reazioni confuse. Per quanto riguarda la società pre covid, invece, non possiamo negare che stavamo affrontando un momento di trasformazione dominato dalle innovazioni  tecnologiche di cui abbiamo sottovalutato l’impatto.

  •    In che senso? 

Le tecnologie ci hanno aiutato  molto nelle nostre dinamiche lavorative e sociali però stanno modificando il nostro rapporto con la realtà. Un esempio? Siamo facilmente disposti a rinunciare alla nostra libertà cliccando “accetto” su tutto ciò che ci compare davanti, così  per pura  comodità, cerchiamo scorciatoie ovunque  su app, Google, Wikipedia  o altro. Il nostro cervello si sta impigrendo, lo utilizziamo di meno;  la nostra capacità mnemonica si è già ridimensionata. Queste cose  le raccontavo già  nello spettacolo del ’90, dato che negli anni ’80 molti libri parlavano delle conseguenze di  una “tecnologia spinta”  e del  tentativo delle multinazionali di appropriarsi dei nostri dati personali per conoscere i nostri gusti e i le nostre convinzioni. Gli autori  di quei testi consigliavano di stare attenti nel dare i dati,  perché in futuro quella sarebbe stata una ricchezza per noi . Ma ci hanno aggirato facilmente.

All’inizio ci hanno offerto tutto gratis, ricordate ? Si poteva scaricare, vedere e sentire  tutto gratuitamente. E senza pubblicità! Ora non più.  E la pubblicità è dappertutto. Io ho presentato una sezione del Futurshow, ricordo che si diceva che la tecnologia ci avrebbe fatto lavorare di meno e guadagnare di più, che le macchine ci avrebbero dato più  autonomia e  tempo libero. Ma tutto questo non è avvenuto, anzi, non lo si dice ma, molti licenziamenti sono avvenuti proprio a causa alla tecnologia.

Io per esempio ho fatto una trentina di trasmissioni in radio,  le facevamo in quattro: c’erano una centralinista, un tecnico, un assistente e me. Così a 105, a Capital, in RAI a Montecarlo. Recentemente a Radio Freccia (ma è così ovunque)  mi hanno dato un badge per entrare: non c’era più neanche il portiere che ti salutava e ti dava i giornali. Quindi  con il badge aprivi il tuo studio, con un altro badge aprivi  un computer e ti agganciavi alla sede dove passava il segnale. Poi con un altro badge attivavi la macchina per ricevere gli sms, i messaggi WhatsApp e poi, dopo la  trasmissione, chiudevi tutto con i vari badge. 

In tutto ciò non vedi nessun altro : fai il tuo programma da solo. Mi sono sempre chiesto:  quelle quattro persone che lavoravano con me, dove sono finite? Hanno perso il lavoro. Ecco dove sono: a casa.

  •  Cosa ti spaventa di più?

L’ignoranza, la mancanza di gusto, la superficialità. E la logica dei like: guadagnare qualcosa dopo 400.000 like è pericoloso, perché vuol dire che la fuffa, oltre ad essere cliccata, viene pure premiata economicamente.  Un mio amico Roberto Freak Antoni, il leader degli Skiantos, diceva provocatoriamente:  “Mangiate merda: 2000 miliardi di mosche non possono aver torto!” La logica dei click  e dei numeri fa sì che Gangnam Style, il  celebre pezzo del rapper coreano, abbia raggiunto tre miliardi di views, mentre il miglior brano di  Fabrizio De Andrè non arriva  a 70.000. Domani su chi investiranno quei pochi discografici rimasti? Siam stati catapultati in un mondo nuovo, senza alcuna  preparazione Il rischio è lo scadimento della qualità, ovunque.

Io vedo con tristezza influencer che fanno milioni di like parlando di vestiti  tatuaggi  e stupidaggini varie, vendendo acque minerali “griffate”. Molti giovani li seguono. Io non penso che adottando questi criteri, favoriamo la qualità e  la cultura. E nemmeno il progresso. In questo senso si fa molto poco: il neoliberismo in atto ormai da metà anni 80, insieme alla tecnologia, può creare una miscela esplosiva a favore del rimbambimento collettivo. Perché? Perché la technè non ha anima e la logica degli algoritmi si muove secondo uno standard preciso.  Se  “funziona” questo, promuovilo e premialo. Altrimenti ignoralo. Passami un esempio: sodomizzazione e Shakespeare. Chi  sarà cliccato di più? Dunque cosa vedremo a teatro domani?  Torniamo ad essere liberi,  piuttosto. E’ necessario che  ognuno possa sviluppare liberamente  la propria identità. Ognuno deve poter pensare con la propria testa.

Se deleghiamo ad un algoritmo il futuro della nostra vita, io non sono tranquillo. D’istinto mi vien voglia di ribellarmi. 

Ti faccio un altro esempio, io ascolto di tutto, ma amo la musica anni ’70. Il prog-rock e il garage. Cercando su Youtube l’algoritmo mi proporrà diversi gruppi legati a quel genere che io già conosco. Ebbene per me la vita è esattamente il contrario: dato che io ascolto una cosa, vorrei che qualcuno me ne facesse sentire un ‘altra, mi proponesse nuovi generi e nuovi ritmi, perché “i miei” già li conosco. Ecco uno dei tanti pericoli. Il fatto che ci chiuderemo in tanti bozzoli, fatti  di specializzazione individuale, tutti verremo favoriti nei nostri gusti, ma per quanto possa sembrare strano,  questo significa limitare la nostra libertà. Secondo me non abbiamo ancora analizzato tutte le magagne insite in questa “way of life”.  Quello che sta accadendo con il covid  ne è una metafora. 

Zap ai tempi di “Così parlò Zap Mangusta” su Rai Radio 2 2009/2013
  • Ad esempio?

Dobbiamo stare a casa e smettere di lavorare  per tutelarci, ma dovrebbero esserci dei ristori adeguati sennò la gente non lo farà  perché tra  morire di covid o di fame, la fine è uguale. Se i ristori  fanno da contraltare, allora tutto funzionerà, se non ci saranno , ci sarà qualcuno che disubbidirà alle regole. Con la grande trasformazione tecnologica che abbiamo vissuto negli ultimi 25 anni è un po’  la stessa cosa: se alla facilitazione del metodo non verranno associati strumenti capaci di far evolvere il fruitore medio  c’è il rischio di un imbarbarimento del pensiero e dell’aumento della futilità.

Io vedo e sento  tanti argomenti idioti  sul web e anche il linguaggio serrato dei social lo facilita. Ok ad essere sintetici,  ma attenzione:  avere una capacità di concentrazione ridotta significa che nessun argomento può essere approfondito in maniera adeguata. Ma come faccio a farlo se non mi dai il tempo per svilupparlo? Per questo molti ricorrono agli aforismi e alle frasi fatte : io ne leggo a bizzeffe online, si  cerca di più l’aforisma che il concetto che ti costringe a riflettere. Ma  questo è un rischio, perché domani viaggeremo per luoghi comuni contrassegnati da frasi ad effetto. Poco applicabili nella realtà.

Anche Nietzsche si esprimeva per aforismi ma  bisogna sottolineare che dietro c’erano delle strutture di linguaggio e di pensiero molto complesse e articolate

A furia di semplificare insomma si rischia il “ semplicismo”.   Io sono stato tra i primi a celebrare l’avvento tecnologico in vista di nuove prospettive. Ma ora si tratta di aggiustare il tiro. Ricordo che si parlava di un giornale personalizzato, composto dalle firme dei giornalisti dei vari giornali  che piacevano ad ognuno: questo era il sogno del ’92, ma non è avvenuto. I giornali stampati sono quasi falliti, sopravvivono con gli aiuti statali . E’ già in atto uno sviluppo dell’informazione online, però ci sono delle fasi di passaggio che sono lunghe e che nessuno all’epoca poteva prevedere. Ma mentre si passa da una rivoluzione ad un’altra, cosa accade?  Come cambia il lavoro dei giornalisti? E il loro stipendio? Come vengono aiutate le persone?  Come vengono date le notizie? Ci siamo attrezzati per  tutte queste novità? 

No, non ci siamo attrezzati, stiamo andando a tentoni: abbiamo un piede nel futuro e uno nel passato. Io  sono un appassionato di musica, pensa che negli anni ’80  i grandi manager dicevano che il cd avrebbe soppiantato il vinile, l’mp3 avrebbe soppianto il cd. E invece?  Invece il vinile  sta ritornando alla grande,  perché la compressione dell’mp3 taglia le frequenze che un vinile conserva. Con questo voglio dire che non sempre il progresso porta migliorie, porta facilitazioni economiche ma, io che lavoro anche come regista, noto che la pellicola non è la stessa cosa del digitale,  la pellicola è migliore , ma costa molto di più così come il suono del vinile è migliore di quello dell’mp3, ma costa di più.

  •   Qual è il ruolo della filosofia nella nostra società?

La filosofia è fondamentale perché aiuta a mantenere vive le connessioni.  Che non sono solo quelle del web, ma anche quelle del cervello. Oggi più che mai dobbiamo mettere le cose in relazione. Capire che avere una taglia unica è piu comodo per le aziende tessili, ma ci costringe a diete ingrassanti  o dimagranti. La filosofia consente di farlo. Oggi dobbiamo capire che tutto è collegato e io mi domando: nei posti che contano, mettiamo veramente delle persone competenti, come auspicava Popper? Ci vuole una patente per guidare un’auto, beh,  per guidare le persone e lavorare nei media ci vuole competenza. Bisogna  aver facilità di pensiero,   occorre conoscere la filosofia e non basta il master rapido di marketing preso a Londra o negli Usa.  Io vedo tanta incompetenza in giro, in politica come in altri settori la classe dirigente è più scadente di una volta. Questo a prescindere dall’emergenza covid,  gestirla sarebbe stato difficile anche per Mosè, ma  non possiamo far finta di non vedere  i partiti, i movimenti, i  leader che martedì dicono una cosa , mercoledì un’altra e giovedì non fanno nessuna delle due.

Grillo due anni fa diceva: “Dove vogliamo finire con Draghi?” Ma dopo due anni ha detto che Draghi  è un “grillino”. La  Lega ha detto  “Mai in Europa” e  ora  è in Europa,  il Pd ha detto  mai con il M5S e poi  è andato al governo  con lui: ma in che razza di momento storico stiamo vivendo? Come possono sperare i partiti di riacquistare credibilità?  Va bene il crollo delle ideologie, ma il crollo delle idee no, dietro un’idea c’è una convinzione che deve essere  alla base di un programma…

E’ chiaro che navigando a vista non c’è programma, non ci sono convinzioni, non ci sono idee ma solo numeri e percentuali. Dò un consiglio: non sapete cosa far fare a vostro figlio? Iscrivetelo a Statistica!

Qui dobbiamo rivedere dal punto di vista filosofico, molte delle nostre convinzioni.Prima, ad esempio, ritenevamo di essere quasi immortali e se moriva un paziente in ospedale si credeva che  fosse un affronto e si denunciavano  i medici, dato che si credeva che la scienza fosse onnipotente, ma ora abbiamo finalmente  capito che non è così. Qui, come direbbe Nietzsche, bisogna “trasmutare” i valori, dato che ormai non sono più quelli di una volta: io ho visto università innovative che dovevano offrire un futuro diverso ai giovani :  ma non l’hanno fatto,Perché? Perché ci  vanno sempre gli stessi nei posti direttivi e ci vanno più che altro  per motivi politici. O per raccomandazioni.  Non per meritocrazia.

Zap ai tempi di “Così parlò Zap Mangusta” su Rai Radio 2 2009/2013
  •  Qualche esempio?

Una volta tenevo un master a studenti universitari  che volevano diventare registi, attori, autori: feci ascoltare la trasmissione radiofonica delle “Interviste Impossibili” con Carmelo Bene e Italo Calvino, Carmelo faceva l’uomo di Neanderthal e Italo Calvino faceva Dio. L’ uomo delle caverne chiedeva a Dio:  “Perché mi hai messo quaggiù senza darmi tutte le risposte che mi servono?” , Calvino/Dio  cercava di rispondere. Quando ho messo la cassetta del programma si è alzata una studentessa dicendomi: “Okay prof, ma chi sono ‘sto Calvino e Carlo Bene?” Io ho guardato gli altri studenti  pensando che avrebbero sorriso e l’avrebbero rampognata e invece no, non lo sapeva nessuno. Qualcuno scambiò  Calvino per il religioso protestante, per non parlare di Carmelo Bene. E allora io dissi: “Scusate ma voi che volete far radio, tv, teatro che diavolo di  programmi ascoltate?”. Non dico ciò che venne fuori: idiozie e becerate,  così dissi: “ Beh, io il lavoro ce l’ho ma voi, se continuate così…” 

Mi ricordo che mentre andavo via si avvicinò una ragazza del corso e mi disse: “Prof, non se la prenda noi siamo tutti figli di Maria”- e io ironicamente dissi – “ ….De Filippi immagino”– e lei  -“Sì, certo: non studiamo tanto perché sappiamo che nella vita ciò  che serve è conoscere le persone giuste per entrare nei posti giusti.” Purtroppo non aveva torto.  Che sta succedendo intorno? Se diamo la possibilità a programmi che fanno “studiare” in diretta e diventare, in un anno, cantanti, ballerine, attori come possiamo poi  pretendere che domani, in giro ci siano  artisti adeguatamente preparati? Nessuno  più vuole fare quattro anni di accademia o dieci di conservatorio senza mai esibirsi in pubblico: nessuno vuole affrontare questi studi seri e rigorosi se c’è la possibilità di fare un talent o un reality e diventare subito famosi in poco tempo. E’ diseducativo. Stiamo creando dei modelli di riferimento preoccupanti. Ce ne accorgeremo.  

  • Ma come si fa a rendere la filosofia accessibile a tutti?

La filosofia è vita. Io la contamino: mescolo la filosofia al rock, all’arte, al cinema, allo sport  e a tanto altro,  perché la filosofia serve a farci vivere meglio. Inutile utilizzare un linguaggio criptico che serve solo ai docenti che lo usano come mezzo di potere, di supremazia intellettuale. E’ vero che la filosofia vuole precisione e che la terminologia è importante però, attenzione: il lavoro che deve fare un filosofo o un professore di filosofia è quello di “ tradurre”, di rendere semplici dei concetti che non lo  sono senza,  far sentire il peso della propria conoscenza.

  • Qualche paura per il futuro che ci attende?

Paura no. Disappunto sì. Mi spiace che non sfruttiamo le enormi possibilità che abbiamo. Non  abbiamo ancora trovato un equilibrio, purtroppo: in tutti i campi. Questo è momento entusiasmante perché siamo in mezzo al guado tra nuovo mondo e solide tradizioni :  c’è qualcuno che resta impantanato, altri che cercano comunque  di andare avanti, qualcuno si interroga lucidamente  e qualcun altro invece fa finta di aver capito ogni cosa. Dove ci porterà  tutto questo? 

Non lo so, spero che non ci siano uomini soli al comando.  E che si capisca che il progresso ha senso quando ci regala un mondo migliore. Altrimenti è meglio fermarsi e riflettere. Ad esempio mi  fa sorridere quello che è successo ultimamente in politica: è arrivato il professore autorevole e quasi tutti  i partiti politici sono stati messi tutti dietro alla lavagna. Con le orecchie d’asino.  Speriamo che questa Grande Coalizione ci tiri fuori dal pantano. Poi si vedrà.  Il futuro? I segnali sono contraddittori se non paradossali dato che tutti dicono tutto e  il contrario di tutto. Mi piacerebbe sapere  un giorno, cosa votare . Al momento non so più come stupirmi : attendo qualche altra novità. Che nel nostro paese non mancano mai. Una volta mi chiesero:” Zap oltre la filosofia, ami la fantascienza?” E io risposi: “No, grazie vivo in Italia: La fantascienza da noi è all’ordine del giorno”.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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