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Cosa ci ha insegnato questa atipica Serie A

Dal silenzio stampa alla tragedia Europa passando per le grandi sorprese: ecco cosa ci ha insegnato questa lunga e densa stagione.

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Si è appena conclusa nel modo più eclatante e sorprendente possibile la Serie A, in una stagione che sarebbe stata atipica in ogni modo considerata la situazione sanitaria che ha sconvolto tutti: squadre, giocatori, tifosi, calendari ed emozioni. 

Gli esiti di questa annata sono stati variopinti: trionfo Inter, meraviglia Atalanta, sorpresa Milan, suicidio Napoli, salvataggio in corner Juve, stupore Sassuolo e Spezia, amarezza Benevento, tragedia Parma, record negativo Crotone. Anche gli allenatori, purtroppo a volte e per fortuna altre, sono stati protagonisti assoluti, dalle eccessive dichiarazioni di Conte a inizio anno alla imbarazzante sfuriata finale di Juric passando per il silenzioso (sotto costrizione) Gattuso.  

In questo lungo anno calcistico, grazie all’ormai di prassi “immergiamoci”, siamo entrati pressoché in ogni campo d’Italia, analizzando da vicino le diverse situazioni. A campionato finito, tiriamo alcune somme.

Il silenzio stampa non è più ammissibile 

Per quanto spiacevoli a volte le interviste possano essere, per quanto difficile sia presentarsi davanti alle telecamere dopo una sonora sconfitta, l’assenteismo non è mai una decisione corretta. Essere protagonisti del mondo del calcio comporta una interminabile lista di diritti ma al tempo stesso di doveri, e presentarsi in conferenza stampa è uno di quelli. 

Il Napoli, per scelta del patron De Laurentiis, ha portato avanti il silenzio stampa più longevo della serie A, da febbraio a maggio 2021 (quasi tutto il girone di ritorno), un po’ per scaramanzia un po’, soprattutto, dopo lo sfogo dell’allenatore azzurro Gattuso in cui lamentava il fatto di non essersi sentito difeso dalla società dopo alcuni attacchi personali.

Il risultato di questa mossa è il gelo tra allenatore e presidente, il disorientamento dei giocatori, il malessere dei tifosi e i tragici risultati sportivi, culminati dal pareggio casalingo col Verona che ha condannato il Napoli all’esclusione dalla Champions. 

“Questa storia del silenzio stampa esiste soltanto in Italia, e unicamente nel calcio italiano: in nessun altro sport è concesso, è inammissibile. Le televisioni pagano per avere i diritti, e nei diritti che pagano c’è anche questo. Una voce, stasera, sarebbe stato importante sentirla, anche per i tifosi.”

fabio caressa

La società fa la differenza, sempre 

Le grandi sorprese, che quasi possono essere definite conferme, di questa stagione sono due: Sassuolo e Atalanta. La squadra bergamasca è oramai la punta di diamante europea del nostro calcio, una assoluta costante (qualificata in Champions per il terzo anno di fila) che ha saputo fare a meno, davanti ad una diffusa incredulità, dei suoi due trascinatori, il Papu Gomez e Ilicic, trovando nello spirito di squadra l’arma vincente per ottenere incredibili risultati. 

Dall’altra parte la società emiliana che da diverse stagioni è stabilmente nel massimo campionato italiano avendo trovato il perfetto equilibrio tra calciatori giovani, investimenti mirati, allenatori con personalità (definitiva consacrazione di De Zerbi) e solidità dirigenziale. 

Questi due casi dimostrano come non sia necessario avere un monte ingaggi stellare per affermarsi a livello nazionale ed europeo, a volte basta sfruttare le risorse che si hanno a disposizione, come un super efficace settore giovanile. 

Non siamo a livello dell’Europa 

Il bilancio europeo delle italiane è stato, per l’ennesima stagione, tragico. L’Inter campione d’Italia fuori dal gironi in Champions (in ultima posizione, quindi neanche Europa League) nonostante la rosa competitiva; la Juve, dopo un ottimo girone, sconfitta malamente agli ottavi contro l’abbordabilissimo Porto; la Lazio eliminata in uno scontro imbarazzante contro l’inavvicinabile Bayern Monaco; il Napoli eliminato ai sedicesimi di Europa League contro il Granada; il Milan battuto dal Manchester United. Più agrodolci i percorsi di Roma e Atalanta, con la prima che è arrivata in semifinale di Europa League e la seconda fermata dal Real in due partite combattute.

Non ci sarebbe tanto da dire se non fosse che questo scenario si ripete, pressoché identico, oramai da troppe stagioni e mai nulla è stato attuato per colmare questo divario. Gli arbitri italiani continuano ad avere un metro di giudizio parecchio diverso da quello europeo e, soprattutto, il tempo di gioco effettivo delle nostre partite è estremamente inferiore agli altri campionati, quello inglese in primis, per via delle centinaia di falli fischiati che frammentano le partite. Le finali europee quest’anno vedono tre squadre inglesi su quattro, coincidenze?

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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