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Economia

Il crollo del Bitcoin ha un nome ed una faccia: Elon Musk

Elon Musk affossa il bitcoin: il patron di Tesla fa infatti retromarcia sulla criptovaluta e questa crolla del 26% scendendo da 51.000 ad un minimo di 36.045 euro nell’ultima settimana.

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Su Twitter il padron di Tesla ha mostrato preoccupazione per l’utilizzo di fonti fossili nella produzione del bitcoin, annunciando che il gruppo non lo accetterà più come forma di pagamento delle auto del marchio, preferendo eventuali altre criptovalute che generano minore inquinamento.

Musk, che era stato tra coloro che avevano promosso l’utilizzo della moneta virtuale tanto da annunciare che le sue auto si potevano acquistare anche con i bitcoin, ha però precisato che non venderà le criptovalute in proprio possesso. Del resto – secondo gli ultimi dati – ne avrebbe acquistati 1,5 miliardi di dollari, nella convinzione espressa nero su bianco contro i metodi di pagamento tradizionali che – aveva detto – “danno interessi negativi: solo uno sciocco non guarderebbe altrove”.

Una scelta ambientale

La conversione ad U è stata spiegata con una scelta ambientale. “Siamo preoccupati per il rapido aumento dell’uso di combustibili fossili per l’estrazione e le transazioni di bitcoin, in particolare di carbone, che ha le peggiori emissioni di qualsiasi combustibile”, ha scritto Musk. “La criptovaluta è una buona idea a molti livelli e crediamo che abbia un futuro promettente, ma questo non può avere un grande costo per l’ambiente”, ha aggiunto l’ad di Tesla, da sempre sponsor della moneta virtuale. Il processo di generazione dei bitcoin prevede la risoluzione di calcoli estremamente complessi che richiedono computer molto potenti e processori ad alte prestazioni.

Il ‘mining’ del bitcoin, letteralmente l’estrazione della criptovaluta, richiede dunque l’utilizzo di una sorta di supercomputer, equipaggiati con decine di processori, e che richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti e avidi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine. Secondo un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, l’elaborazione a livello mondiale della moneta consuma una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno dell’intera Argentina.

La caduta del bitcoin

La brusca caduta che poi si è attestata ad un calo dell’8% è del resto considerata da sempre un investimento a rischio. Proprio recentemente Consob e Banca d’Italia hanno richiamato l’attenzione, in particolare quella dei piccoli risparmiatori, sugli elevati rischi connessi con l’operativita’ in cripto-attivita’ (crypto-asset) che possono comportare la perdita integrale delle somme di denaro utilizzate. Il richiamo, che fa seguito ad analoghe iniziative gia’ prese in passato, si legge in una nota “si rende opportuno in attesa che venga definito un quadro regolamentare unitario in ambito europeo”.

Il calo del bitcoin ha travolto a Wall Street anche altre valute virtuali, ad esempio il Dogecoin che è arrivato a perdere il 15% dopo il voltafaccia di Elon Musk sull’uso delle criptovalute. La moneta virtuale il cui logo si rifà ad un meme di internet che rappresenta un cane Shiba Inu si è deprezzata fino a toccare i 40 centesimi a moneta. L’ultima uscita di Musk ha posto l’attenzione sui costi energetici. Ma non tutte le valute virtuali hanno costi ambientali. Alcune anzi hanno iniziato proprio a rivendicare il proprio impegno green e sociale. E’ il caso di SolarCoin, lanciata per premiare la produzione di energia solare, o di CureCoin è un’altra cripto-valuta che si basa su tecnologia blockchain, progettata per sostenere la ricerca scientifica sul cancro, sull’Alzheimer, sul Covid, e su altre patologie.

Bitcoin, come funziona l’estrazione

Il processo di generazione dei bitcoin prevede la risoluzione di calcoli estremamente complessi che richiedono computer molto potenti e processori ad alte prestazioni. Il ‘mining’ del bitcoin, letteralmente l’estrazione della criptovaluta, richiede dunque l’utilizzo di una sorta di supercomputer, equipaggiati con decine di processori, e che richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti e avidi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine. Secondo un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, l’elaborazione a livello mondiale della moneta consuma una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno dell’intera Argentina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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