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Immobile vs Cairo: l’ennesima polemica social di cui non avevamo bisogno

Theo Hernandez, Brozovic, Cairo e Immobile: dopo anni di social, è ora di iniziare a capire che anche sui social le nostre azioni hanno conseguenze.

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Che i social siano oggi uno strumento fondamentale per la quotidianità è universalmente noto ma, grazie anche all’esponenziale aumento nell’uso di questi, siamo sempre più consapevoli delle conseguenze e possibili rischi derivanti da un utilizzo non canonico di essi. 

Nonostante all’apparenza il web e le sue declinazioni sembrino sinonimo di volatilità e immediatezza, la realtà dei fatti è che ciò che scriviamo, anche se lo cancelliamo, rimane pressoché ovunque e, se si ha un ampio seguito, almeno qualche decina di persone dopo pochi secondi lo hanno già visto, salvato, condiviso e diffuso. 

Negli ultimi mesi nel mondo del calcio siamo stati spettatori di gossip e polemiche imbarazzanti nate da sfoghi dei protagonisti sui social, rimasti sempre, incredibilmente, impuniti. 

Immobile contro Urbano Cairo 

L’ultimo infelice capitolo di questa saga ha luogo martedì 18 maggio 2021, dopo la partita Lazio-Torino, valevole come recupero della 25’ giornata di campionato, all’epoca dei fatti rinviata per Covid. La partita aveva come spettatore speciale il Benevento, che per tutti i 90 minuti auspicava una vittoria della Lazio poichè, in caso di sconfitta o pareggio, i campani sarebbero matematicamente retrocessi in Serie B. 

La partita si è conclusa 0-0 e la squadra di Simone Inzaghi ha così condannato quella del fratello Filippo. A parte qualche possibile gelo nella famiglia Inzaghi e una diffusa amarezza tra i campani, il post partita non avrebbe dovuto regalare particolari colpi di scena. Così, ovviamente, non è stato. 

A mezzanotte Ciro Immobile, attaccante e trascinatore della Lazio, pubblica questo lungo sfogo sul suo profilo Instagram:  

[…]Al termine della partita di questa sera il Presidente del Torino Urbano Cairo mi ha raggiunto all’ingresso dello spogliatoio della Lazio iniziando ad offendermi, accusandomi di aver giocato la partita con “il sangue agli occhi”, e altre cose riguardanti anche la gara d’andata di questo campionato contro il Torino, arrivando perfino a dirmi che ho giocato quella gara positivo al COVID. Non smetterò mai di ringraziare il Presidente Cairo per avermi dato la possibilità di consacrarmi nel Torino come calciatore, ma non posso sorvolare su un episodio che oltrepassa la dimensione calcistica. Tutti sanno chi è Ciro Immobile; un calciatore, sì, ma soprattutto un uomo rispettoso delle regole e dei principi della lealtà. Non posso tollerare ingiurie ed infamie che diffamino, senza alcun valido motivo, la mia persona”.

La replica del patron del Torino, come volevasi dimostrare, non si è fatta attendere. È bene ricordare che oltre alla società sportiva, Urbano Cairo è a capo di Cairo Communication e RCS MediaGroup, il più importante gruppo editoriale italiano che possiede tra i quotidiani e i settimanali più letti d’Italia, tra cui La Gazzetta dello Sport, Il Corriere della Sera, Sportweek, Io Donna, Novella 2000 (venduta nel 2013) e altre. 

Cairo scrive, sempre sui suoi canali social, in sintesi questo: 

“Anch’io so chi è Ciro Immobile. Un calciatore che è venuto al Torino dopo un campionato deludente al Genoa per rilanciarsi. Io pensavo che rimanesse volentieri almeno un altro anno e lui, Ciro Immobile, invece ha fatto il diavolo a quattro per andare al Borussia Dortmund. […] Anche lì, Ciro Immobile, non è andato bene e allora mi ha telefonato e mi ha chiesto per favore di tornare al Toro. Io, che gli ero affezionato, l’ho accontentato. Ha fatto un girone di ritorno non molto brillante, ma io che, ci tenevo molto a lui, lo avrei voluto riscattare comunque. Ma lui, Ciro Immobile, questa volta non mi ha chiamato personalmente, ma mi ha fatto dire dal suo procuratore, che per motivi personali non poteva restare a Torino. E allora non l’ho riscattato perché ho capito chi è Ciro Immobile…”.

Già il giorno seguente le polemiche l’imprenditore ha spiegato in toni più “dolci” quanto successo alla testata Adnkronos, sottolineando come

“il fatto che si giochi con il sangue agli occhi va benissimo, fa parte dell’agonismo. Ma non è leale buttarsi per cercare un rigore quando non c’è, questo non si fa”. 

I precedenti social 

Solo negli ultimi mesi, vi sono due episodi lampanti di cosa significhi attuare questi sfoghi social specie pochi minuti dopo il fischio finale della partita, senza aver prima calmato i bollenti spiriti. 

Dopo Milan-Napoli il terzino rossonero Theo Hernandez ha pubblicato, per pochi minuti, una storia Instagram che ritraeva l’arbitro Pasqua accompagnato da emoji che indicavano vomito. Pochi minuti sui social sono bastati a far sapere a tutti l’accaduto e, nonostante per giorni si sia parlato dell’imminente squalifica, il Giudice Sportivo ha preferito non prendere provvedimenti. 

Qualche settimana dopo Brozovic, centrocampista dell’Inter, dopo la partita contro la Juve ha pubblicato un post la cui caption recita: “partita scandalosa” con l’emoji del pagliaccio. Anche in questo caso tante polemiche e minacce ma nessun provvedimento. 

Non avendo mai sportivamente punito questo tipo di esternazioni social, non c’è da stupirsi se un presidente e un calciatore si mettano a discutere su Instagram a colpi di post anche se, a detta loro, hanno un ottimo rapporto (discuterne in privato, ad esempio, no?). Quello che è certo è che i social sono oramai lo sdoppiamento della nostra realtà, non ci sono più tanti nickname ma profili personali, riconducibili a un certo individuo, e di proprietà di quest’ultimo, nel bene e nel male. 

Dunque, lasciare impunita ogni azione “digitale” e squalificare invece per diverse giornate chi osa dire le medesime cose davanti a una telecamera, non è un metro di giudizio così corretto. Ad ogni azione una conseguenza, vale nei social come nella realtà, e dopo anni di pratica almeno questo avremmo dovuto capirlo.  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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