Connect with us

Cronaca

Liberato dopo 1138 giorni lo scrittore Altan ma i problemi della Turchia restano

Ahmet Altan è stato liberato lo giovedì scorso. Finalmente una buona notizia, ma la strada per le libertà in Turchia è ancora lunga.

Published

on

Non so come sono uscito. Ero seduto (in prigione) e, all’improvviso, mi è stato detto che stasera sarei stato liberato. Ho appena rivisto i miei bambini. Ora passerò un po’ di tempo con loro.

1138 giorni. Tanto è durata l’ingiusta detenzione del noto scrittore e giornalista turco Ahmet Altan, personaggio simbolo della lotta alla repressione del regime del Presidente Recep Tayyip Erdogan.


Il fondatore del quotidiano di opposizione “Taraf”, come tanti altri intellettuali e critici del governo, viene arrestato dopo il controverso e fallito golpe del 15 luglio del 2016. Altan, a seguito di un processo farsa, è condannato all’ergastolo per aver tentato di sovvertire l’ordine costituzione e per aver diffuso “messaggi subliminali” alla vigilia del colpo di stato. Accusato di averlo fatto in diretta televisiva su uno dei canali affiliati al movimento di Fethullah Gulen, da sempre considerato da il vero responsabile del golpe dal satrapo turco.

La condanna


Dopo numerosi ricorsi e contrastanti decisioni di tribunali minori, Corte di Cassazioni e Corte Costituzionale, ad Altan viene inflitta la pena di dieci anni e sei mesi di reclusione per aver supportato l’organizzazione terroristica responsabile dei fatti del 15 luglio. Tuttavia, a fine 2019, il suo legale Figen Calikus presenta ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo che mercoledì 14 aprile ha finalmente accolto le richieste di Altan. Vincolando ,così, la Cassazione a disporre l’immediato rilascio.


La Corte di Strasburgo ha stabilito che la detenzione di Altan viola i principi della Convenzione su libertà di espressione, sicurezza ed equo processo e, in più, a condannato la Turchia a risarcire lo scrittore per una somma pari a 16.000 euro. Nacho Sanchez Amor, rapporteur del Parlamento Europeo in Turchia, soddisfatto per la decisione della Cassazione, ha invocato il ritiro di ogni altra accusa pendente su Altan e ha auspicato che l’applicazione delle sentenze della CEDU contro la Turchia diventi una costante, non un unicum, come in tal caso.

Il problema della mancata tutela dei diritti


La vicenda di Altan è sintomo di una timida inversione di marcia di Erdogan sul tema dei diritti civili mirata a ricercare una distensione dei rapporti con Bruxelles e Washington. Recentemente ancora più tesi per la vicenda del “Sofagate” e per tutte le polemiche che ne sono scaturite. Nello scorso summit di Ankara, infatti, i leader europei hanno ancora una volta condannato le violazioni di diritti politici, civili e sociali perpetrate dal leader del AKP.


L’arbitraria detenzione di oppositori politici, in particolare degli attivisti del movimento Hizmet e del Partito Popolare Democratico-Hdp, il ritiro dalla Convenzione di Istanbul sui diritti delle donne, il respingimento dei rifugiati siriani e la questione curda sono dossier su cui l’Europa non può rimanere indifferente, soprattutto se concernono un partner strategico così importante nel crocevia del Mediterraneo.


Anche la nuova amministrazione Biden si è mostrata piuttosto diffidente verso Erdogan in più occasioni. Solo qualche settimana fa, durante l’ultimo vertice NATO il segretario di Stato Blinken ha fatto espresso preoccupazione per la decisione di Ankara di acquistare missili di difesa aerea dalla Russia. Subito dopo la scarcerazione Altan ha scritto sul suo profilo Twitter che “ questo è un primo passo verso la libertà”. Ma sono tanti, ancora troppi, i prigionieri politici del regime turco in cerca di giustizia.

Il caso Osman Kavala


Clamoroso e meritevole di rilevanza mediatica è anche il caso del filantropo Osman Kavala, soprannominato dai suoi detrattori il “Soros rosso della Turchia”, ancora in carcere in attesa di giudizio. Ora lo accusano spionaggio, ma è già stato prosciolto dalle accuse di essere stato tra gli agitatori delle proteste di Gezi Park del 2013 e tra le menti del colpo di stato del 2016.

La Corte Edu nel 2019 ne ha chiesto l’immediata liberazione, concludendo che la sua carcerazione era dovuta a “motivi politici” e finalizzata a “mettere a tacere i diritti umani”. Il rilascio di Altan testimonia che talvolta la solidarietà internazionale, semplici appelli reti di sensibilizzazione possono condurre a risultati insperati: bisogna continuare su questa strada, con la speranza che la giustizia (quella vera) faccia il suo corso.


©RIPRODUZIONE RISERVATA

Classe ‘99 e studente di Giurisprudenza. Riformista , liberale europeista e garantista. Amo la politica, ancor di più se è americana. “Regole per essere felici: qualcosa da fare, qualcuno da amare qualcosa in cui sperare .” Kant

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending