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Cultura

Crypto–art: il futuro dell’arte è digitale

Durante la crisi pandemica da Covid-19 è esploso un nuovo fenomeno artistico: la Crypto-Art. L’arte parla il linguaggio attuale, è il riflesso della società. Il linguaggio attuale è il digitale.

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Il mondo dell’arte sta vivendo, come molti altri business, una gravissima crisi che la pandemia non ha fatto che aggravare. Con la chiusura dei musei e la difficoltà ad esporre, questo sta rendendo la vita degli artisti e delle gallerie davvero difficile.

Ma da ogni crisi nascono anche delle nuove possibilità. Durante la crisi pandemica da Covid-19 è esploso un nuovo fenomeno artistico: la Crypto-Art. L’arte parla il linguaggio attuale, è il riflesso della società. Il linguaggio attuale è il digitale.

Attraverso la blockchain e i cosiddetti NFT (non fungibile token) si riesce ad attestare la proprietà unica di un’opera digitale e a certificarne l’autenticità.

Ma come fa un’immagine digitale che può essere riprodotta e copiata infinite volte avere un valore?

Cos’è la crypto art?

“First Supper”, a group of thirteen different crypto artists

Malgrado manchi una definizione univoca, la crypto art identifica arte digitale, sia che parta da un oggetto tangibile o che sia nativa del digitale, legata alla blockchain. 

Il potenziale di questo nuovo genere consiste proprio nel dare a un’immagine virtuale la dignità di opera d’arte, resa unica, eterna e collezionabile tramite l’associazione a un token che ne prova provenienza, rarità e proprietà.

Quando acquista un’opera di crypto art, il collezionista ripone nel proprio portafoglio digitale proprio il codice ad essa associato, non l’opera in sé. Anche se ultimamente piattaforme come InfiNFT ospitano su blockchain anche immagini, addirittura in 3D, preludendo a una nuova frontiera. 

Come funziona?

Nyan cat, Chris Torres

In poche parole il token, che è una sorta di gettone digitale salvato su una rete blockchain, dimostra inequivocabilmente come il possessore dello stesso sia anche la persona che possiede l’opera digitale a esso collegata. A differenza dei token di una criptovaluta, tra loro identici, quelli legati alla crypto art sono solitamente NFT, non-fungible token, codici crittografici non intercambiabili in grado di rappresentare un bene unico, determinandone il valore commerciale. 

Di fronte all’infinita riproducibilità dei contenuti digitali, gli NFT equivalgono alla firma d’artista, certificato di provenienza custodito eternamente nel registro decentralizzato della blockchain. L’artista può dunque creare una serie di opere digitali visivamente identiche – l’equivalente di opere d’arte in edizioni o stampe a tiratura limitata e amministrarle come entità distinte.

Questo colloca la crypto art nel crescente mercato dei crypto collectible, immagini e altri asset digitali collezionabili tramite l’acquisto dei relativi token.

Il boom della Crypto Art

Si tratta ormai di un vero e proprio boom per la Crypto art, dopo che qualche mese la famosa casa d’aste londinese di Christie’s ha battuto un’opera digitale dell’artista Beeple – certificata attraverso NFT – per ben 69 milioni di dollari.

EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS, Beeple

Ma prima Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, aveva messo all’asta con lo stesso sistema il suo primo tweet, venduto poi a 2,5 milioni di dollari. Il 19 febbraio invece una gif di Nyan Cat del celebre artista digitale Chris Torres, raffigurante un gattino con il corpo a forma di biscotto, è stata venduta per 545.000 dollari.

Cifre assolutamente impensabili per moltissimi artisti viventi, ma difficilmente raggiungibili anche per mostri sacri della pittura. Nel 2014 Ninfee di Monet è stata venduta per 54 milioni di dollari, ben 13 in meno rispetto al collage digitale di Beeple.

Molti iniziano a parlare di una bolla speculativa intorno alla Crypto art. Sicuramente un po’ di speculazione c’è, ma con gli NFT non si può ragionare in maniera troppo semplicistica e riduttiva. Moltissimi artisti hanno intravisto in questi token un nuovo potente mezzo a disposizione, sia dal lato creativo – grazie alle possibilità tecnologiche che permettono di realizzare – sia dal lato economico – per la creazione di nuovi paradigmi di vendita e diffusione.

Il futuro dell’arte è digitale

MORI Museum, Tokyo

Stiamo vivendo una rivoluzione artistica, tutto si sta evolvendo. Ad esempio in Giappone esiste già un museo digitale, MORI. Aperto nel 2018, la sua strategia è quella di creare delle esperienze immersive “borderless”, cioè spazi senza confini nelle quali il meglio della digital art viene raccolta e illustrata in tutto il suo splendore.

Le opere d’arte non sono divise come siamo abituati ma si espandono e si fondono nelle sale e nei corridoi, le persone possono anche interagire cambiando il flusso e l’ordine delle opere.

Si sta aprendo un nuovo mercato artistico e un nuovo modo di collezionare arte. L’arte si sta spogliando del proprio peso diventando virtuale. Questa nuova rivoluzione cambierà per sempre l’idea di concepire l’arte e il possesso dei beni artistici.

Dal punto di vista culturale, la crypto art rappresenta essenzialmente una manifestazione del vivere attuale. Anche il mondo del gaming è sempre più collegato a quello dell’arte crypto, genere all’intersezione tra creazione artistica e interazione digitale. Questa corrente, pur restando inclusiva, riflette lo spirito delle nuove generazioni che andranno a plasmare il nostro domani.

L’arte del futuro è presente ed è la crypto art.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Siracusa il 23/08/1999. Attualmente sono iscritta alla facoltà di Economia a Padova. Non ho molto da dire su di me, mi interesso a moltissime cose, mi piace scrivere ed informarmi. Sono molto contenta di collaborare con i ragazzi de "la Politica del Popolo", spero davvero che questa esperienza possa migliorare me e le persone che seguono questo blog.

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