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Cultura

Il Diritto dei Lupi: tra storia, vendetta e amore

Cos’hanno in comune un giovane oratore destinato ad essere ricordato nella storia ovvero Cicerone e un ex veterano al servizio di Crasso? Potete scoprirlo ne “Il diritto dei lupi” di Stefano De Bellis ed Edgardo Fiorillo edito Einaudi.

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“Il rumore della cote sul ferro accarezzava i timpani dello sfregiato e lo aiutava a concentrarsi.”

Inizia così il libro che abbiamo letto questa settimana: Il Diritto dei Lupi di Stefano De Bellis ed Edgardo Fiorillo edito Einaudi. Questo libro di ben, non spaventatevi, 723 pagine oltre a essere il romanzo d’esordio dei due autori si legge abbastanza velocemente e, fidatevi, girerete letteralmente pagina dopo pagina per scoprire come va a finire la storia che i due ci raccontano. Ma, andiamo con ordine…

Un giovane Cicerone, un ex centurione e il più famoso titolare di lupanari romani: cos’hanno in comune?

Ci troviamo a Roma, la sera del 3 gennaio dell’80 a.C. e questo thriller storico si apre con una vera e propria strage che avviene nel lupanare romano “Fodero del gladio” e di cui rimarrà solamente un sopravvissuto ovvero Mezzo Asse, il più famoso titolare di lupanari romani. Nella strage rimane ucciso un mercante di stoffe molto popolare e che in realtà era anche un messaggero segreto del giovane Gneo Pompeo e proprio per questo, l’uomo più ricco di Roma, Marco Licinio Crasso, incarica l’ex centurione Tito Annio Tuscolano, detto Molosso in quanto non molla mai la preda, di ritrovare Mezzo Asse.

La stessa notte della strage nel lupanare in una Roma antica che “come oggi new York o Londra è innanzitutto una capitale del mondo“, un giovane oratore destinato a restare nella storia, Marco Tullio Cicerone viene convocato dalla potente sacerdotessa Cecilia Metella che lo aveva notato per avere duellato senza essere sconfitto contro il più celebre oratore di Roma, Quinto Ortenzio Ortalo. La sacerdotessa ha un compito per lui: difendere un ricco proprietario terriero di Ameria dall’accusa di parricidio. Un’accusa molto pesante così come la condanna: il colpevole veniva cucito in sacco con un cane, un serpente, una gallina e una scimmia, e buttato nel Tevere.

La vicenda diventa abbastanza intrigante anche perché alla fine le due vicende che sembrano distinte riescono a collegarsi e l’intricata matassa pian piano inizia a diramarsi. Abbastanza notevole è anche la ricostruzione del contesto storico fatta dai due autori: quest’ultimo infatti emerge attraverso le vicende dei protagonisti e se vogliamo è un po’ il protagonista dietro le quinte dell’intero romanzo.

Il Dictator Silla da un lato e dall’altro la memoria di uno scontro fratricidio non ancora dimenticato

Strettamente legato ai due fatti paralleli è il contesto storico da cui emerge la figura di Lucio Cornelio Silla, soprannominato il Dictator in quanto dopo aver preso il potere ha emanato delle liste di proscrizione dichiarando fuori legge tutti i nemici politici. Silla infatti instaurò un vero e proprio regno del terrore, offrendo ricompense a chi avesse ucciso i suoi oppositori politici, o facendoli uccidere egli stesso. Fece uccidere ben 2.600 equites alienandoli dei loro beni, ponendoli all’asta a prezzi irrisori, che furono acquistati dai suoi sostenitori.

Oltre alla figura di Silla a cui è legata anche quella del suo liberto Lucio Cornelio Crisogono, emerge in maniera lampante anche la guerra fratricida per la conquista del potere tra Silla e Mario. Guerra che, in modo molto sapiente, gli autori del libro fanno emergere da un punto di vista strettamente umano attraverso le figure degli ex soldati che avevano patteggiato per l’uno o per l’altro. E, nello specifico, questo emerge in una delle scene più toccanti del romanzo dove il centurione Tito Annio Tuscolano e il soldato Astragalo, prima mariani e poi sillani, vengono ospitati da un mariano, Severo, che adesso viveva con i suoi due figli in una piccola casa.

“Io mi sento un assassino, non un soldato: non passa giorno che non mi senta sporco per aver ammazzato altri romani”

Queste le parole pronunciate da Severo e rivolte ai due veterani durante la cena serale dove l’ex soldato e ora contadino aveva condiviso con i suoi ospiti quel poco che aveva e anche la sofferenza per quelle guerra che tutti e tre avevano combattuto anche se in schieramenti diversi.

L’oratoria, la veritas ma anche l’amore e la vendetta

E quindi ricapitoliamo: una storia intrigata, un contesto storico intrigante a cui si vanno ad aggiungere tutta una serie di emozioni e sentimenti che rendono il libro ancora più avvincente. Da un lato abbiamo l’amore di Cicerone per la Veritas, così come aveva appreso dai suoi maestri greci, che però va a scontrarsi con la realtà, con il popolo che accetta per verità quella che l’oratore di turno con più pathos gli prospetta come tale.

Dall’altro lato invece abbiamo l’amore dell’ex centurione Tuscolano per Velia, una donna che proveniva da una famiglia di equestri, vedova del tribuno militare Marcio Murolo Corvo, e che rappresenta a pieno una donna emancipata che, dopo la morte del marito, “aveva scelto di essere padrona di sé stessa“. Quest’ultima inoltre aveva deciso di accogliere in casa sua l’ex centurione amico del marito, “un plebeo di censo, ma nobile d’animo che aveva perso tutto al gioco“. Da questo vero e proprio atto d’amore nascerà non solo l’amore del centurione per la donna ma anche, in seguito e poi capirete anche perché, il suo desiderio di vendetta.

Insomma con questi piccoli spoiler credo di avervi già intrigato abbastanza: non vi resta che andare a comprare questo libro e leggerlo tutto d’un fiato prima che inizi l’estate.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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