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SuperLeague: autopsia di una meteora calcistica

L’analisi del golpe calcistico passa da due domande: FIFA e UEFA sono delle sante? Il calcio è davvero ancora dei tifosi?

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Il gioco dei ricchi, l’elitè del football, la privatizzazione del calcio. L’abbiamo sentita chiamare in ogni modo possibile, quasi come fosse durata anni e non quarantotto ore: stiamo parlando, ovviamente, della Super League. 

Essendo il primo tema affrontato da ogni telegiornale, trasmissione, social e conversazione esistente, l’unico modo per capirne meglio qualcosa è smentendo le centinaia di commenti superficiali fatti sul tema: il calcio è uno dei business più ricchi e noti del pianeta, nulla è semplice. 

Autopsia della Superlega 

Domenica 18 aprile, a tarda sera, le voci su una possibile coalizione di big europee si sono fatte sempre più concrete fino al primo comunicato ufficiale della Juventus che ufficializzava ciò che tutti temevano o di cui erano affascinati, dove una cosa non esclude l’altra: la nascita ufficiale della “Super League”. 

La “sporca dozzina”, così l’ha definita Ceferin (presidente UEFA), comprende le società ribelli che hanno dato vita al primo vero golpe calcistico della storia: Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid per la Spagna, Juventus, Milan, Inter per l’Italia, Arsenal, Manchester City, Manchester United, Liverpool, Chelsea, Tottenham per l’Inghilterra. Grandi esclusi Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Psg.

I contatti per la creazione di questa competizione andavano avanti da mesi e, considerato il fatto che parliamo di società/imperi, è corretto pensare che la rivoluzione non fosse poi così azzardata. 

Il motivo principale che si cela dietro il progetto è uno solo, e ben poco romantico: i soldi. La pandemia non ha fatto altro che accentuare i problemi economici già spaventosi facendo sì che ogni squadra partecipante avesse un bilancio in rosso di centinaia di milioni di euro. 

D’altro canto, chiunque segua il “dietro le quinte” del calcio, sa da tempo che un cambiamento era più che necessario: FIFA e UEFA trattengono un’enorme quantità di denaro dalle competizioni europee e diversi sondaggi proposti dalle due istituzioni sottolineano il crescente disinteressamento da parte dei giovani al calcio, complice l’organizzazione ormai datata di Champions ed Europa League. 

Le quarantotto ore successive all’annuncio della Superlega sono state un mix di fantascienza, follia e terrore. Nessuno a parte le dirigenze dei rivoltosi ha espresso un quarto di parola favorevole al progetto: FIFA e UEFA hanno tirato fuori l’artiglieria più pesante come da pronostico, ex calciatori e bandiere hanno gridato allo scandalo, i tifosi nei migliori dei casi hanno appeso striscioni e in peggiori lanciato sassi contro i pullman. Non proprio la reazione auspicata. 

Tra i detrattori si è letto di tutto, tra cui teorie molto accreditate che non hanno però un riscontro reale. Smentiamone un po’. 

No, FIFA e UEFA non sono Madre Teresa di Calcutta 

Ergere a modello di sportività, competitività e chiarezza i due colossi del calcio internazionale per opposizione alla Superlega è un errore clamoroso. Non stiamo parlando di Emergency o una qualunque onlus, parliamo di organizzazioni che gestiscono miliardi di euro e investono sì nel calcio ma anche nelle loro tasche. 

Ci sono alcuni episodi emblematici di questo: il leggendario Fair Play Finanziario, i Mondiali in Qatar e la corruzione. 

Il FFP è nato anni fa con l’intento di ridurre il gap da sempre esistente tra le “big” e le società più piccole, imponendo ai club di non spendere sul mercato più di quanto non si guadagni. Inutile dire che è stato un fallimento su ogni fronte: sono state penalizzate duramente società di “seconda fascia” come Stella Rossa e Bursapon, mentre davanti a palesi violazioni delle regole attuate su tutte dal Manchester City la UEFA si è tramutata in cucciolo di panda inchinandosi alla proprietà araba. 

Per quanto concerne i Mondiali in Qatar (trovate un approfondimento qui) c’è poco da aggiungere: 10 anni, migliaia di lavoratori uccisi, continue violazioni dei diritti umani, rapporti spaventosi di Amnesty International. Il tutto alla luce del sole, senza nessuna scusa da parte dei vertici FIFA. O meglio, dichiarazioni in cui si nega ogni cosa quando tutto il resto del mondo sa. 

Sepp Blatter, famigerato ex presidente FIFA, è stato costretto a dimettersi nel 2015 con pesanti accuse di corruzione, sottrazione di denaro (il Times parla di 150 milioni di dollari in 24 anni) e assegnazioni imparziali dei Mondiali in Sudafrica, Russia e Qatar. Un santo. 

No, il calcio non è più dei tifosi da un po’

Questa è probabilmente l’affermazione più in voga del momento: “Fallimento Superlega, il calcio è di nuovo dei tifosi”. 

No, purtroppo la realtà dei fatti ci dice che non è più così da tempo, detto a malincuore da chi è innamorata del romanticismo calcistico. Oggi, 2021, per guardare le partite di calcio servono più o meno cinquecento abbonamenti diversi, su piattaforme diverse, con prezzi diversi e rendimenti diversi, a tratti pessimi (Inter-Cagliari docet). Se pensiamo al giovane ignaro tifoso che vuole vedere dal vivo il proprio idolo lo scenario è questo: se tifi Juve, o fai l’abbonamento da 600 euro a inizio stagione (ovviamente Champions esclusa) o la guardi sul divano, se tifi Inter o Milan puoi trovare un accessibile biglietto nel terzo anello di San Siro dove se non sei un’aquila la palla non la vedi e se viene un terremoto sei finito. Pensiamo invece al padre di famiglia che vuole regalare al figliolo la maglia del suo giocatore preferito: togliendo sponsor, scudetti, etichette e forse anche la maglia stessa non compri nulla a meno di 100 euro, e magari due mesi dopo il giocatore lo vendono anche

Il calcio è dei tifosi”, siamo davvero sicuri? Forse è il calcio dei tifosi con l’attico a Parigi, quello degli arabi col pozzo di petrolio ma no, questo non è il calcio dei tifosi da un po’. 

I giornali aprivano già stamattina la prima pagina con il “Superfallimento” ma, come detto, il discorso è ben più ampio.  Si può essere pro o contro, si può chiamare in causa la meritocrazia o gli aspetti finanziari, ma non tiriamo in ballo per l’ennesima volta Davide contro Golia, dove il mostro sono i soldi e l’eroe i tifosi. Purtroppo, nel cacio non vince Davide da parecchio tempo. 

Con questi ritmi economici, una rivoluzione calcistica è molto più che necessaria. Questa è morta ancor prima di nascere, non ci resta che aspettare la prossima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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