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Ebrima Darboe: dal viaggio incubo nel Mediterraneo all’esordio con lo United

La storia della giovanissima promessa della Roma, Ebrima Darboe, che a soli 19 anni ha affrontato sofferenze molto più grandi della sua età.

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Il calcio, più di ogni altro sport, sforna costantemente storie travolgenti di calciatori e calciatrici che dal nulla, con il solo talento nascosto nei piedi e la costanza nell’animo, sono arrivati a possedere tutto. 

Tra qualche mese, probabilmente, avremo l’ennesima conferma di ciò: Josè Mourinho, futuro allenatore della Roma, si troverà davanti Ebrima Darboe, giovane promettente che ha esordito in semifinale di Europa League contro lo United e che per inseguire il suo sogno ha affrontato quell’incubo umanitario che è oggi il Mar Mediterraneo. 

La storia di Ebrima 

Ebrima Darboe, detto Ibra, nasce a Serekunda, in Gambia, il 6 giugno 2001. Cresce orfano di padre in un contesto difficile che lascia ai suoi bambini nient’altro che sogni. Ebrima inizia a sognare molto giovane grazie ad un pallone, che sin da piccolo ha costantemente tra i piedi: 

“Avevo questo sogno fin da piccolo, in Africa è difficile giocare a grandi livelli senza un aiuto. C’era un mio amico fraterno lì in Gambia che mi diceva sempre che sono troppo forte e di parlare con i miei genitori per farmi portare in Europa per arrivare al top. I miei mi hanno dato una mano, ma non avevo possibilità di avere il visto”

La giovane promessa non vedeva ostacoli davanti alla realizzazione del suo obiettivo e così ha intrapreso la strada più dura e dolorosa, ma anche l’unica possibile. 

A soli 14 anni Ebrima è fuggito dal Gambia con due amici, attraversando diversi paesi africani per giungere in Libia. Da lì è iniziato il viaggio sul barcone che gli ha lasciato cicatrici ma che soprattutto gli ha donato un futuro. 

L’arrivo in Italia 

Il suo viaggio della speranza si è concluso sulle coste siciliane, sei mesi dopo la sua partenza,  dove Ebrima e i suoi amici sono stati inclusi nel progetto SPRAS (sistema di protezione per i richiedenti asilo) in quanto minorenni non accompagnati, e grazie ad esso è arrivato a Rieti, dove è stato affidato ad una assistente sociale e accolto in una casa-famiglia. 

In questa città iniziò subito a giocare per gli amatori dello Young Rieti i quali ogni anno partecipano alla Scopigno Cup, insieme ad altre squadre giovanili professionistiche. Proprio in questa occasione Ebrima conobbe Miriam Peruzzi che in poco tempo cambiò la sua vita per sempre. 

La Roma 

Un conoscente di Darboe, prima del torneo di Scopigno, lo avverte della presenza di questa “cercatrice di talenti”, al secolo talent scout, pronta a individuare le gemme preziose della coppa e portarle nel grande calcio. Il giovane giocatore capisce di non poter perdersi un’occasione del genere e ancor prima della partita va da Miriam Peruzzi e si presenta. La talent scout vide un ragazzo giovanissimo di neanche 50 chili volenteroso di farsi notare ad ogni costo, senza neppur giocare. 

“Io – dice Miriam Peruzzi- ho pensato alle difficoltà che ho avuto a farmi accettare in un mondo maschilista come il calcio. Però c’è stato anche chi mi ha dato una mano e ho pensato che dovevo dare una possibilità a Ibra.”

La Peruzzi, salvatrice di Ebrima, dopo qualche giocata del ragazzo si convince che il suo talento deve brillare in un contesto idoneo e decide di portarlo con sè. Racconta così il primo provino alla Roma:

«Parlava poche parole di italiano, ma Ibra ha un’intelligenza non comune. Si è messo in fondo alla fila, così vedeva cosa facevano gli altri. E poi lo ripeteva meglio». 

La squadra giallorossa si innamora del giovane talento e lo inserisce sin da subito nella Primavera, seppur la giovane età del ragazzo non gli permetteva ancora di firmare un contratto professionistico. 

Oggi, Ebrima Darboe ha esordito con la maglia della Roma in semifinale di Europa League contro il Manchester United e, nonostante la sconfitta, si è commosso davanti al microfoni ricordando la sua storia e gli ostacoli che ha dovuto superare per coronare il suo sogno. 

Darboe guadagna attualmente 50mila euro l’anno, di cui una cospicua parte viene costantemente inviata in Gambia, a mamma e sorelle, a dimostranza del fatto che non importa quanto sia duro il cammino quando il risultato è così limpido e cristallino.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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